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Domenica 21 Marzo 2021 18:03

“VianDante”: i luoghi della “Divina Commedia” nel Lazio (2)

“Vides ut alta stet nive candidum Soracte” “Vedi, che il gelido Soratte è candido di neve rigida” (Orazio, Odi, I, 
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Il monte Soratte, che si erge solitario spiccando – nonostante non raggiunga i 700 mt slm – in mezzo alla valle del Tevere – mi ha sempre colpito per la sua forma geometrica: un perfetto trapezio isoscele. Per alcune sue caratteristiche, soprattutto la posizione e la forma, nonché la vicinanza a Roma ha assunto, nel corso dei secoli, un ruolo significativo e simbolico cui sono legate varie leggende che si perdono nella notte dei tempi, storie e testimonianze di popoli antichi e tristi memorie di un passato più recente.

Molto spesso, purtroppo, abituati come siamo alle visite “mordi e fuggi” o ai tour preconfezionati rischiamo di perdere o di non ri-conoscere del tutto il “genius loci” dei luoghi e delle zone che andiamo a visitare.


Il “carattere” principale di questa montagna sicuramente è la sacralità, il silenzio, la meditazione, l’atmosfera misteriosa e mistica che sin dalla preistoria ha permeato questi luoghi. In epoca preromana fu un luogo di “culto” da parte delle popolazioni locali che gravitavano intorno a esso come Etruschi, Falisci, Capenati e Sabini. In epoca romana, alle divinità precedenti, si sovrappose e si sviluppò il culto del dio “Soranus Apollo”; successivamente, agli inizi del Cristianesimo, molti eremiti scelsero la quiete, la pace di questi luoghi come loro stabile dimora per la contemplazione e la preghiera.


Alcuni resti di questi insediamenti religiosi – appartenenti ad una architettura eremitica rupestre – sono tuttora visibili e, alcuni, sono ancora utilizzati durante particolari feste religiose. Possiamo ricordare: l’eremo di Sant’Antonio, di Santa Lucia, di San Sebastiano e quello di Santa Romana. Di epoca più tarda, il Santuario di Santa Maria delle Grazie e l’annesso monastero.

Tra tutti, però, merita una particolare attenzione l’eremo di San Silvestro, costruito – presumibilmente – nel VI secolo sui resti del precedente tempio pagano. Secondo una leggenda, molto accreditata, il futuro Papa Silvestro I – 33° papa della Chiesa cattolica – per sfuggire alle persecuzioni dell’Imperatore Costantino – lì vi si era rifugiato. Successivamente l’imperatore contrasse il morbo della lebbra e su consiglio degli apostoli Pietro e Paolo, che gli erano comparsi in sogno, mandò a chiamare l’eremita Silvestro. Con quattro balzi miracolosi della sua mula il santo eremita raggiunse Roma. Dopo essere stato guarito dalla lebbra e dopo aver ricevuto il battesimo Costantino si convertì al Cristianesimo facendo cessare, così, le persecuzioni.

Basandosi su questa e altre leggende, che verosimilmente erano molto note ai sui tempi, Dante costruisce narrativamente l’episodio che troviamo in Inferno, canto XXVII, vv. 94-99:

In Inferno, canto XIX, vv. 115-117:

E, infine, in Paradiso, canto XX, vv 55-60

Nel primo episodio ci troviamo nell’ottava bolgia, quella dei consiglieri fraudolenti, e Dante fa un raffronto tra l’imperatore Costantino e papa Silvestro I e tra Guido da Montefeltro e papa Bonifacio VIII. Papa Silvestro era stato chiamato dal laico Costantino affinché lo guarisse dalla lebbra, una malattia del corpo. Il laico Guido da Montefeltro, invece, era stato ri-chiamato (ricordiamo che era entrato in un convento francescano ad Assisi e per rispondere alla chiamata del pontefice venne meno ai suoi voti) da Bonifacio VIII affinché lo guarisse dalla febbre di potere, una malattia dell’anima. Il paragone ha un senso ben specifico e ben definito: la “guarigione miracolosa” di Costantino ha due conseguenze: la conversione al Cristianesimo dello stesso che grazie a lui diventa “religione di stato” (con il famoso Editto di Milano del 313 d.C.) e – in segno di riconoscenza – il dono al Papa di parte della città di Roma. Tale dono costituirà, di fatto, il primo nucleo dello Stato Pontificio dando origine così al potere temporale dei papi. Questo atto sanciva l’attribuzione alla Chiesa di Roma delle stesse prerogative e dignità dell’Impero. Nel frattempo, Costantino aveva spostato la sede del potere imperiale in Oriente, a Bisanzio ribattezzata Costantinopoli.



