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16 Novembre 2018 Venerdì 15:36
Fare teatro nella scuola tra ricerca artistica ed esperienza umana e sociale

18/11/18

Teatro India - Teatro di Roma

Fare teatro nella scuola tra ricerca artistica ed esperienza umana e sociale

Convegno con Guido Di Palma, Roberto Gandini, Fiorenzo Laghi, Vegh Ildiko, Anna Leo, Nicola Laieta, Marco Martinelli, Maria Irene Sarti, Gabriele Vacis
Coordina la tavola rotonda Antonio Audino

Partecipano all’incontro registi, operatori e studiosi che lavorano in quello spazio di intersezione in cui il teatro incontra la scuola e spesso attraversa i territori dell’integrazione con ragazzi provenienti da diversi angoli del mondo, con zone di emarginazione sociale o con le varie forme della disabilità.
Ai partecipanti verranno poste alcune domande alle quali ognuno risponderà dal suo punto di vista, in successione, e per un tempo non superiore ai 3 minuti.

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16 Novembre 2018 Venerdì 14:47
Workshop – L’ amore per l’educazione

17/11/18

Teatro India - Teatro di Roma

17 novembre ore 15.00 Shop con Gabriele Vacis
Direttore dell’istituto di pratiche teatrali per la cura della persona

17 novembre alle 21.30 sala b Teatro India
L 'amore per l'educazione
Meditazione pedagogica a cura di Gabriele Vacis
Scenofonia Roberto Tarasco
Istituto di Pratiche Teatrali per la Cura della Persona

“Abbiamo fatto l’Italia, adesso facciamo gli Italiani” è la celebre frase che Massimo D’Azeglio verga subito dopo l’Unità d’Italia. Ma come? Edmondo De Amicis prova a dare il suo contributo a questa impresa scrivendo “Cuore” nel 1886, un romanzo diaristico, con una forte matrice pedagogica, che celebra l’unione sociale e i valori nazionali che emergono dal Risorgimento. Il successo di Cuore è immediato: in due mesi e mezzo di vita l’opera vantava già 41 edizioni e 18 richieste di traduzione; nel 1923 solo in Italia aveva toccato la milionesima copia, in un’epoca in cui mille copie erano un grande risultato, viene pubblicato in tutto il mondo e si afferma in particolare in Cina con il tiolo “L’amore per l’educazione”.

De Amicis non racconta la scuola del tempo, l’obbligo scolastico terminava a 9 anni e il tasso di dispersione scolastica era altissimo, di fatto i bambini erano visti più come forza lavoro che non come semi dai quali sarebbe germogliata la società del futuro; ma costruisce l’idea dell’educazione: un’istituzione che faccia da motore di aggregazione e volano per la creazione di una società che si riconosce in azioni nobili e buone, in valori educativi positivi degni di essere raccontati.

 Oltre un secolo dopo, il tema Scuola è e rimane necessario nel dibattito pubblico di una società che vede sempre più diffondere, se non celebrare esempi negativi di comportamento e deve far fronte a cambiamenti globali e locali sempre più repentini. Quale Italia può accogliere ed educare oggi i protagonisti del romanzo deamicisiano? Quante nazionalità possono sedere sui banchi di una scuola elementare? Per provare a capirlo con un gruppo di giovani attori abbiamo deciso di raccontare nelle scuole e nei teatri le pagine di Cuore come parte di un progetto laboratoriale più ampio tra i cui esiti si annovera la messa in scena dello spettacolo “Cuore/Tenebra, migrazioni fra De Amicis e Conrad”, con la regia di Gabriele Vacis, che ha chiuso la stagione 2017/2018 del Teatro Stabile di Torino.  “L’amore per l’educazione” è un progetto che si propone di mettere pienamente a frutto questa esperienza, nella quale si rispecchia pienamente l’attività dell’Istituto di Pratiche Teatrali per la Cura della Persona, attraverso la circuitazione del racconto delle pagine di “Cuore” nelle scuole.

