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Giovedì 27 Novembre 2025 13:11

Mattarella: «Aiutare la vita a sbocciare. Non siamo condannati al declino»



Il presidente della Repubblica all'inaugurazione della V edizione degli Stati generali della natalità, all'Auditorium Conciliazione. «La nostra società invecchia e non si rigenera. I giovani sono pochi. «È la vita, è il futuro, che rischiano di venire ridimensionati»

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«La struttura, l’equilibrio demografico di un Paese riflettono il progetto di vita che lo connota. Sono l’immagine della libertà dei suoi cittadini nel definirne il futuro. Sono il termometro, talvolta, di atteggiamenti che portano lo Stato ad assumere il suo popolo non come la base costitutiva della comunità bensì come elemento di affermazione». Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella partecipando questa mattina, 27 novembre, alla sessione di apertura della V edizione degli Stati generali della natalità, all’Auditorium Conciliazione. Una due giorni, fino a venerdì 28, per fare il punto della situazione in Italia, mettendo a confronto dati, numeri ed esperienze.

Nell’analisi di Mattarella, «in uno Stato democratico come la nostra Repubblica i temi della natalità si caratterizzano, in altri termini, come espressione alta del dovere delle strutture pubbliche di porre i cittadini nella condizione di esprimere in piena libertà la loro vocazione alla genitorialità, nell’interesse del bene comune. Ciascun popolo, ciascuna comunità sa bene che la continuità si manifesta nel succedersi delle generazioni. E il livello di sostituzione, di avvicendamento che le accompagna è conseguenza del modello di società che si sarà concorso a costruire. È un tema vitale per il nostro Paese e per l’intero continente europeo», ha rilevato.

Gli squilibri demografici producono mutamenti e crisi. «La nostra società invecchia – ha proseguito il capo dello Stato – e va ascritto, come è stato ricordato poc’anzi, come un successo che aumentino i tempi della vita; ma, al tempo stesso, non si rigenera, o lo fa soltanto parzialmente. I giovani sono pochi. Come mai è avvenuto nella storia passata, salvo forse soltanto dopo guerre devastanti e per aree specifiche. Inoltre, con disallineamenti che fanno riflettere», dato che proprio «laddove i consumi privati appaiono più alti, si riscontra minore generatività».

Gli effetti strutturali degli squilibri «sono noti su tutti i terreni: quello sociale, del sistema di welfare; quello economico-occupazionale. Sono questioni che attengono anzitutto ai beni immateriali della comunità, al suo grado di civiltà, di coesione sociale», sono ancora le parole del presidente, che ha ricordato le parole di Papa Francesco all’edizione degli Stati generali di due anni fa, secondo cui la natalità «è l’indicatore principale per misurare la speranza, la speranza di un popolo». Parole che «devono far riflettere – l’annotazione di Mattarella -. È la vita, è il futuro, che rischiano di venire toccati, ridimensionati». Sono beni non misurabili con cifre, «dai quali però dipendono la qualità e l’energia del nostro vivere, il nostro rapporto con il presente e con il domani, la percezione della sicurezza e quella della precarietà».

Per il capo dello Stato, sull’apertura alla vita si fondano «valori umani che sono decisivi per costruire coscienze libere e pensare al bene comune. Il tema delle nascite importa fattori culturali, sociali, antropologici che contribuiscono a chiudere nel presente gli orizzonti personali e sociali. Il decremento delle nascite, il calo di popolazione, incrociano la questione dei territori e sono le aree interne a subire gli effetti del declino demografico. Il “rinnovo generazionale debole” – che viene messo in luce qui quest’oggi – inciderà sulla sostenibilità dei conti pubblici, oltre che sulla coesione intergenerazionale».

In questo orizzonte, «il ruolo delle pubbliche istituzioni non è affatto indifferente, così come lo è la vitalità del tessuto economico. Condizioni adeguate di retribuzione e sviluppo dei servizi sociali consentono orizzonti di vita nei quali è possibile orientare le proprie scelte verso la gioia di avere figli e non verso la rinuncia ad averne». Ma «in una società centrata sulla velocità, sul tempo reale, i giovani – e non per loro responsabilità – vengono messi in condizione di rischiare di essere in costante ritardo. Ma non è loro responsabilità. In ritardo nel trovare una occupazione stabile. In ritardo nel rendersi autonomi dalla famiglia di origine. In ritardo nell’avere accesso a una propria abitazione. In ritardo nel mettere su famiglia. In ritardo anche nell’avere figli».

Eppure, ha ribadito il presidente, «la generatività ha valore umano e ha valore sociale. È la società nel suo insieme che deve comporre un ambiente favorevole e assicurare piena libertà di poter avere dei figli. È il senso di una coscienza collettiva, capace di sviluppare reti di solidarietà. È un dibattito che appartiene interamente al discorso pubblico». Ed è un dovere indicato anche dalla Costituzione, all’articolo 31: «La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose. Protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo».

Ancora, Mattarella ha citato l’intervento del presidente della Fondazione per la natalità Gigi De Palo ribadendo che «affrontare i temi della natalità nel nostro Paese non è in contrapposizione con l’integrazione dei migranti i e delle loro famiglie, che con il loro lavoro contribuiscono al benessere della nostra comunità. Si tratta da parte loro di un contributo prezioso – ha commentato -. Occorre aiutare la vita a sbocciare e porre le persone al centro degli interessi della comunità. Per questo la vostra riflessione è importante: non siamo condannati al declino. Il nostro domani è nelle nostre mani».

27 novembre 2025

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