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19 Gennaio 2018 Venerdì 12:26
Identità improbabili - Emanuela Fiorelli e Paolo Radi

da 19/01/18 a 28/02/18

Complesso Monumentale di San Salvatore in Lauro

Emanuela Fiorelli e Paolo Radi sono due artisti da sempre impegnati nel dare forma al rapporto tra l'uomo e lo spazio, inteso non solo dal punto di vista geometrico e concettuale, ma anche corporeo e percettivo.

Nelle opere dell'una la razionalità si sensibilizza, in quelle dell'altro la luce diventa armonia del visibile. Entrambi sono però accomunati da una ricerca che si interroga su ciò che appare e ciò che traspare. Gli artisti obbligano infatti gli spettatori ad avvicinarsi e a retrocedere dalle opere, "costringendoli" a cambiare di continuo il punto di vista, mettendo alla prova la propria percezione.

La mostra pensata per gli ampi spazi del Museo, prevede anche l'esposizione di nuove opere dei due artisti capitolini ispirati al tema del passaggio, mondo intermedio di transizione tra sensibile e intellegibile ovvero, attraversamento da uno stato fisico ad uno stato mentale.

Si delinea infatti nelle ultime opere di Radi una caratteristica che lui definisce "intarsi" forme tagliate dove si va a focalizzare l'opera stessa in una sorta di ascesi di luce e abisso di silenzio.

Il taglio è anche il protagonista delle ultime opere della Fiorelli che, come scrive lei stessa , «sono sottrazioni alla continuità, confine che delinea un'apertura all'altrove».

La mostra prevede anche la presentazione di alcune installazioni dei due artisti che si articoleranno nei suggestivi spazi dei Musei di San Salvatore in Lauro.

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18 Gennaio 2018 Giovedì 14:59
Apparenze - Fiorenzo Zaffina e Claudia Quintieri

da 23/01/18 a 17/02/18

Galleria Borghini Arte Contemporanea

Doppia personale di Fiorenzo Zaffina e Claudia Quintieri.
In questa occasione i mezzi artistici si moltiplicano: la fruizione estetica passa attraverso la scultura, la body art e la video arte che trovano il comune denominatore nella luce. Tutto è creato senza la volontà di fornire contorni precisi, ma l’intenzione è lasciare che l’osservatore si muova tra forme apparenti e indefinite.

“Fiorenzo Zaffina lavora da anni sul punto di incontro tra lo spazio della vita e quello dell’arte, sullo scavo come segno della storia dei luoghi, sul corpo fisico e metaforico della scultura trasformata dall’azione dell’artista che penetra nei recessi della materia e della memoria.” (Lorenzo Canova).

In Claudia Quintieri levità ed evanescenza emergono dal suo video Marikana proposto in site-specific per questa occasione. Entriamo nell’ambito delle emozioni delicate e sfumate, all’interno di una scenografia candida nel biancore della nebbia che caratterizza il video.

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18 Gennaio 2018 Giovedì 12:15
Twin Peaks Group Show

da 27/01/18 a 10/03/18

Nero Gallery

La mostra rende omaggio a Twin Peaks, la celebre serie televisiva che ha rivoluzionato la storia e il linguaggio della serialità mondiale.
La mostra vede la partecipazione di 24 artisti di fama internazionale e le opere esposte –
ognuna delle quali incentrata su un singolo personaggio della serie – sono realizzate con
tecniche diverse che vanno dalla tradizionale pittura ad olio all'arte scultorea, fino alle più
innovative tecniche digitali.
La mostra toccherà tutte le corde dell'arte iper contemporanea, dalle sfumature più leggere
del pop alle profondità inquietanti del dark, e l'intero ambiente, per l'occasione, sarà allestito
ad hoc in chiave Twin Peaks, come a restituire il senso dell'universo mistico e simbolico di
David Lynch.

