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27 Giugno 2017 Martedì 18:52
Elogio del vento
Ho sempre immaginato la luce abbacinante dei pomeriggi estivi nei tratti di un disegno a matita. In una […]
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| ambiente | culture |
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2 Marzo 2017 Giovedì 16:32
Vivian Maier e la prematura scoperta
Quando penso alle foto di Vivian Maier, che hanno dovuto aspettare tutto questo tempo per vedere la luce, […]
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15 Settembre 2016 Giovedì 11:28
Le ombre e il Parco degli Acquedotti
Questa notte mi sono svegliato all’improvviso. Mi sono chiesto che ora potesse essere. Oltre alla domanda istintiva, non […]
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27 Luglio 2016 Mercoledì 00:00
La Salaria e le pecore di Giotto
E’ Carlo Levi, credo, a raccontare in un suo libro di quando le pecore arrivavano fino al Pantheon. […]
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| strade e piazze |
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28 Giugno 2016 Martedì 08:52
Le figure di Kentridge sul Tevere
Arriviamo al Tevere da Ponte Mazzini. Siamo venuti a vedere Triumphs and Laments dell’arista sudafricano William Kentridge. Io […]
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21 Aprile 2016 Giovedì 10:41
Totti e il viaggio dell’eroe
La Storia è fatta dagli uomini che ambiscono soltanto a tramontare e da quelli, invece, che vorrebbero procrastinare all’infinito questo momento
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| cronache |
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8 Aprile 2016 Venerdì 19:37
Villa Borghese e il canto del gallo
Certe mattine mi affretto a raggiungere Villa Borghese, per poi fare due passi lungo la strada che costeggia […]
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8 Aprile 2016 Venerdì 18:54
L’incanto dell’estate
Arriverà ancora l’estate. L’incedere lento, gli orizzonti lontani e i paesaggi a cui l’occhio non s’abitua. Gli stupori […]
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3 Aprile 2016 Domenica 11:10
L'incanto dell'estate e la curva del tempo

Arriverà ancora l'estate. L'incedere lento, gli orizzonti lontani e i paesaggi a cui l'occhio non s'abitua. Gli stupori e le curve inattese. Quella sensazione che possa accadere di nuovo qualcosa, quell'inspiegabile convinzione che il misterioso meccanismo del tempo, e tutti i suoi avvenimenti, possa rimettersi in moto davvero e per la prima volta lasciarci intravedere qualcosa: un volto o una piazza. Qualcosa che prima non avevamo mai veduto e che, nel torpore dell'inverno, avevamo smesso di immaginare e di desiderare.

Arriverà ancora l'estate. Il rumore dei bicchieri sui tavoli, il vociare delle persone le bici poggiate sul muro. I passi veloci dei bambini e gli abiti leggeri delle donne. L'ombroso silenzio dei vicoli di un paese che scenderemo di corsa per arrivare al mare. Un treno per andare via e fermarci a dormire.

Arriverà ancora l'estate. E forse ci coglierà impreparati. Con la voce arrochita per la lunga notte dell'inverno e con gli occhi socchiusi. Ma nonostante tutto, scenderemo scalzi dal letto della nostra distrazione e ci avvicineremo alla finestra. E saremo felici, almeno per un istante, per quel che vedremo: il cielo, le nuvole e quel riverbero inatteso che brillerà laggiù, dove il mare scompare dietro la curva del tempo.

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10 Marzo 2016 Giovedì 10:26
Villa Borghese e il canto del gallo

Certe mattine mi affretto a raggiungere Villa Borghese, per poi fare due passi lungo la strada che costeggia lo zoo, solo per il piacere di riascoltare il canto del gallo. Ho sempre guardato con sospetto quelli che non lo sopportano. Certo, non sempre è una cosa piacevole dormire ad esempio in una casa nelle cui vicinanze c’è un gallo ma non per questo si può arrivare a detestarlo. Il sospetto è che dietro a questo fastidio si nasconda qualcosa di più profondo. Come dire, il non voler fare i conti con ciò a cui quel canto così straziante allude. Rimanda.

C’è un documentario di Giuseppe Bertolucci sui poeti che è possibile vedere anche su YouTube. I primi poeti che si vedono nelle sequenze iniziali sono facilmente riconoscibili. Si tratta di Eugenio Montale, Alfonso Gatto, Sandro Penna… Poi però dopo quest’ultimo e prima di Giuseppe Ungaretti ci si imbatte in un poeta a cui tutt’ora non sono riuscito a dare un nome. Ma a questo punto ha poca importanza. Quello che veramente interessa è ciò che dice. La cinepresa lo segue in un contesto rurale, una casa di campagna, e lui parla appunto del gallo: Non è vero che i galli cantano all’alba, dice. I galli cantano alle due, alle tre, alle quattro. Poco prima dell’alba. E questo canto di notte, se tu sei in dormiveglia, è come un saluto che ti viene da lontano, tanto che io certe volte sollevo la testa e gli dico: Grazie, grazie. Seguita a cantare.

Una volta durante un viaggio in Marocco, in un villaggio dell’Alto Atlante, mi è capitato di dormire all’aperto, sulla terrazza di una casa. Nel corso della notte, durante la quale non caddi mai in un sonno profondo, mi capitò di sentire più volte il canto di un gallo. Proprio come dice il poeta nel documentario: alle due, alle tre, alle quattro. Poco prima dell’alba. E ogni volta, nel silenzio della notte, sotto il cielo stellato, in quel canto sembrava riecheggiare dentro di me una lontananza.

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