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28 Febbraio 2014 Venerdì 12:48
Il murales di Francesco Totti, la mitologia contemporanea e l'Anti-Ulisse

Arrivo da Via Merruvio, attraverso il grande slargo dove si affaccia l'ingresso del campo della Romulea, sulla sinistra una tabaccheria-cartoleria dall'insolita scritta opalina, come si trattasse di una farmacia, poi un bar, e finalmente: via Apulia. Qui la facciata con il murales di Totti. Il calciatore romano è una delle icone dello sport italiano e ora ha un murales sull'edificio dell'Istituto Comprensivo Alessandro Manzoni, vicino Porta Metronia. È alto 18 metri. Copre tutti e tre i piani della scuola.

Il muro dell'edificio è del giallo della birra chiara. Il numero 10 della Roma, lo si riconosce perfettamente. La fronte solcata come da piccole fessure tra le mattonelle di un antico pavimento, le sopracciglia folte, le orecchie di una grandezza coerente con il resto del viso. Il naso un po' abbondante, la caratteristica popolare più visibile che conserva. Ma è lo sguardo che domina l'immagine. Quieto e deciso. Lo fa sembrare un uomo assertivo, anche se non aggressivo, in virtù di quella indicibile riserva di pietà e compassione che pare galleggiare nel fondo azzurro e acquoso degli occhi. Può apparire, a chi lo guardi, in molti modi, tranne che scomodo ed effimero. Pare già che sia lì da sempre.

È singolare che il murales sia un primo piano a mezzo busto quasi da "anchorman" e non la rappresentazione del calciatore in una delle sue azioni con il pallone attaccato al piede. Non la raffigurazione delle ragioni per cui è un mito. Forse ricalca le immagini delle figurine, forse perché lo è in una forma talmente evidente che non serve neppure raffigurarne le gesta.

La luce anacronistica di un ostinato febbraio trapassa da parte a parte le buie stanze del primo piano della scuola. Oggi è una giornata destinata a rovinarsi, indurirsi di freddo e noia. Lo si vede dalla densità grumosa delle nuvole. Ma ancora no. Partono raggi di sole da minuti rettangoli di cielo azzurro. Le aule le immagino ripiene d'ombra, tranne che per rari triangoli di luce addormentati sul pavimento.

L'opera è nata nel contesto del progetto di street art "Mitologia Contemporanea" in collaborazione con il Municipio VII e l’associazione 999Contemporary. L'autore è Lucamaleonte, l'unico street artist italiano chiamato da Banksy, forse il più grande street artist al mondo, a dipingere al suo Cans Festival nel 2008, e l'opera è stata realizzata con una tecnica incisoria del Quattrocento, con vernici organiche capaci di assorbire l'anidride carbonica.

Davanti all'ingresso della scuola, un gruppetto di ragazzini, che deve aver deciso di prendersi un giorno di vacanza, assedia un pezzo di muro a colpi di pallone, provandolo e riprovandolo, pure nel rischio di farsi scoprire. Il muro dell'ingresso della scuola è tutto un geroglifico di crepe e incrinature. Sfottò tra laziali e romanisti come " 26/5/13 capire tu non puoi" e scritte più difficili da decifrare che semplicemente rovinano e, queste sì, contaminano.

Quello più alto dei tre, giubbetto scuro stretto e pantaloni che non si allontanano neanche di qualche centimetro dai confini ultimi della pelle, se ne esce con: "pensa che certi genitori si sono pure lamentati. Non si rendono conto di chi sia Francesco Totti. Volevano essere consultati e, al massimo, far fare un murales di Erodoto!". "Chi?!", risponde uno dei due, che ancora non aveva avuto il privilegio di toccare il pallone. "Erodoto, lo storico. Roba antica", fa il terzo e in quel momento riceve un passaggio carico di effetto dall'asceta sottile col giubbetto di pelle. Il pallone gli sfugge di qualche metro. Il controllo non è stato dei migliori.

I tre stanno ancora lì a parlottare, non li sento quasi più. Il pallone continua a rimbalzare sul muro. Non sfiora nemmeno la rappresentazione di quell'enorme viso, che parte da qualche metro dall'altezza per guardare ancora più in alto. Per i tre, Totti è un mito. Ma di cosa è fatto un mito? Qual è il suo corpo? Ne ha uno? Scrive Jean Pierre Vernant, uno tra i più grandi studiosi del mondo greco antico, proprio in riferimento al corpo degli dèi, che essi abitano un corpo che è in bilico tra il "sovracorpo" e il non-corpo. "Se si facesse assenza di corpo – continua Vernant- rigetto di corpo, l'equilibrio stesso del politeismo greco si romperebbe, nella sua costante e necessaria tensione tra l'oscurità di cui è impastato il corpo apparente degli esseri umani e la luce sfolgorante di cui risplende, invisibile, il corpo degli dèi". Di cosa è fatto Francesco Totti in quanto mito? Dov'è? Forse anche Totti non è davvero né solo l'uomo, e persino non solo il calciatore, né solo la rappresentazione di questo murales. Ma l'altalena che tocca con i piedi l'uno e con la nuca l'altro.

Se Francesco Totti avesse fatto parte della mitologia classica, invece che di quella contemporanea del Municipio VII, che eroe sarebbe stato? Un Achille? Un Mercurio? Un veggente? O forse nessuno dei tre? Il calciatore romano più famoso al mondo rappresenta semmai un anti-Ulisse: colui che è riuscito nell'impresa di diventare epico senza mai nessun viaggio. E se l'eroe greco ha dovuto compiere innumerevoli viaggi, perdersi infinite volte, smarrirsi nei labirinti del proprio io per poter, infine, ricostruire se stesso e raggiungere la soglia della memorabilità, l'altro non si è mai mosso da casa e allo stesso tempo ha costruito la propria epica, come se tutto quel viaggio di ritorno, tutte quelle peregrinazioni e tutte quelle isole che non facevano che risospingere Ulisse ancora più lontano da Itaca, lo avesse già da sempre conservato al proprio interno. L'eroe che è rimasto dentro il grande raccordo anulare. Come Xavi e Iniesta, che hanno fatto della Catalogna un universale, Totti ha privilegiato il locale rendendolo globale. Capendo che Roma, per svecchiarsi e universalizzarsi, non deve uscire dal raccordo ma restarci il più possibile.

Eppure, pensandoci bene, forse c'è una cosa che rende simili e accomuna persino Ulisse e Totti, come si trattasse di una parentela intima, di sangue. Se, come ha detto Borges nelle sue lezioni del '67 ad Harvard, "l'Odissea è sia il ritorno a casa di Ulisse che le meraviglie e i pericoli del mare, Ulisse -durante tutta la sua vita nel poema- non bada né al canto delle sirene, né alle nozze, né alle delizie di una donna, né alla vastità del mondo ma solo alle salate correnti marine". Così allo stesso modo Francesco Totti non sembra aver pensato alle meraviglie del Real Madrid, al turbinio delle televisioni, alle seduzioni della società dello spettacolo, ma solo, ancora adesso a trentasette anni, così come Ulisse non ha mai smesso di pensare a quelle "salate correnti marine", Totti non ha mai smesso di pensare alle sue irripetibili giocate calcistiche.

 

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