Artisti in mostra: Angelo Barile (Mr C.) - Bafefit (Nadine Hurley) - Beatriz Mutelet (Shelly
Nelson) - Bruno Pontiroli (Bob) - Claudia Ducalia (Audrey) - Candice Angelini (The Giant) -
Craww (Owls) - Daniele Aimasso (Andy e Lucy) - Delphyne V. (Gordon Cole) - Fabio
Timpanaro (Cooper) - Florian Eymann (Lynch) - Francesco Viscuso (Briggs) - Gerlanda di
Francia (Diane Adams) - Marco Rea (Agent Tamara Preston) - Martina d'Anastasio (Black
Lodge) - Max Ferrigno (Laura Palmer) - Nicola Alessandrini (Leland Palmer) - P54 (Mike) -
Paolo Petrangeli (Norma Jennings) - Seven Moods (The man from nowhere) - Tenia (The
Log Lady) - Twee Muizen (Josie Packard) - Valeria Bovo (Leo Johnson) - Virginia Mori
(Donna Hayward).

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18 Gennaio 2018 Giovedì 09:29
Solo roba per bambini - Giovanni Albanese

da 31/01/18 a 16/03/18

Fondazione Volume!

La Fondazione VOLUME! rievoca le sue origini di laboratorio artigianale con l’intervento di Giovanni Albanese (Bari,1955) che trasforma gli ambienti espositivi, che furono la bottega – e la casa – di un vetraio, in una vera e propria officina delle meraviglie.

Solo roba per bambini è un progetto inedito a cui l’artista lavora da più di 10 anni: una serie di personaggi costruiti nel tempo e con pazienza, abitano lo spazio della galleria come sospinti da un moto costante. Vota Antonio, Pantani, Cecchino, Giudice, Uno che fa buchi nell’acqua sono solo alcuni degli strani automi realizzati con materiali di recupero, abitanti di uno spazio che diviene, allo stesso tempo, scenario e attore del racconto fantastico messo in scena dall’artista, animato dalla presenza dello spettatore e dalla sua immaginazione.

Un banco da lavoro con gli strumenti del mestiere è il luogo dove avviene l’atto creativo e dove relitti senza vita suggeriscono l’intervento dell’artista demiurgo e parlano a chi sa prestare attenzione.

Come scrive Ascanio Celestini nel testo che accompagna la mostra: “Non esistono oggetti muti, ma solo persone sorde che non li sanno ascoltare. E Giovanni cammina in mezzo a questo cimitero del presente. Parla coi morti del suo Spoon River. Elettrodomestici del passato, chiavi avanzate dalla galera, biciclette scassate. Ci parla e traduce per noi la loro lingua scomparsa”.

VOLUME! si fa custode di un’atmosfera in cui luci, ombre, presenze surreali e suoni di movimenti meccanici e improvvisi si mescolano e accompagnano lo spettatore in un percorso straniante che, passo dopo passo, svela il procedere della narrazione.

Questa serie di opere arriva come una naturale evoluzione del percorso di Albanese, che, dopo le macchine calcolatrici e i lavori fatti con le “lampadine a fiamma”, mette il suo lavoro al servizio di questi strani automi. A questi l’artista trasferisce tutta la sua poesia e li trasforma in “pupazzi”, riportando nella nostra quotidianità l’elemento ludico e offrendoci una nuova prospettiva da cui osservare il mondo, con lo sguardo tipico di chi sa ancora lasciarsi sorprendere.

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17 Gennaio 2018 Mercoledì 15:32
Moments in time - Filippo Vinardi

da 13/01/18 a 12/02/18

Spazio Tiziano

Una sequenza di fotografie di grande formato realizzate per Salini-Impregilo, documenta il lavoro nei cantieri del Gruppo e ritrae paesaggi naturali ancora intatti.

Filippo Vinardi propone un viaggio simbolico attraverso gli scatti realizzati in Austria e Zimbabwe. Le sue immagini catturano con intensità rappresentativa il legame tra l'elemento umano e l'ambiente circostante. Non è solo un percorso descrittivo: lo sguardo dell'artista si addentra nella materia che viene solcata dal passaggio dell’uomo, lasciando immutata la sua energia.
Non vi è nulla di prevedibile, di ricercato, di messo in posa. La forza della fotografia sta proprio nel tramutare quanto normalmente ci circonda in qualcosa di importante, di significativo, degno di uno occhio attento e di una riflessione prolungata. La sua è una ricerca dove l’uomo è protagonista, senza essere al centro dell’immagine. È la causa e al tempo stesso lo strumento di quanto vediamo, è colui che fa perché le cose accadano.
L’abilità di valorizzare l’identità umana più autentica contraddistingue, da sempre, il lavoro di Filippo Vinardi che inizia la sua carriera molto giovane, lavorando con prestigiosi studi di architettura, gallerie d'arte, agenzie di pubblicità e riviste di settore.

