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Martedì 29 Giugno 2021 15:06

Il male oscuro della politica politicante: l'”annuncite”

Uno dei mali più gravi di cui ha sofferto la politica capitolina negli ultimi decenni è stato la cosiddetta “annuncite”. 
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Uno dei mali più gravi di cui ha sofferto la politica capitolina negli ultimi decenni è stato la cosiddetta “annuncite”.

A farsi complici di questa non meritoria attività che ha segnato il degrado della politica  – non solo a Roma, com’è evidente – sono stati anche i massmedia in particolare i giornali.

Se si vanno a rileggere le pagine di cronaca romana dei lustri trascorsi di la Repubblica, Corriere della sera, Il Messaggero, Il Tempo e altri minori si possono tranquillamente verificare quante cose furono annunciate per certe e che invece sono rimaste, è il caso di dire, sulla carta. A questa non nobile gara partecipò anche il Tg3 Lazio.


Il crescendo rossiniano dell’“annuncite” è stato inversamente proporzionale alle capacità realizzatrici delle varie amministrazioni succedutesi da circa un trentennio, pur con le dovute distinzioni di tempo e di personale politico e amministrativo.

Il centrosinistra di Rutelli-Tocci fu cosa diversa e migliore da quello di Veltroni, pessimo il centrodestra di Alemanno, altra cosa il centrosinistra di Marino-Caudo, mandato a casa dal PD renziano e orfiniano non in aula consiliare, ma dal notaio.


Al male qui segnalato non si è sottratta neanche la sindaca Raggi, solo che non ha avuto la grancassa dei massmedia che, invece, l’hanno spesse volte pregiudizialmente lapidata.
Non tanto per i suoi difetti, incapacità ed errori amministrativi che sono evidenti ai romani, quanto perché considerata un’intrusa e un’usurpatrice da parte di lorsignori che a Roma hanno di solito comandato più o meno incontrastati usando con dovizia i loro house organ cittadini della carta stampata.

L’elenco delle grandi opere date per certe e quasi fatte è lungo, una di queste, di grande importanza strategica e ambientale, fu certamente il “passaggio a sud ovest”. Cioè, il sottopasso del Parco dell’Appia antica che doveva mettere in collegamento diretto il quadrante di Cinecittà con quello dell’Eur, liberando il Parco dal traffico di attraversamento che ancora oggi lo inquina e lo soffoca.

Il giornale la Repubblica il 24 gennaio 2003 lo presentava così: «Un tunnel di otto chilometri da via Togliatti al futuro svincolo del Tintoretto. Un sottopasso a pedaggio, con più uscite, che correrà nelle viscere del parco dell’Appia Antica: ora che c’è il progetto, adesso che sono stati quantificati i costi, 300 milioni di euro, il sindaco dà il via libera a un’opera che chiuderà l’anello stradale interno cittadino, e che risolverà i problemi di viabilità nei quadranti sud e sud est di Roma. I cantieri apriranno nel 2004».

Il sindaco Veltroni, dal canto suo, assicurava che «L’opera è strategica nell’ambito del sistema della viabilità e la galleria correrà sotto lo strato archeologico, salvaguardando il comprensorio dell’Appia Antica e il parco degli Acquedotti».

Il 4 maggio 2004 la giunta fece una delibera in cui affidava all’impresa Astaldi in projet financing la realizzazione del grande sottopasso che doveva essere il corrispondente a sud ovest della galleria Giovanni XXIII aperta a nord nel dicembre del 2004. Sarebbe stato lungo, informava sempre la Repubblica, 8,9 kmdi cui 6,9 in galleria. Costo: 390 milioni di cui 190 a carico di Astaldi che si sarebbe rifatta con un pedaggio trentennale di 50 centesimi.

Il cronista aggiungeva, quasi fosse un dettaglio, che il progetto doveva essere inserito nella legge obiettivo, regnante Berlusconi, e «Se entro 12 mesi i fondi non verranno garantiti, salterà il progetto».

Ma Veltroni rassicurava: «Si tratta di un’opera di grande valenza ambientale, strategica per la viabilità. Non dovrebbero esserci problemi per il finanziamento».
Poi Berlusconi perse le elezioni, arrivò l’Ulivo di Prodi anche se solo per un biennio, ma del progetto così importante per la salute del Parco dell’Appia antica e per la viabilità cittadina si son perse le tracce.

Sul progetto si fecero subito sentire le realtà partecipative come il WWF. La Soprintendenza archeologica chiese di rettificarne il percorso facendo sbucare il tunnel a via di Vigna Murata, lo stesso Ente Parco suggerì diverse modifiche migliorative.
Dal canto suo la Comunità Territoriale dei Comitati di quartiere e associazioni dell’allora X Municipio-Cinecittà chiese subito di inserire nel sottopasso la linea tranviaria da Saxa Rubra a Laurentina di cui si stava per lanciare a livello cittadino la delibera d’iniziativa popolare poi approvata dal consiglio comunale all’unanimità nel febbraio del 2006. Il progetto su cui discusse la Comunità prevedeva anche il positivo ricongiungimento di Tor Fiscale e delle Tombe latine con la Caffarella.

Dopo le primarie del centrosinistra, vinte da Roberto Gualtieri, il panorama dei candidati è ormai completo. Già si stanno scatenando i sondaggi per vedere chi è meglio piazzato per il ballottaggio che sembra inevitabile e chi lo potrebbe vincere per assidersi come sindaco in Campidoglio.
A competere, oltre all’ex ministro dell’economia, saranno la Raggi, Calenda, Michetti e Berdini. Non è qui il caso di approfondire la questione candidature e forze che le sostengono. Ma è il caso di chiedere a tutti costoro se intendono riprendere il progetto del “sottopasso” del Parco dell’Appia antica.

Per farlo seriamente, magari con i fondi del Recovery plan, e non solo per farne un ennesimo annuncio, questa volta in salsa elettorale.

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