 

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16 Novembre 2018 Venerdì 14:28
La felicità di essere coro

16/11/18

Teatro India - Teatro di Roma

La felicità di essere coro

Martinelli ha scelto non di parlare della non scuola, ma di farcela vedere ed anche un po’ vivere, perché la non scuola non è un metodo codificato ma è un percorso di liberazione del teatro e forse anche della vita. Un percorso che non ha paura della forza che inevitabilmente è sprigionata dal corpo e dalla mente degli adolescenti, esseri al confine tra l’infanzia e la vita adulta, e quindi, come dice Marco stesso, “fragili” ma naturalmente “ricolmi di desideri” e quindi di rabbia e di amore mescolati fino quasi a fondersi.

 Non ne ha paura ma al contrario la cerca e la sollecita. In loro infatti, questa la scoperta più affasciante, è più facile rintracciare e far uscire ancora candido e ingenuo il “Dioniso” del teatro, quel dio ebbro di miele che cerca nella danza e nel canto l’estasi, quel dio che gli adulti hanno spesso dimenticato e non solo nel teatro, costruendo confini e limiti, barriere tra lo spettacolo e lo spettatore fin quasi ad inaridire la sorgente della condivisione e della fusione. Dunque la non scuola è tale innanzitutto perché non insegna (metodi o sistemi, regole o limiti) ma apprende e fa apprendere, suggerisce e suggestiona infine a cercare quel dio dentro i ragazzi, dentro le “guide” e poi dentro gli spettatori, tutti coinvolti fino a ridiventare, stravolgendo ritmi e ditirambi, insieme di nuovo un coro, quel coro che non è “roba” antica da accantonare, ma il vero senso dello stare nel “teatro”.

 Niente di sociologico dunque, pur con gli ovvii e benefici risvolti sociali che tale esperienza ha avuto, o didattico ma un percorso eminentemente estetico di ricerca e di recupero che inerisce la profondità del teatro e la sua essenza, che non è “norma” ma in fondo è soprattutto l’arte del dono (anche il sacrificio rituale è un dono), l’arte cioè del donare e del ricevere doni.

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16 Novembre 2018 Venerdì 13:23
la classe agitata

da 21/11/18 a 25/11/18

Teatro India - Teatro di Roma

La classe agitata
Della Piccola Compagnia del Piero Gabrielli
Regia Roberto Gandini
Con la Piccola Compagnia del Piero Gabrielli
Jessica Bertagni, Maria Teresa Campus, Alessia Di Fusco, Fabrizio Lisi, Edoardo Maria Lombardo, Gabriele Ortenzi, Daniel Panzironi, Fabio Piperno, Emmanuel Rotunno, Simone Salucci, Giulia Tetta, Danilo Turnaturi.

Scena Paolo Ferrari
Costumi Loredana Spadoni


Musica Roberto Goriper la regia di Roberto Gandini e con le musiche di Roberto Gori, uno spettacolo a quadri che riflette su una situazione narrativa paradossale: “se la scuola di cui tutti si lamentano, genitori, studenti, insegnanti, di colpo scomparisse? Anzi, meglio, se fosse vietata anche perché costa troppo, cosa accadrebbe?”.Anzi, meglio, se fosse vietata anche perché costa troppo, cosa accadrebbe? E’ una situazione narrativa paradossale, alla “Saramago”, che più che fornire alternative possibili, mette in luce una serie di domande necessarie che servono a ricordarci il privilegio di cui il mondo occidentale usufruisce, specie se lo si paragona a popolazioni di altri continenti, in cui anche solo arrivare davanti ad una scuola diventa un’avventura, un privilegio. Nella nostra classe agitata abbiamo ipotizzato che un Dittatore Democratico vietasse la scuola.