Oggi collabora con importanti aziende italiane per rafforzare la corporate image definendo, attraverso l'arte fotografica, un unicum nuovo.

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17 Gennaio 2018 Mercoledì 15:12
Vexillum Transparent - Daniel Muñoz SAN

da 20/01/18 a 25/02/18

Galleria Varsi

Mostra personale di Daniel Muñoz SAN, artista spagnolo impegnato nella realizzazione di progetti di Arte Pubblica pittorici, installativi e partecipativi.

Oggetto della mostra è la riflessione dell’artista sull’uomo che si muove, sul significato e sulle conseguenze che il suo spostarsi nello spazio ha sulla società, su di noi e sulle necessità che ci spingono a superare i nostri confini.

La mostra indaga sul concetto di turismo generando una catena di interrogativi. ll turismo è invasione o sviluppo? Quali conseguenze ha l’esperienza turistica sul sistema mondiale? I luoghi sono ancora in grado di produrre significati? E noi quali significati possiamo attivare nell’incontro con l’altro e con l’altrove?

L’artista presenta al pubblico una serie di pitture, disegni, serigrafie inedite e un’installazione site specific dove gli strumenti della lotta militare si mescolano all’iconografia dell’Arte Classica e a oggetti ordinari, in una saturazione di simboli. Muñoz immagina così una manifestazione di turisti i quali sembrano ribellarsi alla natura della loro condizione paradossale.

Il Vexillum da latino vessillo, simbolo identitario per eccellenza, si fa spoglio di segni e colori per raccontare il tessuto sociale odierno e la trama di contraddizioni entro le quali il turista si deve districare e che fanno di lui una figura complessa e ambigua, dai tratti ironici.

Nota biografica
Daniel Muñoz in arte SAN inizia il suo percorso artistico nei primi anni ‘90 quando comincia a dipingere sui muri del suo paese natale. Dopo anni di sperimentazione da autodidatta, concentrato esclusivamente nella pittura murale, si trasferisce a Madrid, dove frequenta il corso di Belle Arti presso l’Università Complutense.
Parallelamente agli studi universitari realizza le sue prime esposizioni e i sui primi interventi di Arte Pubblica, all’interno di manifestazioni culturali in molteplici città della Spagna e dell’Europa. È in questo momento che la sua estetica evolve verso il disegno figurativo che diviene il suo linguaggio artistico privilegiato.
Le sue opere nascono dalla volontà di instaurare un dialogo diretto con lo spettatore e di parlare al maggior numero di persone possibile, senza discriminazioni socio-culturali; per questo motivo sceglie di esprimersi nello spazio di tutti con una tecnica di rappresentazione riconoscibile.

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17 Gennaio 2018 Mercoledì 13:01
VALERIO BISPURI - PACO A DRUG STORY

da 25/01/18 a 25/02/18

Museo di Roma in Trastevere

La mostra attraverso un reportage di quaranta fotografie, parla di PACO, una droga devastante nata in Sudamerica e sulla quale l’artista ha lavorato per quattordici anni, in contemporanea con un altro lavoro fotografico dal titolo Encerrados, che documenta il viaggio in 74 carceri sudamericane. 

Diffusosi a partire dagli anni Novanta, soprattutto nei bassifondi di Buenos Aires e, in seguito, nelle favelas e nelle periferie di tutto il Sudamerica, il consumo di paco è aumentato notevolmente agli inizi del duemila. Si tratta di una droga estremamente nociva ottenuta con gli scarti della lavorazione della cocaina, miscelati a cherosene, colla, veleno per topi o polvere di vetro. I giovani, che sono i consumatori più̀ assidui, arrivano ad aver bisogno di assumere fino a venti dosi al giorno di paco con conseguenze devastanti, poiché dà immediata assuefazione.

