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13 Marzo 2018 Martedì 12:41
"Ruine" di Kerstin Brätsch / "Kovo" di KAYA

da 04/05/18 a 11/11/18

Fondazione Memmo Arte Contemporanea

La Fondazione Memmo presenta la mostra Ruine dell’artista Kerstin Brätsch (Amburgo) e Kovo, la personale del collettivo KAYA (Kerstin Brätsch e Debo Eilers).

Le mostre sono curate da Francesco Stocchi.

La mostra titolata con la parola tedesca Ruine, ruin in inglese, rovina in italiano, continua l’interesse di lunga data di Brätsch di espandere e destabilizzare il linguaggio pittorico. Questa metodologia comporta ripetute collaborazioni con artigiani al fine di interrogare e provocare la nozione di soggettività storicamente attribuita alla figura del pittore.

Un nuovo gruppo di marbling paintings [Psychopompo] delle serie in corso Unstable Talismanic Rendering, realizzata con Dirk Lange, maestro tedesco della marmorizzazione, sarà esposto al fianco di inediti lavori in stuccomarmo creati in collaborazione con l’artigiano romano Walter Cipriani.
Nell’insieme, l’installazione restituisce la suggestione di un sito antico, una rovina catturata in bilico tra la decadenza e la ricostruzione, una transizione tra spazio liminale e visionario.

Le lastre di pietra artificiale di Brätsch restituiscono l’apparenza degli oggetti che imitano (mimetismo di pietra). Questa inversione temporale - o futuro passato - si addice al cosmo interconnesso delle indagini di Brätsch su come la soggettività della pittura sia composita e non lineare.

Come parte della residenza offerta dalla fondazione, KAYA trascorrerà un mese lavorando presso la Fondazione Memmo per creare un intervento site-specific: _KOVO. Per questa iterazione, il collettivo KAYA - che può essere immaginato come una violenta collisione tra pittura e scultura - presenta una serie di lampade KAYA e pelli KAYA.

KOVO – covo in Italiano, cave in inglese, è anche un termine che indica un ibrido uomo – mucca (man – cow). Questa ibridazione imposta il tono del processo di lavoro di Brätsch e Eilers: i dipinti di KAYA sono semi-umani, evocano spettri di animismo e fantascienza. Nell’oscurità della caverna, sotto il bagliore delle lampade, il duo celebra un rito di evocazione. Eppure i dipinti di KAYA sfuggono alla loro umanità, rifiutando il loro destino predeterminato: sfociano nella barbarie, in un regno animale dove rituali e trasgressioni sono di casa.

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