Domenica 24 Maggio 2026 21:05
Le pillole di Polly: recensione di La signora nel lago di Raymond Chandler
È un cinico, Philip Marlowe. Uno di quelli che, quando gli fanno un sorriso, si...
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È un cinico, Philip Marlowe. Uno di quelli che, quando gli fanno un sorriso, si chiede sempre che cosa nasconde chi glielo ha fatto, e cosa ci guadagna.
Forse, chissà, c’è stato un tempo in cui non era così. Ma a forza di fare il detective privato a Los Angeles ci è diventato.
E come potrebbe essere diversamente, vista la corruzione con cui deve combattere quotidianamente in una città in cui, a dispetto del nome, non c’è nemmeno l’ombra di un angelo?
Il fatto è che, a Marlowe, lo schifo che lo circonda non piace nemmeno un po’. Ha scelto di fare il detective per soldi, certo. Tuttavia, è profondamente onesto e rispetta le regole, anche se a volte gli costa molto caro.
Chi rimesta nel torbido, infatti, dà fastidio a molti, e Marlowe spesso e volentieri rischia che qualche “cattivo” gli faccia la festa. Tuttavia, nessuno più di lui sa come trattare con i delinquenti e, alla fine, riesce sempre a cavarsela.
Stavolta, però, Marlowe ha ricevuto un incarico che gli fa sentire puzza di bruciato ancora più del solito. Ad ingaggiarlo è stato tale Derace Kingsley, un riccastro che ha ricevuto un telegramma con cui la moglie, Crystal, gli comunica di essere scappata con un altro uomo. Da allora, se ne sono perse le tracce; è come se fosse sparita nel nulla. Inizialmente, a Marlowe viene da sorridere; nel fatto che non si riesca a trovare una donna fuggita con l’amante non vede proprio niente di misterioso. Eppure, il suo cliente continua a ripetere che qualcosa non gli quadra e che teme che la moglie sia in pericolo.
E quando viene trovato il cadavere di una donna in un laghetto vicino ad una baita di montagna di proprietà di Kingsley, Marlowe intuisce che dietro le tende del sipario si nasconde un ginepraio di guai.
E indaga.
Un lettore che si approcci a Raymond Chandler nel 2026 deve stare attento a non cadere in un equivoco. Se non tiene bene a mente che i suoi romanzi sono stati scritti a partire dagli anni Trenta del secolo scorso, infatti, corre il rischio di giudicarlo un autore di gialli come tanti, che si è limitato a riproporre il classico personaggio del detective disincantato, ma dal cuore d’oro; per di più, Marlowe non è nemmeno un tipo con la battuta pronta come, ad esempio, il vicequestore Rocco Schiavone di Antonio Manzini.
Quello che rende Chandler un genio, però, è che è stato lui, insieme ad un altro mostro sacro come Dashiell Hammett, ad aver inventato il genere del giallo hard boiled, in cui questo tipo di personaggio compare per la prima volta. Quindi, le schiere di poliziotti, detective, avvocati e affini rigorosamente cinici e disincantati, che al giorno d’oggi popolano i libri gialli in bella vista sugli scaffali di librerie e biblioteche, devono tutto a Chandler.
Qualcuno ha cercato di imitarlo in modo sfacciato, come ha fatto James Ellroy con il personaggio del detective Freddy Otash.
Peccato che il risultato non sia assolutamente all’altezza.
Ecco perché, ora come allora, leggere Raymond Chandler è imprescindibile per chi voglia comprendere appieno le origini di un genere che ci piace da pazzi.
Ed ecco perché non finiremo mai di ringraziare il vecchio Ray.
Federica Focà