Valerio Bispuri è entrato in questo inferno di morti viventi per raccontare la sofferenza e la vita nei ghetti periferici, viaggiando tra Argentina, Brasile, Perù, Colombia e Paraguay e condividendo la quotidianità̀ dei consumatori di paco. Bendato per non riconoscere i luoghi in cui si muoveva, il fotografo è riuscito a farsi accompagnare nelle “cucine della droga” dove il paco viene creato. Ha potuto seguire le vite distrutte dei consumatori di questa droga e le loro famiglie da vicino, ritraendoli nelle sue immagini dal grande impatto emotivo e narrativo.

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16 Gennaio 2018 Martedì 17:54
The Pink Floyd Exhibition: Their Mortal Remains

da 19/01/18 a 01/07/18

MACRO Via Nizza

Ideata da Storm Thorgerson e sviluppata da Aubrey ‘Po’ Powell di Hipgnosis, che ha lavorato in stretta collaborazione con Nick Mason (consulente della mostra per conto dei Pink Floyd) The Pink Floyd Exhibition: Their Mortal Remains è un viaggio audiovisivo nei 50 anni di carriera di uno dei più leggendari gruppi rock di sempre e offre una visione inedita ed esclusiva del mondo dei Pink Floyd. Esposti oltre 350 oggetti, mai visti prima, che rappresentano i diversi momenti della storia del gruppo, a partire dalla gigantesca ricostruzione del furgone Bedford che usavano per i tour a metà degli anni sessanta.

Il colossale allestimento del Victoria and Albert Museum di Londra, descritto dai quotidiani inglesi come “impressionante”, “un’autentica festa per i sensi” e “quasi altrettanto emozionante che ascoltare i Pink Floyd dal vivo”, è stato il più visitato di sempre nel suo genere. In esclusiva per l’Italia il MACRO ospita ora l’esposizione.

La mostra racconta quale fu il ruolo della band nel cruciale passaggio culturale dagli anni sessanta in poi. Grazie al suo approccio sperimentale – che rese il gruppo inglese esponente di spicco del movimento psichedelico che cambiò per sempre l’idea della musica in quegli anni – la band venne riconosciuta come uno dei fenomeni più importanti della scena musicale contemporanea.
I Pink Floyd hanno prodotto alcune delle immagini più leggendarie della cultura pop: dalle mucche al prisma di The Dark Side of the Moon, fino al maiale rosa sopra la Battersea Power Station e ai “Marching Hammers”. La loro personale visione del mondo si è realizzata grazie a creativi come il moderno surrealista e collaboratore di lunga data Storm Thorgerson, l’illustratore satirico Gerald Scarfe e il pioniere dell’illuminazione psichedelica Peter Wynne-Wilson.

Il percorso espositivo che guida il visitatore seguendo un ordine cronologico, è sempre accompagnato dalla musica e dalle voci dei membri passati e presenti dei Pink Floyd, tra cui Syd Barrett, Roger Waters, Richard Wright, Nick Mason e David Gilmour. Il momento culminante è la Performance Zone, in cui i visitatori entrano in uno spazio audiovisivo immersivo, che comprende la ricreazione dell’ultimo concerto dei quattro membri della band al Live 8 del 2005 con Comfortably Numb, appositamente mixata con l’avanguardistica tecnologia audio AMBEO 3D della Sennheiser, oltre al video, in esclusiva per Roma, di One Of These Days, tratto dalla storica esibizione del gruppo a Pompei.

The Pink Floyd Exhibition è prodotta e organizzata dalla Concert Productions International B.V. di Michael Cohl, da Azienda Speciale Palaexpo, Mondo Mostre e da Live Nation. È curata dal direttore creativo dei Pink Floyd, Aubrey ‘Po’ Powell (dello studio grafico Hipgnosis) e da Paula Webb Stainton, che ha lavorato a stretto contatto con membri del gruppo tra cui Nick Mason (consulente per i Pink Floyd), con il contributo di Victoria Broackes del Victoria and Albert Museum.

La mostra è in collaborazione con lo studio Stufish, uno dei maggiori studi di architetti d’intrattenimento e progettisti di lunga data dei palchi della band, e con gli interpretativi exhibition designer di Real Studios.

