Martedì 9 Giugno 2026 13:06
“Magnifica humanitas”, «lettura sapienziale dei segni dei tempi»


Aperto dal cardinale Reina alla Lateranense l'incontro sull'enciclica di Papa Leone XIV. Il rettore Amarante: «Disarmare l'intelligenza artificiale». Gli interventi di Cosentino, Spizzichini e Cicione
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È iniziato dall’aula magna della Pontificia Università Lateranense il cammino della diocesi di Roma per approfondire la Magnifica humanitas, la prima enciclica di Papa Leone XIV. Questa mattina, 9 giugno, si è svolto un primo momento di riflessione che proseguirà anche nei settori e nelle prefetture della diocesi, come auspicato dal cardinale vicario e gran cancelliere dell’ateneo, Baldo Reina, con l’obiettivo di fornire alla comunità ecclesiale gli strumenti principali per «avviare un discernimento condiviso, capace di penetrare le radici spirituali e culturali delle trasformazioni in atto», evitando che «il susseguirsi delle emergenze decida la direzione del cammino» da intraprendere.
Il porporato si è poi soffermato sul termine «discernimento» che ritiene essere la parola più ricorrente nel documento magisteriale, un invito a «saper leggere e discernere i segni dei tempi». Con Magnifica humanitas, ha riflettuto, Leone «ha offerto una lettura davvero sapienziale di uno dei segni dei tempi con i quali dovremo confrontarci», ha aggiunto il vicario sottolineando che il perno della riflessione non è la tecnologia in sé quanto «ciò che ci rende umani». Il testo del Papa, ha concluso Reina, unita alla sfida dell’intelligenza artificiale, della cura dell’uomo in questo tempo «possono aiutare ad essere più umani, a riflettere su ciò che ci rende davvero unici agli occhi di Dio».
Da parte dell’arcivescovo Alfonso Amarante, rettore della Lateranense, un’approfondita analisi dell’enciclica che «si presenta con una struttura ben definita, una vera e propria architettura concettuale pensata per rispondere alle sfide del mondo contemporaneo». Un’attualità minacciata dal transumanesimo e dalla cultura della potenza, dove i corpi sono considerati hardware e i droni simboli di una guerra praticabile. «Una cultura della potenza che deve essere contrastata dalla civiltà dell’amore» ha affermato il rettore secondo il quale è «necessario disarmare l’intelligenza artificiale» rompendo i monopoli e assumendo «uno sguardo di misericordia». Questo è il tempo di «assumere la responsabilità delle decisioni – le parole di Amarante -, sapendo che dietro ogni decisione ci sono persone, non ci sono oggetti da spostare. Regole che salvaguardano in modo particolare i vulnerabili».
Don Francesco Cosentino, docente di Teologia alla Pontificia Università Lateranense, il quale ha chiarito che non bisogna fraintendere la natura teologica del documento di Papa Leone, precisando infatti che «non è un’enciclica sull’intelligenza artificiale, o che tratta un tema sociale di contesto che, dunque, essendo poco religioso, interessa anche il mondo laico. Il pensiero antropologico dell’enciclica è cristologico volto a preservare l’autenticità e la fragilità umana».
Per don Andrea Pizzichini, dell’Accademia Alfonsiana, l’intelligenza artificiale, «pur nascendo da un termine commerciale» che fa pensare solo al profitto in realtà «rappresenta una straordinaria opportunità filosofica, antropologica e spirituale», induce a chiedersi cosa ci renda davvero umani. Una domanda che fa da sfondo a tutta l’enciclica, ha proseguito. «Paradossalmente la tecnologia, ciò che sembra più antiumano, più arido, è ciò che ha iniziato a suscitare le domande anche nel mondo più laico». Anche le grandi aziende, ha concluso Pizzichini, «hanno riconosciuto nella Chiesa un interlocutore valido perché, nonostante il paradigma tecnocratico si rendono conto che c’è una domanda che non tace neanche nel cuore più tecnologico: cosa ci rende davvero umani?».
Infine Francesco Cicione, fondatore e presidente di Entopan, ha spiegato che con il suo team sta realizzando Colnissar «un modello generativo di intelligenza artificiale, una delle esperienze più avanzate a livello europeo. Le sfide che l’enciclica ci affida sono realizzabili dal punto di vista tecnico e noi lo stiamo facendo». A suo parere questa non è una strada percorribile anche dai grandi player tecnologici perché «il modello sapienziale è incompatibile con i loro obiettivi. Non massimizza i profitti».
9 giugno 2026
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