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Giovedì 22 Luglio 2021 12:07

Migranti, la discriminazione invisibile: diritti negati senza iscrizione anagrafica



Al via la campagna #DirittiInGiacenza di Actionaid, che porta la protesta a Montecitorio. «Per i più fragili nessun accesso a salute, istruzione, vaccini»

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«Sono venuta in Italia nel 2009, da sola, dopo qualche anno sono venuti anche mio marito e mio figlio. Lavoravo da una signora, poi sono rimasta incinta e siamo andati a vivere in una casa scantinato, per un anno. C’era muffa, non potevamo stare più, i bambini stavano male. Siamo entrati in una casa popolare e abbiamo fatto domanda di sanatoria. Abbiamo il permesso di soggiorno ma non la residenza, mia figlia Diana non può avere il pediatra». Lara, 30 anni è una delle tante persone che vivono in Italia in uno stato di attesa e di incertezza, prive di diritti fondamentali: dal medico alle cure di base nel sistema sanitario nazionale, dall’accesso ai vaccini ai problemi per la mensa scolastica e il bonus libri, ai sussidi, buoni spesa Covid e all’assistenza sociale.  Secondo gli ultimi dati Ismu sono almeno 300mila solo quelle di origine straniera che restano escluse dall’anagrafe.

Storie e racconti che ricorrono in due Dossier realizzati da ActionAid a Roma nel quartiere del Quarticciolo e a Napoli nei quartieri di Soccavo e Pianura, e nelle video testimonianze raccolte grazie alle associazioni partner a Bologna, Carmagnola (Torino) e Catania.  Per questo l’organizzazione manifesta oggi, 22 luglio, a Montecitorio con decine di scatole vuote, simbolo dei diritti negati a chi è senza iscrizione anagrafica. La mobilitazione fa parte della campagna #DirittiInGiacenza, nata per denunciare come troppo spesso nel nostro Paese l’esclusione dalla residenza è discrezionale, illegittima e discriminatoria verso le persone più fragili. Per chiedere alla politica e alle amministrazioni di garantire l’iscrizione anagrafica, attiviste e attivisti hanno invaso piazza Montecitorio a Roma con pacchi vuoti restati “in giacenza”, tornati al mittente per mancanza di indirizzo, simbolo dei diritti sospesi.

«Soltanto chi è iscritto nei registri anagrafici è “visibile” dal punto di vista amministrativo e, quindi, è parte della popolazione per la quale le istituzioni pensano le politiche e erogano la spesa sociale. Sono le persone più fragili, costrette o indotte a vivere in condizioni di irregolarità contrattuale o in immobili non congrui – molto spesso perché povere o impoverite -, doppiamente penalizzate e escluse, spesso illegittimamente, dalla registrazione della residenza. Con la campagna #DirittiInGiacenza portiamo alla luce un problema sommerso e sconosciuto. Ancora troppe persone in Italia, in particolare di origine straniera, non hanno accesso ai diritti primari. Chiediamo di garantire l’iscrizione anagrafica senza discriminazioni», spiega Katia Scannavini, vice segretaria generale ActionAid.

Il sondaggio sul territorio: l’esclusione dei migranti. A giugno Actionaid ha condotto un sondaggio su 23 associazioni del terzo settore impegnate nella tutela dei diritti delle persone migranti, dei senza dimora e dei più vulnerabili, per verificare quanto il problema sia diffuso e radicato nei diversi territori.  Il 48% di queste dichiara che sono le persone straniere che più spesso vedono negata la residenza. Un dato che fotografa come siano i migranti più spesso in condizioni di povertà economica e abitativa, che vivono più frequentemente in alloggi ritenuti (illegittimamente) non idonei per l’iscrizione anagrafica. Inoltre, in molti uffici il personale non è adeguatamente formato, sia sulla normativa sia con riferimento alla capacità di dialogo interculturale. Per il 62% delle associazioni sono proprio le persone migranti a subire gli effetti più gravi e di forte impatto dell’esclusione dall’anagrafe. Barriere linguistiche, difficoltà delle pratiche burocratiche, mancato dialogo tra le diverse istituzioni, discrezionalità e discriminazioni, sono le cause principali che senza l’intervento diretto e la presa in carico delle associazioni non sarebbero superati. Un dato e un problema che accomuna Nord, Centro e Sud d’Italia, dove emerge chiaramente la difficoltà di assistenza per i lavoratori e i braccianti agricoli. Nelle comunità dove non sono presenti ong, associazioni e sindacati non c’è nessuna forma di sostegno e orientamento legale.

