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Martedì 24 Agosto 2021 22:08

Capena: villaggio romano S. Marta non sarà interrato. Per il momento.

Il Genius loci di  queste nostre colline tiberine emerso a S.Marta non molla la presa. Ma sarà dura proteggerlo dall’oblio. All’interno della Soprintendenza c’è chi pensa non valga la pena  di un impegno. Al momento il villaggio romano non sarà interrato. Il proprietario dell’area, Andrea Scarpellini, è stato autorizzato a livellare il terreno tranne la […]

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Il Genius loci di  queste nostre colline tiberine emerso a S.Marta non molla la presa. Ma sarà dura proteggerlo dall’oblio. All’interno della Soprintendenza c’è chi pensa non valga la pena  di un impegno. Al momento il villaggio romano non sarà interrato.

Il proprietario dell’area, Andrea Scarpellini, è stato autorizzato a livellare il terreno tranne la parte relativa degli scavi  a ridosso della Tiberina. Il grosso del terreno è sottoposto a vincolo ma c’è una striscia di terra che resta edificabile. Il Comune di Capena ha adottato una delibera che vieta l’insediamento di altri centri commerciali in quell’area, di fatto un lotto intercluso , tra la Nissan e Bricofer. Ma è una delibera, non il vangelo e comunque l’edificabilità, pur se limitata, è possibile. Queste le carte sul tavolo.

Soprintendenza ha cestinato un progetto di valorizzazione

La Soprintendenza nei mesi scorsi sembra abbia cestinato un progetto per la sua valorizzazione presentato dagli uffici che fanno riferimento al Lucus Feroniae. Non si hanno particolari notizie in merito, è nota  però la corrente di pensiero che ha ispirato il “non si può fare”: mantenere in vista e gestire quel complesso è faticoso, eccessivamente costoso. In questi casi, e quando si ritengono i resti rinvenuti di scarso valore, è modalità usuale ricorrere all’interramento conservativo. La memoria si sotterra, resta nei testi degli addetti ai lavori. Roba per pochi. Insomma c’è chi ritiene che  la tutela della storia di una valle non valga la candela delle risorse necessarie a renderla fruibile. Il problema della difficile e onerosa gestione del sito in effetti esiste. Fu accennato anche nel corso di un convegno che si svolse al Lucus nel 2019. L’area infatti è interessata dalla presenza di acqua, quella che da origine ai laghetti visibili dalla “sgarrupatissima” rete che delimita il sito su fronte strada.

Secondo gli archeologi è di natura sorgiva, secondo altri è dovuta ad una depressione che convoglia acqua del fiume. La seconda ipotesi appare ardita a noi profani, ma proprio in quanto tali, non possiamo certo escluderla a priori, ne diamo conto per pura cronaca.

Il problema è l’acqua, rubate due pompe per drenarla

Al proprietario fu affidato il compito di evitare l’accumulo delle acque ed a questo fine furono installate due pompe in due diverse momenti. Entrambi sparirono, rubate. Da allora i resti del mansio romano sono diventati superficie lacustre. Questo significa che ogni progetto di utilizzo e valorizzazione di quell’area deve prevedere la soluzione del flusso idrico. I romani sembra lo avessero risolto convogliando le acque in un canale, sul tipo di quelli che si usano per bonificare i terreni paludosi, diretto al Tevere. Oggi c’è da capire come fare viste le barriere che nel frattempo sono state costruite nella Valle del Tevere, ad iniziare dalla A1.

E’ evidente che la gestione del sito non può essere accollata alla proprietà senza uno scambio che la renda economicamente sostenibile. L’assessore del comune di Capena Giandomenico Pelliccia ha detto al nostro giornale che si sta lavorando ad una soluzione. Staremo a vedere.

Area vincolata, ma parte resta edificabile

Sarebbe però utile da parte dell’Amministrazione una presa di posizione netta e ufficiale sulla totale indisponibilità all’ipotesi di interramento e spingere la Soprintendenza ad assumere, in questa vicenda,  un ruolo meno burocratico. Il “genius loci dell’area Capenate non ha intenzione di mollare proprio ora che è di nuovo vitale in tutti i comuni della zona.

Ponzano e Nazzano lavorano a scavi e musei

A Ponzano stanno per iniziare le richerche su sito di Ramiano, oggi ricoperto da un bosco alla pendici del Soratte.Secondo studi più recenti era li che sorgeva l’ultimo insediamento della nazione capenate. Nel contempo si lavora a realizzare nei locali dell’Abbazia di S. Andrea in Flumine un museo espondendo materiali rinvenuti in zona e attualmente conservati presso i magazzini dell’Antiquarium Lucus Feroniae e presso il Museo Etrusco di Valle Giulia. A  Nazzano invece è stato finanziato con oltre 300 mila euro un progetto di valorizzazione della biblioteca-archivio comunale con la realizzazione di una sezione museale dell’antica Saeperna, seconda città per importanza di quel popolo delle colline alleato con l’etrusca Veio. Il Mansio di S. Marta è anello di questa storia che rinasce e che indica un percorso alternativo al concentrato di centri commerciali. Si tratta al solito di scegliere.

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