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16 Gennaio 2018 Martedì 17:17
Georges de Canino - La notte è scura. Collage contro il terrore 1978-1983

da 23/01/18 a 28/02/18

Casa della Memoria e della Storia

La mostra, a cura di Bianca Cimiotta Lami e Simone Aleandri, sono una silloge di circa quaranta lavori su carta di grande formato realizzati da Georges de Canino con interventi pittorici su basi cartacee assemblate attraverso collages di fotografie e documenti di riviste originali di propaganda fascista.
Una mostra che vuole attraverso lo strumento dell’Arte affrontare il sentimento dell’orrore al tempo delle Leggi Razziali, di cui quest’anno cadono gli 80 anni.

Un manifesto dell’orrore e dell’ironia dell’orrore, un campo d’indagine e di memoria dove l’artista, sensibile ai temi dell’olocaustosi si confronta, portando lo spettatore a non sottrarsi alla ferita della storia.

Una mostra fortemente espressiva per il suo linguaggio simbolico, prepotente e crudo composto da  segni, parole, motti, frecce e linee dinamiche che incombono con potenza cromatica su pallide adunate oceaniche di uomini in camicia nera, nelle immagini dei rotocalchi di propaganda fascista al tempo della  promulgazione delle leggi razziali in Italia. (1938-2018).

Le opere di Georges de Canino formano un corpus unico e coerente, e sono state realizzate in due momenti cronologicamente distinti.
Il primo negli anni 1978 e 1979 in reazione al terrorismo, di tutte le matrici, attivo nell'Italia degli anni di piombo ed il secondo nel 1983, in seguito all'attentato alla Sinagoga di Roma, di matrice arabo palestinese, in cui perse la vita il piccolo Stefano Gaj Taché: una silloge di circa quaranta lavori su carta di grande formato realizzati con interventi pittorici collages di fotografie e documenti di riviste originali della propaganda fascista.
Una produzione che l'artista realizzò negli anni 1978, 1979 e 1983 sul tema della resistenza, dell'antifascismo (di ogni colore) e sul totale rifiuto del terrorismo.

Interventi pittorici su supporti cartacei trattati con collages di documenti e fotografie d'epoca originali, opere, fortemente contemporanee, che hanno evidenti analogie con il linguaggio - parolibere, collage, scrittura automatica - che le Avanguardie storiche europee, soprattutto Dadaismo, Surrealismo e Futurismo, sperimentarono nel loro percorso di rottura con le tradizioni ottocentesche nei primi decenni del novecento. Un teatro rappresentato e scritto da segni, parole, motti, frecce e linee dinamiche che incombono con potenza cromatica su pallide adunate oceaniche e uomini in camicia nera nelle immagini dei rotocalchi di propaganda fascista che richiamano ad ottanta anni  fa, al tempo della promulgazione delle leggi razziali in Italia (1938).

Sono esposti, inoltre, cinque studi preparatori delle due grandi tele in esposizione permanente presso il Museo delle Fosse Ardeatine a Roma, che l'artista dedicò alla memoria delle ventisei vittime adolescenti trucidate nella strage.

L'artista ebbe la fortuna ed il merito di conoscere e frequentare i massimi esponenti del novecento italiano e francese, amici come Elica e Luce Balla, Edita Broglio, Arnaldo Ginna, Philippe Soupoult, Jacques Baron, Sandro Penna, André Pieyre de Mandiargues, Giorgio Vigolo, Primo Conti, e questo gli consentì di fruire di opere e documenti straordinari (disegni, dipinti, parolibere, taccuini, album, corrispondenze) che l'artista, ebbe l'intelligenza e la lungimiranza di elaborare all'interno del suo percorso di sperimentazione individuale, originale e mai datato nel pieno delle avanguardie storiche.

La mostra, a cura della F.I.A.P. Federazione Italiana Associazioni Partigiane, è promossa da Roma Capitale - Assessorato alla Crescita culturale - Dipartimento Attività Culturali in collaborazione con Zètema Progetto Cultura.