Per il sommo poeta all’origine dei mali della Chiesa non vi è, ovviamente, la conversione e il successivo battesimo dell’imperatore ma la “dote”. Naturalmente Dante riteneva autentico il documento per secoli identificato come “donazione di Costantino”; soltanto in epoca umanistica, grazie ai lavori e agli studi filologici di Lorenzo Valla e Niccolò da Cusa, si stabilì che si trattava di un falso storico. Per Dante, questa cessione, questa mescolanza tra sacro e profano aveva sicuramente snaturato le funzioni originarie del Cristianesimo e della Chiesa come istituzione e il suo acerrimo nemico, papa Bonifacio VIII, ne era il perfetto esemplare in terra!

La figura di Costantino non viene condannata: l’imperatore cedette Roma al Papa, sicuramente fece una cosa sbagliata ma con giusta e retta intenzione per cui tale atto non gli ha pregiudicato la salvezza.


“Mutatis mutandi”, anche oggi il potere temporale ed economico della chiesa è, sempre, oggetto di critica.

La montagna “sacra”, tuttavia, in tempi non troppo lontani, fu violata nelle sue viscere da chi – nelle intenzioni – sicuramente non cercava il “divino” né tantomeno la “spiritualità”.

Nel 1937, per volere di Benito Mussolini, fu iniziata la costruzione di un complesso di gallerie che secondo il progetto iniziale sarebbero dovute servire – all’occorrenza – come rifugio del comando supremo dell’esercito in caso di guerra, data la vicinanza del Soratte con la capitale. Questo labirinto ipogeo costituisce a tutt’oggi una delle più grandi e imponenti opere di ingegneria militare presenti in Europa.


Purtroppo dopo l’8 settembre 1943 il comando supremo delle forze di occupazione tedesche guidate dal feldmaresciallo Albert Kesserling, che conosceva l’esistenza di questo “bunker”, trasferisce nelle viscere del monte il suo quartier generale. Il 12 maggio 1944 si scatenerà “l’inferno”: un pesante e distruttivo bombardamento da parte delle forze alleate. I tedeschi abbandonarono definitivamente la loro postazione soltanto ai primi di giugno dopo aver minato parte delle gallerie.

Di questo triste periodo sopravvive ancora una leggenda: nelle cavità del monte ci sarebbero – interrate e ben nascoste dai tedeschi durante la loro ritirata – le 68 casse contenenti oro e beni saccheggiati alla Banca d’Italia e alla comunità ebraica di Roma (ricordiamo, inoltre, che nelle vicinanze: Sacrofano, Campagnano, Formello c’erano sempre state piccole comunità ebraiche). Tuttavia, nonostante le ricerche in tal senso, questo “tesoro” non è stato ancora trovato.


Successivamente, durante gli anni della Guerra-Fredda, parte delle stesse gallerie sono state riconvertite per ospitare il bunker anti-atomico del Governo italiano e della Nato schierate contro le forze del Patto di Varsavia. I 4 km di gallerie, oggi, sono parzialmente visitabili grazie all’operato della libera associazione culturale Santorestese “Bunker Soratte” che ha curato l’allestimento di un museo storico diffuso denominato “Percorso della memoria”.

Vale veramente la pena programmare una visita, esterna e interna, del Monte Soratte: per ripercorrere frammenti di storia, miti e tradizioni della nostra regione e appartenenti all’arte sacra, alla religione, alla letteratura, alla natura e alla memoria storica.

 

 

www.bunkersoratte.it
Museo della Memoria –
www.parks.it/riserva.monte.soratte/
Riserva Naturale del Monte Soratte –
www.avventurasoratte.com
(Per attività sportive ed escursionistiche quali parapendio, deltaplano, free climbing, trail, mountain bike, speleologia, come la visita ai “Meri” grandi voragini di origine carsica)

Sant’Oreste
www.prolocosantoreste.info
; Sacrofano: caratteristico borgo medievale facente parte del Parco Regionale di Veio
www.parcodiveio.it

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