Perché si viene esclusi dall’anagrafe?  L’articolo 43 del codice civile stabilisce che «la residenza è nel luogo in cui la persona ha la dimora abituale». Secondo Actionaid, dunque, non può essere di ostacolo all’iscrizione anagrafica la natura dell’alloggio, quale ad esempio un fabbricato privo di licenza di abitabilità ovvero non conforme a prescrizioni urbanistiche, grotte, alloggi in roulottes, né la presenza o meno di un contratto regolare di proprietà o di locazione. Nonostante questo, il legislatore negli anni ha escluso dall’anagrafe specifici gruppi sociali con finalità “punitive” (ad esempio i richiedenti asilo con i decreti Sicurezza del primo governo Conte). Prima ancora l’articolo 5 del “Piano Casa” del 2014, nato per contrastare le occupazioni abusive, ha di fatto posto delle barriere insormontabili anche a migliaia di persone impossibilitate a dimostrare presso gli uffici dell’anagrafe un titolo di possesso dell’immobile ritenuto valido. Per le persone straniere la situazione è ancora più grave: molti uffici non registrano le dichiarazioni di residenza presentate dai cittadini stranieri con il permesso di soggiorno in fase di rinnovo, conversione o rilascio: è una procedura illegittima molto diffusa. Inoltre, sono numerosi i casi di errori burocratici che rendono impossibile arrivare a chiudere positivamente la richiesta di iscrizione. Per sfuggire all’invisibilità chi è escluso dalla residenza per potersi registrare nel Comune dove vive è costretto a ricorrere alla cosiddetta iscrizione fittizia, cioè iscriversi come senza fissa dimora. Una soluzione difficile e che toglie dignità alle persone perché richiede un colloquio preliminare con i servizi sociali e ha tempi di gestione lunghissimi. I numeri crescenti delle persone senza iscrizione anagrafica hanno creato anche il “mercato delle residenze”: non di rado infatti si è costretti ad acquistare la possibilità di essere registrati presso un appartamento nel quale non si vive.

Le storie di Roma e di Napoli. «L’hanno ricoverato all’ospedale San Giovanni. Dicono che il Covid ha svegliato una malattia che lui aveva già quando era giovane. Adesso deve stare in trattamento in ospedale per una settimana/dieci giorni. I dottori mi hanno detto che devo andare all’Asl a fare il medico di famiglia: senza, il trattamento che deve fare costerebbe mille euro al giorno. Sono rimasta allibita. Ma come faccio, dove li prendo diecimila euro?», racconta Mariza. Peruviana, 38 anni, da 15 vive in Italia, con il marito Ramos e i due figli di 15 e 9 anni. Dal 2016 vive in un appartamento fatiscente, senza contratto, delle case popolari al Quarticciolo, a Roma, lavora come addetta alle pulizie in una cooperativa, si impegna con il Comitato di quartiere per avere l’assegnazione di un alloggio popolare dignitoso. Durante l’emergenza Covid Ramos ha perso il lavoro, ha contratto il virus ed è stato ricoverato in ospedale per complicazioni. Ma il rinnovo di permesso di soggiorno è bloccato in Questura, non è riuscito a ottenere la residenza come senza fissa dimora e la pratica non va avanti. È senza medico di base e tessera sanitaria. Grazie al Comitato e all’assistente sociale coinvolta Mariza è riuscita a ottenere il tesserino per Stranieri temporaneamente presenti (Stp), che ha permesso a Ramos di essere curato in ospedale. Sta però ancora aspettando la registrazione come senza dimora all’anagrafe.