L'evento è patrocinato da: Regione Lazio, Assessorato alla cultura della Regione Lazio, Comunità Ebraica di Roma, Assessorato alla cultura della Comunità Ebraica di Roma, Centro di Cultura Ebraica, UCEI - Unione delle Comunità ebraiche Italiane, Fondazione Museo della Shoah, A.N.F.I.M. (Associazione Nazionale fra le Famiglie Italiane dei Martiri caduti per la Libertà della Patria), A.N.E.D. (Associazione Nazionale Ex Deportati nei Campi Nazisti), A.N.E.I. (Associazione Nazionale Ex Internati), Centro Internazionale "Antinoo per l'Arte", UCEI (Unione delle Comunità Ebraiche Italiane)

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16 Gennaio 2018 Martedì 10:10
Scorribanda

da 23/01/18 a 04/03/18

Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea

La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma celebra i sessant'anni della Galleria L'Attico con questa mostra che ne ripercorre il lungo percorso artistico a partire dalla fondazione in Piazza di Spagna.

Il racconto visivo di queste esperienze si traduce in un progetto di mostra ideato e creato in collaborazione con Fabio Sargentini attraverso una selezione di artisti legati all'attività del gallerista dalla fine degli anni settanta ad oggi. Una quarantina di opere sono dispiegate, come tasselli di un domino, senza soluzione di continuità lungo le quattro pareti del Salone Centrale.

Recuperando lo spirito avanguardista che aveva caratterizzato già ai tempi questa Istituzione, la Galleria Nazionale riunisce in un file rouge artisti apparentemente contraddittori e inconciliabili, proponendoli in una dimensione ambientale nuova.

Fondata nel 1957 da Bruno Sargentini, nella sua prima sede in Piazza di Spagna, L'Attico acquisisce in pochissimi anni una fama internazionale. Nelle sue sale si alternano i più bei nomi del panorama artistico dell’epoca: Capogrossi, Leoncillo, Fontana, Mafai, Fautrier, Brauner, Magritte, Matta, Permeke, Canogar. Fabio Sargentini è al fianco del padre Bruno fin dal primo giorno, maturando, a partire dal 1965, il desiderio di lavorare con artisti a lui coetanei. Mentre Bruno si trasferisce in uno spazio in via del Babuino, il figlio per due anni mette a ferro e fuoco la galleria di Piazza di Spagna con memorabili mostre sperimentali: Pascali, Kounellis, Pistoletto, Mattiacci.

Nel 1968 Fabio Sargentini trasforma lo spazio di piazza di Spagna in una palestra di ginnastica. La mostra si chiama Ginnastica mentale. Cambiando di segno alla galleria, si apre la strada per rivoluzionare la concezione contemplativa dello spazio espositivo. La mostra dei cavalli vivi di Kounellis, nel nuovo spazio del garage di via Beccaria, sancisce questo cambiamento epocale. Nel garage, contemporaneamente a mostre di Mario Merz, Eliseo Mattiacci, Sol LeWitt, Gino De Dominicis e molti altri, Fabio Sargentini organizza dei Festival di musica e danza con musicisti e danzatori americani che anticipano la performance. Nel 1972 al garage di via Beccaria affianca un altro spazio in via del Paradiso, con caratteristiche del tutto diverse, non più tabula rasa, bensì soffitti affrescati, porte dorate e pavimenti marmorei, che suggeriscono un raccordo con la storia dell’arte. Infine nel giugno del 1976 lascia il garage che viene inondato da 50.000 litri di acqua e che per tre giorni si offre al pubblico come una sorta di “lago incantato”.

Fabio Sargentini intraprende, parallelamente, anche la strada del teatro sperimentale. Suoi sono i primi lavori in Italia di teatro concettuale. Nel 1983 riprende l’attività della galleria di via del Paradiso, alternata con l’attività teatrale. Scopre e lancia alcuni artisti di San Lorenzo: Nunzio, Tirelli, Pizzi Cannella, Limoni, Luzzi, Palmieri. Nel frattempo non trascura i suoi artisti storici come Pascali, Leoncillo, Nagasawa e Uncini. Dal 2003 firma con Elsa Agalbato una serie di eventi e spettacoli sperimentali, tra cui Ti regalo un anello (2016); Toga e Spada (2017).

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