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16 Novembre 2018 Venerdì 12:24
Elogio della follia – #Ilikedopamina

da 22/11/18 a 24/11/18

Teatro Tor Bella Monaca

Liberamente ispirato all’Elogio della Follia di Erasmo da Rotterdam
ANTEPRIMA

di Aleksandros Memetaj
regia Tiziano Panici
interpreti/performers Aleksandros Memetaj, Yoris Petrillo, Tiziano Panici
musiche e ambienti sonori Giovanni Di Giandomenico
Danza del Lazio

1509 – Erasmo da Rotterdam immagina la Dea Follia scendere sulla terra e tessere un encomio a se stessa. Tramite un abile artificio retorico, Erasmo racconta le diverse sfaccettature della società dell’epoca mettendone a nudo i meccanismi malsani. La sua opera è probabilmente il testo che meglio racconta il cambiamento del mondo occidentale che nel 1500 si appresta ad entrare nell’epoca moderna.

2019 – La Dea Follia restituisce un ritratto distopico della società di oggi, dove il fenomeno dei social media, della visualizzazione spasmodica e dello Star-System assumono rilevanza fondamentale tale da dividere il mondo in due classi: classe A e classe C.

Con il sostegno di Kilowatt Festival/Capotrave (Sansepolcro), Qui e Ora Residenza (Arcene), IAC – Centro Arti Integrate (Matera), Vera Stasi – Supercinema (Tuscania)

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16 Novembre 2018 Venerdì 12:14
Minefield Lola Arias

da 16/11/18 a 18/11/18

Teatro Vascello

Minefield Lola Arias

Arriva dall'Argentina (Buenos Aires) la scrittrice, regista, cineasta, artista visiva e performer Lola Arias.La "storyteller" (come ama definirsi) che ha incentrato tutto il suo percorso artistico sul racconto della realtà e sul limite che separa la rappresentazione dalla vita, la biografia personale da quella collettiva, presenta in prima nazionale al Teatro Vascello dal 16 al 18 novembre il suo MINEFILED (Campo Minato), racconto dei segni indelebili lasciati da ogni guerra.


Osannato dalla stampa internazionale (Time Out, The Daily Telegraph, Brodway World, Metro, Financial Times, London Evening Standard) lo spettacolo riunisce in scena reali veterani argentini e inglesi della Guerra delle Malvinas per esplorare ciò che è rimasto nella loro mente ben trentasei anni dopo. Sullo sfondo la memoria di due popoli che sulla scena si confrontano alla ricerca di un dialogo, di un nuovo conflitto o forse di una riconciliazione; la storia di un territorio geografico così lontano dal nostro ma capace di rendersi simbolo universale delle tracce terribili lasciate da ogni conflitto. Perché ciò che muove Lola Arias è la necessità di costruire memorie condivise.

L'unica cosa che hanno in comune questi uomini è il loro essere veterani. Ma cos'è un veterano? Un sopravvissuto, un eroe, un pazzo? E soprattutto, vecchi nemici possono trovarsi insieme per raccontare la stessa storia? «Ci sono voluti due anni per scegliere questi sei performer» racconta la Arias «un tempo durante il quale ho studiato, fatto ricerca e intervistato ben settanta veterani. Anche se è stata una guerra breve, durata due mesi, quella delle Malvinas ha comunque causato circa 670 morti. Oggi quello di queste isole è un tema ancora scottante, soprattutto in Argentina, dove continuiamo a rivendicare il diritto alla sovranità su questo territorio. Considero MINEFIELD (Campo Minato) anche un esperimento sociale, che consiste non solo nel portare queste persone in scena ma anche nel fare in modo che si ascoltino. È possibile incontrarsi e tornare indietro con la memoria al tempo della guerra per cercare di ricostruire cosa è successo e perché è successo? Ciò che si vede in scena nasce da un processo lungo che ha condotto questi ‘non professionisti’ a conoscere e far proprie le pratiche attoriali. In questo caso, la musica live ha avuto un ruolo molto importante. Abbiamo suonato insieme, il che ci ha permesso di comunicare senza l’uso della parola. In effetti, uno degli ostacoli maggiori è stata proprio la lingua. Nessuno parlava la lingua dell’altro.

