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Giovedì 27 Novembre 2025 10:11

Benvenuti alla rubrica mensile Cucina e Astrologia nell’Antica Roma! – Novembre

Benvenuti alla rubrica mensile Cucina e Astrologia nell’Antica Roma!  Ispirata al libro “L’arte della tavola nella Roma Imperiale” di P. Drachline e C. Petit-Castelli, rinnoviamo l’appuntamento della rubrica culinaria per il mese di novembre. Nell’antica Roma, sebbene non esistessero “ricette zodiacali”, si credeva che la dieta fosse influenzata dagli astri e dalle divinità. Nel Satyricon di Petronio, il celebre […]

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Ispirata al libro “L’arte della tavola nella Roma Imperiale” di P. Drachline e C. Petit-Castelli, rinnoviamo l’appuntamento della rubrica culinaria per il mese di novembre.

Nell’antica Roma, sebbene non esistessero “ricette zodiacali”, si credeva che la dieta fosse influenzata dagli astri e dalle divinità. Nel Satyricon di Petronio, il celebre episodio di Trimalcione descrive un vassoio con i dodici segni zodiacali, ciascuno accompagnato da un piatto specifico, intrecciando cucina e simbolismo astrale. Unisciti a noi ogni mese per scoprire la storia, i sapori e i segreti della cucina dell’antica Roma, celebrando le tradizioni della nostra capitale attraverso piatti che raccontano la sua ricca cultura!

Petronio per il segno zodiacale dello Scorpione associa minuscoli pesciolini di mare. Scopriamo una ricetta dell’antica Roma a base di pesce!


Mosaico con raffigurazione di pesci I secolo d.C., (foto Neva Gasparo. Archivio Museo Archeologico Nazionale di Aquileia su concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Polo Museale del Friuli Venezia Giulia)

Ingredienti per 4 persone:

  • 500 gr di sardine fresche (o altri pesci piccoli come ghiozzi o cicerelli)
  • 50 gr di uvetta secca
  • Una manciata di prezzemolo (o levistico)
  • 3 piccole cipolle bianche affettate finemente
  • 1 bicchiere di vino bianco
  • 1 cucchiaino di garum
  • 1 cucchiaio d’olio d’oliva
  • 1 cucchiaio di farina o fecola di patate
Tempo di cottura 15 minuti

“Fate innanzitutto lessare i pesci; preparate poi una salsa, mettendo in un recipiente di coccio l’uvetta, il pepe, il prezzemolo, la cipolla, il vino, l’olio e i garum. Fate cuocere una decina di minuti. Gettate nella salsa i pesciolini cotti, legate il tutto con la farina e servite.”


Roman mosaic from in house VIII.2.16 in Pompeii[1]. Museo Archeologico Nazionale (Naples), inv. nr. 120177

Dovete sapere che grazie alla costruzione della via Appia, nel IV-III secolo a.C., Roma è riuscita a collegarsi stabilmente con il mondo greco, diventando non solo un ponte politico e commerciale, ma anche un modo per scoprire dei sapori nuovi. La tradizione culinaria greca, soprattutto nel campo dei prodotti ittici, era già articolata e colta: acciughe salate, anguille, pesci di stagione compaiono nella cucina ellenica da secoli.

A metà IV secolo a.C., Archestrato di Gela scrive un vero e proprio manifesto del buongustaio, l’Hedypatheia, in cui elenca specie pregiate, luoghi di pesca ideali e tecniche di cottura. Egli parla anche della cottura “in cartoccio” con origano, un procedimento sorprendentemente simile a quello moderno. La Grecia classica prediligeva la semplicità e l’equilibrio, ma in età ellenistica la cucina divenne sempre più elaborata e ricercata: il pesce diventa da quel momento un alimento da intenditori e un segno di distinzione aristocratica. Così quando Roma entrò in contatto con questa cultura, l’élite si appassionò subito. Già in età tardo-repubblicana la domanda divenne tale che molti aristocratici costruirono nei loro giardini e nelle loro ville dei veri allevamenti marini (vivaria) per disporre sempre di pesce fresco. L’offerta naturale, però, era limitata: per questo, come notava Plinio il Vecchio, il costo dei pesci più ricercati cresceva in proporzione ai rischi della pesca.

La gastronomia romana distingueva rapidamente i pesci più ordinari da quelli destinati ai banchetti dei ricchi. Le specie meno pregiate, insieme alle interiora di vari animali, diventavano base del garum, la celebre salsa di pesce fermentato con erbe e aromi, onnipresente nella cucina romana.

 

Riferimenti bibliografici:

  • P. Drachline, C. Petit-Castelli, L’Arte della Tavola nella Roma imperiale, 110 ricette degli antichi romani riscoperte per i buongustai d’oggi, S. Edizioni, Milano 1984
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