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28 Ottobre 2015 Mercoledì 12:48
Il murales di Francesco Totti, la mitologia contemporanea e l'Anti-Ulisse

Arrivo da Via Merruvio, attraverso il grande slargo dove si affaccia l'ingresso del campo della Romulea, sulla sinistra una tabaccheria-cartoleria dall'insolita scritta opalina, come si trattasse di una farmacia, poi un bar, e finalmente: via Apulia. Qui la facciata con il murales di Totti. Il calciatore romano è una delle icone dello sport italiano e ora ha un murales sull'edificio dell'Istituto Comprensivo Alessandro Manzoni, vicino Porta Metronia. È alto 18 metri. Copre tutti e tre i piani della scuola.

Il muro dell'edificio è del giallo della birra chiara. Il numero 10 della Roma, lo si riconosce perfettamente. La fronte solcata come da piccole fessure tra le mattonelle di un antico pavimento, le sopracciglia folte, le orecchie di una grandezza coerente con il resto del viso. Il naso un po' abbondante, la caratteristica popolare più visibile che conserva. Ma è lo sguardo che domina l'immagine. Quieto e deciso. Lo fa sembrare un uomo assertivo, anche se non aggressivo, in virtù di quella indicibile riserva di pietà e compassione che pare galleggiare nel fondo azzurro e acquoso degli occhi. Può apparire, a chi lo guardi, in molti modi, tranne che scomodo ed effimero. Pare già che sia lì da sempre.

È singolare che il murales sia un primo piano a mezzo busto quasi da "anchorman" e non la rappresentazione del calciatore in una delle sue azioni con il pallone attaccato al piede. Non la raffigurazione delle ragioni per cui è un mito. Forse ricalca le immagini delle figurine, forse perché lo è in una forma talmente evidente che non serve neppure raffigurarne le gesta.

La luce anacronistica di un ostinato febbraio trapassa da parte a parte le buie stanze del primo piano della scuola. Oggi è una giornata destinata a rovinarsi, indurirsi di freddo e noia. Lo si vede dalla densità grumosa delle nuvole. Ma ancora no. Partono raggi di sole da minuti rettangoli di cielo azzurro. Le aule le immagino ripiene d'ombra, tranne che per rari triangoli di luce addormentati sul pavimento.

L'opera è nata nel contesto del progetto di street art "Mitologia Contemporanea" in collaborazione con il Municipio VII e l’associazione 999Contemporary. L'autore è Lucamaleonte, l'unico street artist italiano chiamato da Banksy, forse il più grande street artist al mondo, a dipingere al suo Cans Festival nel 2008, e l'opera è stata realizzata con una tecnica incisoria del Quattrocento, con vernici organiche capaci di assorbire l'anidride carbonica.

Davanti all'ingresso della scuola, un gruppetto di ragazzini, che deve aver deciso di prendersi un giorno di vacanza, assedia un pezzo di muro a colpi di pallone, provandolo e riprovandolo, pure nel rischio di farsi scoprire. Il muro dell'ingresso della scuola è tutto un geroglifico di crepe e incrinature. Sfottò tra laziali e romanisti come " 26/5/13 capire tu non puoi" e scritte più difficili da decifrare che semplicemente rovinano e, queste sì, contaminano.

Quello più alto dei tre, giubbetto scuro stretto e pantaloni che non si allontanano neanche di qualche centimetro dai confini ultimi della pelle, se ne esce con: "pensa che certi genitori si sono pure lamentati. Non si rendono conto di chi sia Francesco Totti. Volevano essere consultati e, al massimo, far fare un murales di Erodoto!". "Chi?!", risponde uno dei due, che ancora non aveva avuto il privilegio di toccare il pallone. "Erodoto, lo storico. Roba antica", fa il terzo e in quel momento riceve un passaggio carico di effetto dall'asceta sottile col giubbetto di pelle. Il pallone gli sfugge di qualche metro. Il controllo non è stato dei migliori.