Vi sono stati momenti particolarmente emotivi o difficili durante le prove, molti alti e bassi. Riportare a galla la memoria è prima di tutto un processo emotivo, amplificato dal dispositivo teatrale che mette insieme le due parti opposte dello stesso conflitto. Non sono mancati momenti d’irritazione o tentativi di abbandono, ma anche reale connessione e comprensione. E questo lungo processo continua, durante le repliche, con la condivisione del palcoscenico, con la condivisione del tempo quotidiano della tournée che è caratterizzato da un continuo vivere insieme

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16 Novembre 2018 Venerdì 11:05
The Nutcracker

14/12/18

Teatro Sala Umberto

The Nutcracker
Teatro in lingua inglese

Adattamento da “Nußknacker und Mausekönig”
Un racconto di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann

Regia di Sarah Simpson
Produzione di Jellyfish English Theatre (England)

È la vigilia di Natale e Clara festeggia l'evento assieme alla sua famiglia. Durante la festa, il padre invita anche lo zio che dà a Clara uno schiaccianoci di legno. La giovane chiede spiegazione al giocattolaio, il quale le racconta una meravigliosa e triste storia sulla vera natura di quel giocattolo così speciale: lo schiaccianoci in realtà non è altro che suo nipote Hans, trasformato per vendetta dalla Topo-Regina. Sebbene quest'ultima sia ormai morta, l'incantesimo continuerà ad imprigionare Hans nelle sembianze di uno schiaccianoci sinché il giovane non distruggerà il Topo-Re, figlio superstite della crudele Topo-Regina, e non verrà incoronato sovrano del Paese delle Bambole insieme ad una gentile fanciulla che lo saprà amare a dispetto del suo aspetto.

Tecnica: teatro d'attore
Durata: 60 minuti + 30 min. di workshop con la compagnia

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16 Novembre 2018 Venerdì 11:00
The Nutcracker and the Mouse King

da 12/12/18 a 13/12/18

Teatro Sala Umberto

The Nutcracker and the Mouse King
Teatro in lingua inglese

Adattamento da “Nußknacker und Mausekönig”
Un racconto di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann

Regia di Sarah Simpson
Produzione di Jellyfish English Theatre (England)

E’ la notte di Natale, Fritz e Marie come tutti i bambini aspettano con ansia di ricevere i doni. Un amico di famiglia, il padrino Drosselmeyer, che ama fabbricare orologi e giocattoli, regala loro un buffo schiaccianoci vestito da Ussaro, di cui Marie si innamorerà. Lo Schiaccianoci di legno sembra un oggetto innocuo, ma dentro i loro sogni si anima e diventa un personaggio speciale, che li trascina in un mondo popolato di fate, soldati, principi e principesse. Lo Schiaccianoci si troverà a combattere aspramente contro il Re dei Topi dalle sette teste e il suo esercito. Ma il coraggio e l'amore infine vinceranno, come nella fiaba così anche nella realtà.

Tecnica: teatro d'attore
Durata: 60 minuti + 20 min. di workshop con la compagnia

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16 Novembre 2018 Venerdì 10:55
Zanna bianca

da 06/12/18 a 07/12/18

Teatro Sala Umberto

ZANNA BIANCA
della natura selvaggia

di Francesco Niccolini

Regia di Francesco Niccolini e Luigi D'Elia
Produzione di INTI con il sostegno della Residenza artistica di Novoli

Ti supplico di lasciar libera ogni cosa, come io ho lasciato libera ogni cosa. Chiunque tu sia, tu che mi tieni in mano adesso, lasciami e parti per la tua strada. Walt Whitman L’amore non addomestica.

Sui muri di Napoli Nel grande Nord, al centro di un silenzio bianco e sconfinato, una lupa con chiazze di pelo color rosso cannella sul capo e una lunga striscia bianca sul petto, ha trovato la tana migliore dove far nascere i suoi cuccioli. Tra questi un batuffolo di pelo che presto diventerà il lupo più famoso di tutti i tempi: Zanna Bianca. Luigi D'Elia e Francesco Niccolini tornano nel luogo che amano di più, la grande foresta per incontrare chi della foresta fa parte come le sue ombre, il muschio, l’ossigeno: i lupi. Questo è uno spettacolo che ha gli occhi di un lupo, da quando cucciolo per la prima volta scopre il mondo fuori dalla tana a quando fa esperienza della vita, della morte, della notte, dell’uomo, fino all'incontro più strano e misterioso: un ululato sconosciuto, nella notte. E da lì non si torna più indietro. Un racconto che morde, a volte corre veloce sulla neve, altre volte si raccoglie intorno al fuoco. Un omaggio selvaggio e passionale a Jack London, ai lupi, al Grande Nord e all’antica e ancestrale infanzia del mondo.