Pierre è il presidente di un’associazione senegalese a Napoli che organizza attività culturali e soprattutto assistenza per i propri connazionali. La diffusissima pratica di non stipulare regolari contratti d’affitto da parte dei proprietari ha gravissime conseguenze sulle vite delle persone. «I senegalesi – dice – affittano le case anche in nero perché il proprietario spesso non vuole fargli il contratto, non vuole pagare le tasse. Molti proprietari non danno alternativa: o prendi o lasci; tanto troveranno sempre qualcuno. La conseguenza è che i ragazzi sono costretti a dichiarare la propria residenza dove non dormono, dove non vivono, o addirittura comprano la residenza attraverso intermediari, sia italiani che stranieri». Senza ricevute di pagamento dell’affitto si è esposti a ogni forma di ricatto. Come nel caso seguito da Pierre di una donna senegalese rientrata a Napoli nella sua casa dopo un soggiorno in Senegal, che ha trovato la porta della casa, dove abitava da cinque anni, chiusa con un catenaccio. Non le viene data nemmeno la possibilità di ritirare le sue cose. Il proprietario sostiene che non paga l’affitto mentre la donna dice che lui non le ha mai rilasciato ricevute. L’avvocato della donna ha fatto un esposto, mentre i carabinieri dicono che la donna non può fare la denuncia perché non esiste un contratto d’affitto.

L’intervento delle associazioni. Per contrastare le violazioni del diritto alla residenza, ActionAid si è mobilitata a Roma, insieme ad altre organizzazioni, ricercatori e attivisti, affinché sia superata ogni procedura illegittima applicata negli uffici anagrafici e per la cancellazione dell’articolo 5 del decreto Lupi. A Napoli, attraverso la collaborazione con le associazioni della diaspora e con il protagonismo dei diretti interessati, ambisce a riconfigurare le prassi amministrative attraverso le attività del progetto Yalla! Social Community Services, che ha come capofila il Comune di Napoli. L’obiettivo dell’iniziativa è migliorare il livello di efficienza del sistema dei servizi socio-assistenziali rivolto a cittadini di Paesi terzi, con particolare attenzione ai nuclei familiari con minori in disagio abitativo, sperimentando modelli innovativi di inclusione scolastica e socio lavorativa, accoglienza e accesso ai servizi. Lo sportello sul diritto all’abitare gestito da ActionAid nell’ambito del progetto fornisce tra altre cose assistenza alle persone straniere che hanno bisogno di conseguire l’iscrizione all’anagrafe per accedere ai diritti. In molti altri territori italiani ActionAid collabora con organizzazioni e reti della società civile impegnate a fianco delle persone maggiormente vulnerabili. È grazie ad organizzazioni come Karmadonne a Carmagnola (To), Hayat a Bologna, Trame di Quartiere e Gambia Youth Association a Catania, che queste persone possono vedere tutelati i loro diritti.

Le richieste alla politica. In attesa che venga abolito l’articolo 5 del Piano Casa, ActionAid chiede che le amministrazioni locali mettano in campo alcune misure: rendere omogenee le prassi applicate negli uffici anagrafici e azzerare ogni prassi non conforme alla normativa; cessare ogni prassi non conforme in relazione alla richiesta del titolo di godimento dell’immobile; restringere l’ambito di applicazione dell’art. 5 del decreto legge 47/2014 e favorire la deroga indicata nel comma 1 quater dell’art. 5, secondo il quale «il sindaco, in presenza di persone minorenni o meritevoli di tutela, può dare disposizioni in deroga a quanto previsto ai commi 1 e 1-bis a tutela delle condizioni igienico-sanitarie», così come attuato dal sindaco di Palermo nel 2019, che ha autorizzato l’iscrizione anagrafica in base a questa specifica previsione; allineare le procedure per l’iscrizione anagrafica per le persone senza fissa dimora al contenuto della legge, consentendo loro la possibilità di fornire autodichiarazioni, dichiarazioni di esercenti commerciali, di associazioni, ecc, nell’ambito delle tempistiche e con le modalità definite dalla legge; incentivare la formazione interculturale dei funzionari d’anagrafe; rendere effettiva la registrazione telematica dell’iscrizione per tutti gli interessati.

22 luglio 2021

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