I tre stanno ancora lì a parlottare, non li sento quasi più. Il pallone continua a rimbalzare sul muro. Non sfiora nemmeno la rappresentazione di quell'enorme viso, che parte da qualche metro dall'altezza per guardare ancora più in alto. Per i tre, Totti è un mito. Ma di cosa è fatto un mito? Qual è il suo corpo? Ne ha uno? Scrive Jean Pierre Vernant, uno tra i più grandi studiosi del mondo greco antico, proprio in riferimento al corpo degli dèi, che essi abitano un corpo che è in bilico tra il "sovracorpo" e il non-corpo. "Se si facesse assenza di corpo – continua Vernant- rigetto di corpo, l'equilibrio stesso del politeismo greco si romperebbe, nella sua costante e necessaria tensione tra l'oscurità di cui è impastato il corpo apparente degli esseri umani e la luce sfolgorante di cui risplende, invisibile, il corpo degli dèi". Di cosa è fatto Francesco Totti in quanto mito? Dov'è? Forse anche Totti non è davvero né solo l'uomo, e persino non solo il calciatore, né solo la rappresentazione di questo murales. Ma l'altalena che tocca con i piedi l'uno e con la nuca l'altro.

Se Francesco Totti avesse fatto parte della mitologia classica, invece che di quella contemporanea del Municipio VII, che eroe sarebbe stato? Un Achille? Un Mercurio? Un veggente? O forse nessuno dei tre? Il calciatore romano più famoso al mondo rappresenta semmai un anti-Ulisse: colui che è riuscito nell'impresa di diventare epico senza mai nessun viaggio. E se l'eroe greco ha dovuto compiere innumerevoli viaggi, perdersi infinite volte, smarrirsi nei labirinti del proprio io per poter, infine, ricostruire se stesso e raggiungere la soglia della memorabilità, l'altro non si è mai mosso da casa e allo stesso tempo ha costruito la propria epica, come se tutto quel viaggio di ritorno, tutte quelle peregrinazioni e tutte quelle isole che non facevano che risospingere Ulisse ancora più lontano da Itaca, lo avesse già da sempre conservato al proprio interno. L'eroe che è rimasto dentro il grande raccordo anulare. Come Xavi e Iniesta, che hanno fatto della Catalogna un universale, Totti ha privilegiato il locale rendendolo globale. Capendo che Roma, per svecchiarsi e universalizzarsi, non deve uscire dal raccordo ma restarci il più possibile.

Eppure, pensandoci bene, forse c'è una cosa che rende simili e accomuna persino Ulisse e Totti, come si trattasse di una parentela intima, di sangue. Se, come ha detto Borges nelle sue lezioni del '67 ad Harvard, "l'Odissea è sia il ritorno a casa di Ulisse che le meraviglie e i pericoli del mare, Ulisse -durante tutta la sua vita nel poema- non bada né al canto delle sirene, né alle nozze, né alle delizie di una donna, né alla vastità del mondo ma solo alle salate correnti marine". Così allo stesso modo Francesco Totti non sembra aver pensato alle meraviglie del Real Madrid, al turbinio delle televisioni, alle seduzioni della società dello spettacolo, ma solo, ancora adesso a trentasette anni, così come Ulisse non ha mai smesso di pensare a quelle "salate correnti marine", Totti non ha mai smesso di pensare alle sue irripetibili giocate calcistiche.

 

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10 Luglio 2014 Giovedì 17:20
DARIO GERMANI SUPER TESTIMONIAL DELLA NAZIONALE ITALIANA JAZZISTI
Giovedì, 10.7.2014 h 20:30 al Curi di Perugia Partita del Jazz per la Solidarietà Nazionale Italiana Cantanti vs Nazionale Italiana Jazzisti Biglietto unico 5,00 euro #lostadiopertutti Uno spot da ricordare! Complimenti Dario Germani, giovane artista emergente del Jazz Italiano ! Tutte le info … Continua a leggere
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28 Febbraio 2014 Venerdì 12:48
Il murales di Francesco Totti, la mitologia contemporanea e l'Anti-Ulisse

Arrivo da Via Merruvio, attraverso il grande slargo dove si affaccia l'ingresso del campo della Romulea, sulla sinistra una tabaccheria-cartoleria dall'insolita scritta opalina, come si trattasse di una farmacia, poi un bar, e finalmente: via Apulia. Qui la facciata con il murales di Totti. Il calciatore romano è una delle icone dello sport italiano e ora ha un murales sull'edificio dell'Istituto Comprensivo Alessandro Manzoni, vicino Porta Metronia. È alto 18 metri. Copre tutti e tre i piani della scuola.

Il muro dell'edificio è del giallo della birra chiara. Il numero 10 della Roma, lo si riconosce perfettamente. La fronte solcata come da piccole fessure tra le mattonelle di un antico pavimento, le sopracciglia folte, le orecchie di una grandezza coerente con il resto del viso. Il naso un po' abbondante, la caratteristica popolare più visibile che conserva. Ma è lo sguardo che domina l'immagine. Quieto e deciso. Lo fa sembrare un uomo assertivo, anche se non aggressivo, in virtù di quella indicibile riserva di pietà e compassione che pare galleggiare nel fondo azzurro e acquoso degli occhi. Può apparire, a chi lo guardi, in molti modi, tranne che scomodo ed effimero. Pare già che sia lì da sempre.

