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1 Novembre 2017 Mercoledì 00:00
Luca Miti
Sound Corner è un’installazione sonora permanente collocata nello spazio di passaggio tra il foyer della Sala Petrassi e il Teatro Studio Borgna: un angolo del suono con una programmazione periodica mensile destinata ad accogliere brani sonori di artisti sempre diversi, proposti di volta in volta da curatori, artisti e istituzioni. Lunedì 13 novembre dalle 18.30 alle 20 presentazione del Sound Corner Luca Miti e Mauro Folci Für Otfried Rautenbach, l’ultimo lunghissimo (quasi infinito) lavoro per pianoforte, trova nello spazio del Sound Corner dell’Auditorium l’occasione per un dispiegamento temporale ragionevolmente prossimo al quasi infinito che struttura e concettualizza l’intera opera. La partitura mostra tracce di una processualità serratissima il cui esito sono “nove cagatine di mosca su un foglio di carta pentagrammata”: alcune delle note più basse del pianoforte. Sono note lunghe, suonate lentamente sul modello del canto gregoriano, e ogni sequenza è ripetuta identica quasi infinite volte. Come un mantra, o meglio come un ritornello siamo destinati in eterno a ripetere lo stesso testo, le stesse parole, gli stessi gesti. Il ritornello presuppone una trappola, un dispositivo di attivazione, quello utilizzato da Miti per musicare l’amico “suonatore di tuba” Otfried Rautenbach è il crittogramma musicale e della notazione letterale, espediente utilizzato da grandi compositori tra i quali Schumann nel Carnaval. “Für Otfried Rautenbach è (per me) un mistero (...una sfinge)”, scrive Miti, un mistero che lo sorprende evidentemente per la somiglianza con le Sfingi di Schumann: note differenti ma stesse durate, stessa grafia, note singole, solenni, lente. Für Otfried Rautenbach di Miti è come le Sfingi di Schumann un mistero, come quelle di Schumann le note più basse e più lente che ha trovato Miti nel suo requiem per Otfried (e per se e per tutti gli altri) sono larve, “sono larve di un altro pezzo” non ancora in essere ma solo in potenza. Viene da pensare che questa memoria evocata dal Requiem, che già sempre è perdita dell’attuale, sia una memoria che si emancipa dal tempo storico, quello cronologico degli eventi e pure dal tempo del vissuto, per una memoria sovrapersonale, qualcuno direbbe del sensibile comune.
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