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Giovedì 9 Settembre 2021 12:09

Nel sottosuolo di Roma, rintracciando la mitica “cura del ferro”. Un’intervista a Monica Lozzi




La metafora del colibrì è ideale per partire con una domanda piuttosto diretta: cosa l’ha spinta a scendere in campo in queste elezioni?

Come ricordava nella premessa, ho iniziato la mia carriera politica nel Movimento 5 Stelle perché credevo veramente che si potesse fare una politica diversa, fatta con le persone del territorio e con l’obiettivo di mettere al centro del lavoro politico il cittadino. Negli anni il Movimento ha perso di vista questi obiettivi, rinunciando ai valori sui quali era stato fondato. Io tuttavia non ho cambiato la mia idea ed è per questo che ho deciso di continuare a fare politica con una lista civica. Una lista che ha il valore aggiunto di essere indipendente dai partiti nazionali, spesso mossi da interessi di posizionamento, piuttosto che dal reale interesse ad affrontare i temi locali. Credo fermamente di poter continuare a fare con la mia squadra una politica per la gente, per i territori, con temi e soluzioni concrete.

A proposito del suo modo di fare politica, lei può ancora vantare una maggioranza solida, mentre altri municipi governati dal Movimento sono caduti dopo pochi anni. Lei in un certo senso rappresenta un caso “unico e irripetibile”, come si spiega questa fiducia nei suoi confronti?

Molto semplicemente noi abbiamo portato avanti il programma elettorale del 2016, realizzando il 90% degli obiettivi che ci eravamo proposti. Mantenendo fede alla promessa dei nostri elettori, abbiamo avuto l’appoggio della maggioranza del M5S nonostante non ne facessi più parte. 






Una curiosità: quale è l’azione di questi 5 anni che rivendica con maggiore fierezza?

Indubbiamente la demolizione delle 18 ville dei Casamonica è da considerarsi un risultato storico, sia perché ha combattuto realmente un clan della Capitale, ma soprattutto si tratta di un’azione concreta contro l’abusivismo edilizio che è una delle maggiori piaghe nell’urbanistica romana. 

Venendo al programma, oggi siamo in viaggio sulla Metro A, che è indubbiamente l’ossatura portante del trasporto pubblico nel VII municipio. Lei nel suo programma parla di “cura del ferro”, senza però dirimere le singole questioni che affliggono la matassa di linee esistenti e future che servirebbero alla città. Come mai questa scelta?

Quanto parliamo di “cura del ferro” intendiamo innanzitutto andare a completare le metropolitane sotterranee della nostra città: prolungamenti periferici per le metro A e B, ma anche la tratta centrale della linea C. Naturalmente a Roma scavare rappresenta sempre una scommessa in termini di tempi e di incognite archeologiche, ma credo che una città moderna non possa esistere se non ci sono le metropolitane. Molto del contributo deve essere dato anche dal ferro di superficie, le tramvie, che sono materialmente più semplici da realizzare.

Abbiamo scelto di non elencare punto per punto i progetti semplicemente perché solo quando saremo al governo potremo veramente capire a che punto sono e cosa sarà possibile materialmente realizzare e in quali tempi. Sicuramente un tema importante è quello della linea tram Saxa Rubra-Laurentina, che è attesa da più di 25 anni, ma anche quello della metro H cioè il tram da Anagnina all’università di Tor Vergata. 

Focalizzandoci su metro C, come sa adesso c’è un commissario straordinario e la politica esulta…

[ride] Purtroppo, comunque la si racconti, i commissariamenti non sono mai una vittoria per nessuno. La Capitale dovrebbe essere in grado da sola di portare a termine dei progetti così grandi e così ambiziosi. Roma negli ultimi anni ha perso tantissime occasioni di finanziamento proprio perché non c’erano i progetti pronti ed ora mi sembra eccessivo che si esulti per il commissariamento della metro C.

A proposito di questo, c’è da dire che gli attori della mobilità sono piuttosto scoordinati: Atac si tiene solo grazie al concordato, l’Agenzia della Mobilità è stata messa sotto accusa per non aver vigilato sull’operato di Roma TPL, Roma Metropolitane è stata portata al fallimento.

Indubbiamente c’è necessità di una riforma della governance della mobilità, andando ad accorpare le varie società. Partecipate che devono restare al 100% in mano al Comune, perché quando parliamo di servizio pubblico la parte che va peggio è la rete autobus gestita da Roma TPL [un consorzio privato ndr]. 

Quindi per lei il servizio pubblico non va gestito dai privati.

Esattamente. Il trasporto non migliora se viene erogato da un pubblico o da un privato, ma certamente una gestione pubblica consente un maggior controllo da parte del Comune. E se il Comune ha il timone, allora ci sono tutte le possibilità per rendere quel servizio di qualità.

C’è un altro punto del suo programma piuttosto interessante: la sicurezza stradale. Lei la mette al primo posto, ed in effetti molti degli interventi realizzati dal municipio riflettono i principi di traffic calming. Tuttavia toccare la macchina ai romani significa non acquisire consenso, anzi…

Io desidero cambiare veramente questa città, anche se significa fare scelte che inizialmente non saranno accolte benevolmente da tutti. La strada è di tutti: la città è delle persone, non delle macchine. Da quella che è stata la mia esperienza, anche se all’inizio le macchine hanno penato un po’, con gli interventi di riqualificazione i benefici ci sono stati per tutti. Non sono disposta ad accettare, come amministratrice, che sulle strade di Roma ci sia un morto ogni 3 giorni. 

A conclusione, come valuta questa corsa elettorale?

Questa campagna elettorale è stata assolutamente impari: su 22 candidati sindaci in televisione e sui giornali compaiono sempre i soli quattro [Michetti, Gualtieri, Calenda, Raggi ndr], che ben si guardano dai confronti diretti. Noi non abbiamo paura e continueremo a farci conoscere attraverso i nostri volontari: i cittadini hanno diritto di conoscere tutti i candidati e i loro programmi.





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