È singolare che il murales sia un primo piano a mezzo busto quasi da "anchorman" e non la rappresentazione del calciatore in una delle sue azioni con il pallone attaccato al piede. Non la raffigurazione delle ragioni per cui è un mito. Forse ricalca le immagini delle figurine, forse perché lo è in una forma talmente evidente che non serve neppure raffigurarne le gesta.

La luce anacronistica di un ostinato febbraio trapassa da parte a parte le buie stanze del primo piano della scuola. Oggi è una giornata destinata a rovinarsi, indurirsi di freddo e noia. Lo si vede dalla densità grumosa delle nuvole. Ma ancora no. Partono raggi di sole da minuti rettangoli di cielo azzurro. Le aule le immagino ripiene d'ombra, tranne che per rari triangoli di luce addormentati sul pavimento.

L'opera è nata nel contesto del progetto di street art "Mitologia Contemporanea" in collaborazione con il Municipio VII e l’associazione 999Contemporary. L'autore è Lucamaleonte, l'unico street artist italiano chiamato da Banksy, forse il più grande street artist al mondo, a dipingere al suo Cans Festival nel 2008, e l'opera è stata realizzata con una tecnica incisoria del Quattrocento, con vernici organiche capaci di assorbire l'anidride carbonica.

Davanti all'ingresso della scuola, un gruppetto di ragazzini, che deve aver deciso di prendersi un giorno di vacanza, assedia un pezzo di muro a colpi di pallone, provandolo e riprovandolo, pure nel rischio di farsi scoprire. Il muro dell'ingresso della scuola è tutto un geroglifico di crepe e incrinature. Sfottò tra laziali e romanisti come " 26/5/13 capire tu non puoi" e scritte più difficili da decifrare che semplicemente rovinano e, queste sì, contaminano.

Quello più alto dei tre, giubbetto scuro stretto e pantaloni che non si allontanano neanche di qualche centimetro dai confini ultimi della pelle, se ne esce con: "pensa che certi genitori si sono pure lamentati. Non si rendono conto di chi sia Francesco Totti. Volevano essere consultati e, al massimo, far fare un murales di Erodoto!". "Chi?!", risponde uno dei due, che ancora non aveva avuto il privilegio di toccare il pallone. "Erodoto, lo storico. Roba antica", fa il terzo e in quel momento riceve un passaggio carico di effetto dall'asceta sottile col giubbetto di pelle. Il pallone gli sfugge di qualche metro. Il controllo non è stato dei migliori.

I tre stanno ancora lì a parlottare, non li sento quasi più. Il pallone continua a rimbalzare sul muro. Non sfiora nemmeno la rappresentazione di quell'enorme viso, che parte da qualche metro dall'altezza per guardare ancora più in alto. Per i tre, Totti è un mito. Ma di cosa è fatto un mito? Qual è il suo corpo? Ne ha uno? Scrive Jean Pierre Vernant, uno tra i più grandi studiosi del mondo greco antico, proprio in riferimento al corpo degli dèi, che essi abitano un corpo che è in bilico tra il "sovracorpo" e il non-corpo. "Se si facesse assenza di corpo – continua Vernant- rigetto di corpo, l'equilibrio stesso del politeismo greco si romperebbe, nella sua costante e necessaria tensione tra l'oscurità di cui è impastato il corpo apparente degli esseri umani e la luce sfolgorante di cui risplende, invisibile, il corpo degli dèi". Di cosa è fatto Francesco Totti in quanto mito? Dov'è? Forse anche Totti non è davvero né solo l'uomo, e persino non solo il calciatore, né solo la rappresentazione di questo murales. Ma l'altalena che tocca con i piedi l'uno e con la nuca l'altro.