Tecnica: teatro d’attore
Durata: 60 minuti + 20 min. di dibattito con la compagnia

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16 Novembre 2018 Venerdì 10:44
Metamorfosi, Il Viaggio

da 29/11/18 a 30/11/18

Teatro Sala Umberto

Metamorfosi, Il Viaggio
da Ovidio

Con Adriano Evangelisti, Agnese Fallongo, Domenico Macrì, Davide Paciolla, Alessandra Barbonetti, Valeria Perdonò
Drammaturgia originale Pasquale Di Giannantonio, Sara Di Sciullo
Regia di RAFFAELE LATAGLIATA

METAMORFOSI, IL VIAGGIO nasce da una rielaborazione di alcune parti della sconfinata opera Metamorphoseon di Publio Ovidio Nasone, ritradotte e adattate per narrare la storia di un viaggio compiuto alle soglie del XX secolo da alcuni giovani in cerca di una trasformazione radicale della loro vita. Diverse le ragioni per cui hanno deciso di p a r t i r e , medesimo i l d e s i d e r i o d i cambiamento della loro esistenza. Presto i nostri protagonisti si ritroveranno imbarcati su un piroscafo destinato a portarli lontano in cerca di quel rinnovamento tanto desiderato.
Tra di loro si cela anche un viaggiatore solitario e misterioso, un poeta, un uomo che non ha scelto di partire ma che è costretto a farlo, un esiliato, o meglio un “relegato”, (forse un novello Ovidio?)
condannato ad abbandonare la propria terra e i propri affetti. I suoi versi, ispirati durante le notti trascorse sul ponte della nave in contemplazione del cielo stellato, hanno la capacità di farsi carico di tutta la sofferenza di coloro che in ogni epoca storica sono costretti a lasciare dolorosamente la propria terra natale fino a diventare anche la voce di tanti “esuli” moderni, costringendoci ad un’immedesimazione e ad una riflessione profonda sui drammi del nostro tempo.

Ma proprio durante queste notti i nostri viaggiatori, affascinati dalla bellezza della natura e trascinati dalla forza poetica del cantore misterioso, inizieranno a cercare conforto alle loro preoccupazioni proprio nella rievocazione e nel racconto di quelle storie di “metamorfosi” compiute da uomini e donne e cantante da Ovidio nell’opera che lo ha reso celebre.
Ecco allora alcune delle figure mitologiche più affascinanti come Narciso, Eco, Fetonte e Alcione tornare a rivivere sotto forma prima di aneddoto semplicemente raccontato e poi direttamente vissuto dai viaggiatori stessi. Tutti parleranno per mano di Ovidio narrando in prima persona la loro biografia intensa e vibrante e tracciando un legame inscindibile tra presente e passato.
Giunti al termine del viaggio, al momento dell'avvistamento della terraferma e ad un passo quindi dal raggiungimento della tanto agognata meta, i nostri protagonisti si renderanno conto di come il loro viaggio non sia in realtà giunto al termine ma sia semplicemente destinato ad una nuova trasformazione, ad un nuovo cambiamento e realizzeranno quanto più importante sia stato tutto quello che hanno vissuto fino a quel momento, comprendendo finalmente come:

“...non c’è mai una vera fine al nostro viaggio poiché tutto si trasforma e nulla perisce e tutti noi non siamo altro che anime alate destinate ad una perpetua metamorfosi all’interno di questo grande universo”.

Un’occasione per riscoprire un autore del passato, riconoscerne e riaffermarne la grandezza, puntando tutto sul valore immortale e sulla sconvolgente contemporaneità delle sue parole.

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