Se Francesco Totti avesse fatto parte della mitologia classica, invece che di quella contemporanea del Municipio VII, che eroe sarebbe stato? Un Achille? Un Mercurio? Un veggente? O forse nessuno dei tre? Il calciatore romano più famoso al mondo rappresenta semmai un anti-Ulisse: colui che è riuscito nell'impresa di diventare epico senza mai nessun viaggio. E se l'eroe greco ha dovuto compiere innumerevoli viaggi, perdersi infinite volte, smarrirsi nei labirinti del proprio io per poter, infine, ricostruire se stesso e raggiungere la soglia della memorabilità, l'altro non si è mai mosso da casa e allo stesso tempo ha costruito la propria epica, come se tutto quel viaggio di ritorno, tutte quelle peregrinazioni e tutte quelle isole che non facevano che risospingere Ulisse ancora più lontano da Itaca, lo avesse già da sempre conservato al proprio interno. L'eroe che è rimasto dentro il grande raccordo anulare. Come Xavi e Iniesta, che hanno fatto della Catalogna un universale, Totti ha privilegiato il locale rendendolo globale. Capendo che Roma, per svecchiarsi e universalizzarsi, non deve uscire dal raccordo ma restarci il più possibile.

Eppure, pensandoci bene, forse c'è una cosa che rende simili e accomuna persino Ulisse e Totti, come si trattasse di una parentela intima, di sangue. Se, come ha detto Borges nelle sue lezioni del '67 ad Harvard, "l'Odissea è sia il ritorno a casa di Ulisse che le meraviglie e i pericoli del mare, Ulisse -durante tutta la sua vita nel poema- non bada né al canto delle sirene, né alle nozze, né alle delizie di una donna, né alla vastità del mondo ma solo alle salate correnti marine". Così allo stesso modo Francesco Totti non sembra aver pensato alle meraviglie del Real Madrid, al turbinio delle televisioni, alle seduzioni della società dello spettacolo, ma solo, ancora adesso a trentasette anni, così come Ulisse non ha mai smesso di pensare a quelle "salate correnti marine", Totti non ha mai smesso di pensare alle sue irripetibili giocate calcistiche.

 

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20 Luglio 2013 Sabato 11:31
La nuova maglia della Roma, Maicon, Marquinhos, Strootman e l'oasi irripetibile del calcio

È tempo di divise e divisioni. Già, perché se dall’11 luglio sono in vendita le nuove maglie della squadra della capitale è da pochi giorni che si è ufficializzato l’arrivo del centrocampista Strootman, tra l’euforia enigmatica dei tifosi a Fiumicino, e la cessione di Marquinhos al Psg per 35 milioni di euro. Non sarebbe dovuto andare perché la cessione del giovanissimo talento brasiliano è, così la pensa Valdiserri, uno dei più importanti giornalisti che si occupa da tempo della Roma, il simbolo di una più ampia rinuncia del progetto giallorosso; puntare sui giovani. Per altri, anche a malincuore, sarebbe davvero difficile rinunciare a 30 milioni di plusvalenza. Anche l’arrivo di Maicon è un fiume che si biforca: è ancora un grandissimo campione, gli uni, lo è stato ma ora è troppo vecchio, gli altri.

Ad ogni modo, non resisto alla tentazione, attraversando l’aria d’estate di Roma, di andare a comprare una di quelle nuove magliette. Il nuovo rosso amaranto e la precisione di quel colletto ripiegato su se stesso l’avvicinano alle magliette del mio immaginario, pulite e semplici, di quelle che per nominarle ti verrebbe da dire “casacche” più che il neutro “tenuta” o l’abusato “maglietta”. Di certo non la chiamerei per quel che è, una “divisa”. Ho sempre fatto fatica ad associare questo nome ad una squadra di calcio. Guardare una squadra di calcio è un’oasi. Un irripetibile. Una rarità che di volta in volta, ogni domenica nello stupore, torna nuovamente a rinascere. Per questo ho sempre fatto fatica a pensarle come divise, qualcosa di troppo simile ai grembiuli di scuola o agli eserciti militari, costantemente uguali a se stessi.

Un poco più lontane, ma non così troppo, le dichiarazioni del nuovo allenatore della Roma, Garcia, che ha apostrofato ciascuno dei tifosi fuori dalle porte di Trigoria, protestando scontenti e rabbiosi contro la “nuova” dirigenza americana e contro la squadra, come tifosi in fondo “laziali”. Le divisioni e lo scernimento sono interne anche a molte radio romane. Un giornalista contro l’altro (Dotto vs. Catalani) su una parola buttata lì da Rudi Garcia che, con tutta probabilità, ha solo troppo golosamente ricercato un'uscita forte, una soluzione subitanea, che facesse scendere il grado di rabbia e concitamento.

Eppure, forse, la radicalità dei tifosi romanisti, ampiamente giustificata dalle ragioni contingenti che da due anni vedono la Roma fallire ciascun obbiettivo dichiarato a inizio stagione, è peculiarità intrinseca a questo sport. Forse è vero quel che disse, in occasione della tragedia dell’Heysel, lo scrittore cubano Guillermo Cabrera Infante: “quel gioco nefasto incita alla violenza perché è violento in sé: si gioca con i piedi, e vi sono pochi movimenti feroci come quello che comporta lo sferrare un calcio”.

Forse per colpa della pioggia inattesa che ha colpito Roma come un ladro di notte, nel negozio non c’è nessuno. Attaccate alle stampelle, subito davanti all’entrata, una decina di nuove magliette. Mentre mi avvicino penso di capire perché le chiamino divise. Forse ha a che fare con la necessità di dividere, di separare. Rivendicare l’esclusività della propria identità.

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27 Maggio 2013 Lunedì 12:39
La Lazio vince la Coppa Italia contro la Roma e si guadagna un posto nella prossima Europa League
La Lazio vince la Coppa Italia contro la Roma e si guadagna in posto nella pross
Data evento: 
27.05.2013

Nel derby più importante dell'anno la spuntano i biancazzurri. La partita è noiosa e con poche occasioni da gol. Determinante la rete di Lulic

Il derby più importante dell'anno, quello della finale di Coppa Italia, vede vincere la Lazio per 1-0 contro la Roma grazie al gol partita di Lucic.

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20 Maggio 2013 Lunedì 16:27
La Roma vince contro il Napoli all'Olimpico e si carica per il derby finale di Coppa Italia
La Roma vince contro il Napoli all'Olimpico e si carica per il derby finale di C

Foto di ilmessaggero.it

Data evento: 
20.05.2013

La stagione e l'accesso all'Europa si decideranno con l'esito della finale di Coppa Italia contro la Lazio

La Roma supera il Napoli all'Olimpico per l'ultima di campionato. La partita ha poco significato per il piazzamento finale ma ne esce un match vivace, soprattutto nel primo tempo.

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20 Maggio 2013 Lunedì 15:44
La Lazio perde l'ultima di campionato col Cagliari sul neutro di Trieste: Petko deluso
La Lazio perde l'ultima di campionato col Cagliari sul neutro di Trieste: Petko
Data evento: 
20.05.2013

La stagione e l'accesso all'Europa si decideranno con l'esito della finale di Coppa Italia contro la Roma

Sul neutro di Trieste, la Lazio trova un Cagliari che le si oppone onorando il campionato e che la spunta con un gol di Dessena. Sfuma così la certezza di accesso all'Europa League (agguantato dall'Udinese) che invece andrà guadagnata nella finale di Coppa Italia nel derby contro la Roma.

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2 Aprile 2013 Martedì 16:17
La Roma perde a Palermo 2-0 senza essere praticamente mai stata in partita
La Roma perde a Palermo 2-0 senza essere praticamente mai stata in partita

Foto di ftbpro.com

Data evento: 
02.04.2013

I padroni di casa, che non vincevano da 4 mesi, in gol con Ilicic e Miccoli

Troppo brutta la Roma vista contro il Palermo, per essere vera. Dopo 5 risultati utili, grazie alla cura andreazzoli, i giallorossi naufragano miseramente contro i rosanero che non vincevano da novembre.

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18 Marzo 2013 Lunedì 10:54
La Roma vince all'Olimpico 2-0 contro il Parma e aggancia il quinto posto
La Roma vince all'Olimpico 2-0 contro il Parma e aggancia il quinto posto

Foto di ilmessaggero.it

Data evento: 
18.03.2013

Totti e Lamela assicurano la vittoria ai giallorossi. Il capitano supera anche Nordhal per il record di tutti i tempi arrivando a quota 226 e puntando Piola a quota 274

La Roma vince ancora e stavolta a farne le spese è il Parma, che esce dall'Olimpico sconfitto per 2-0. La cura Andreazzoli ha rinvigorito la classifica dei giallorossi fadendogli toccare quota 47, agganciando al quinto posto Inter (che deve recuperare una partita) e Lazio.

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18 Marzo 2013 Lunedì 09:56
La Lazio perde 1-0 a Torino sotto la neve dopo un'ora e un quarto di inferiorità numerica
La Lazio perde 1-0 a Torino sotto la neve dopo un'ora e un quarto di inferiorità

Foto di ilmessaggero.it

Data evento: 
18.03.2013

Visti il campo al limite della praticabilità e l'espulsione di Ciani, i biancocelesti escono a testa alta nonostante la sconfitta

La Lazio ha sfiorato l'impresa di resistere in 10 sotto la neve per quasi tutta la partita contro il Torino ma nel finale il gol di Jonathas assicura i tre punti ai padroni di casa granata.

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