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Venerdì 8 Ottobre 2021 06:10

Castro Pretorio: un anno di chiusura e ancora non si vede la luce

Tra poco primo anniversario anche per Policlinico. Gli utenti Atac sempre più ostaggio dell'inefficienza e di una burocrazia asfissiante. Monito per Gualtieri e Michetti

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Non è tutta colpa della Raggi e della sua giunta, ma certamente mai nella storia dei trasporti romani si era assistito a chiusure continue e lunghissime di stazioni della metropolitana. La responsabilità in questi casi è soprattutto politica perché un Sindaco non può consentire che un pugno di oscuri funzionari chiuda due fermate che fanno 10 milioni di passeggeri l’anno, senza battere un colpo.

Se la stessa cosa fosse accaduta in qualsiasi altra capitale europea, avrebbe fatto sfiorare le dimissioni del Sindaco. L’amministrazione 5stelle, invece, ha mostrato una sorta di indifferenza agli appelli lanciati anche dal nostro giornale che molti mesi prima, grazie alla capacità di Mercurio Viaggiatore, annunciò la chiusura delle stazioni. Lo ammetteva mercoledì, in un’intervista al Corriere della Sera, Luca Bergamo, ex vice-sindaco. “Il vero errore di Virginia è stato arroccarsi e vedere nemici ovunque“. Anche tra coloro che le suggerivano soluzioni e vie di uscita dai problemi.

Così, quando diarioromano e non solo, la misero sull’avviso che le scale mobili di molte stazioni della metro B erano arrivate a fine vita, perché sono trascorsi 30 anni dall’installazione, la Raggi non smosse mari e monti per far partire un piano di sostituzione rapido e indolore. Ma si affidò alla tremenda macchina burocratica che in un anno – ripetiamolo in un anno – non è riuscita a sostituire 4 scale mobili. Una roba che a raccontarla non ci si crede.

Castro Pretorio chiuse il 5 ottobre del 2020. Oggi, 8 ottobre 2021, le porte restano sbarrate sebbene il montaggio delle nuove scale sia stato completato a luglio. Da quel momento in poi la parola è passata ai collaudatori. Non un collaudatore ma ben 3: prima Atac che ha inviato i suoi tecnici. Poi la società installatrice. E infine l’USTIF (Ufficio Speciale Trasporti e Impianti Fissi del Ministero delle Infrastrutture). Qui tutto si blocca.

Nessuna data limite è stata posta dal Comune di Roma che avrebbe potuto chiedere una tempistica ragionevole e invece non ha fatto minimamente sentire la propria voce.

L’assessore uscente Calabrese, non ha più dato notizie e decine di migliaia di persone ogni giorno sono costrette a lunghi percorsi a piedi o in bus per raggiungere il luogo di lavoro o la propria abitazione. Un disagio enorme che sembra essere dimenticato.

Ma non basta. Un’amministrazione avveduta avrebbe approfittato di un così lungo periodo di fermo per effettuare interventi di restauro light all’interno delle stazioni. Ripitturare i muri, sistemare l’illuminazione, gli impianti elettrici. E invece il nulla più assoluto, tanto che alla loro riapertura, le stazioni si presenteranno in condizioni peggiori di un anno fa.

Michetti, candidato del centro-destra, ha dichiarato che se dovesse vincere agirebbe subito sulla burocrazia ma ha fatto l’esempio sbagliato. Ha parlato dell’ufficio condono edilizio (tra l’altro non gestito direttamente dal Campidoglio) quando avrebbe potuto citare i casi estremi di queste chiusure infinite.

Lo sfidante Gualtieri, dal canto suo, non ha mai citato il problema in questi mesi di campagna elettorale, come se non fosse una reale priorità.

Due settimane fa solo Potere al Popolo ha organizzato un sit-in per chiedere la riapertura mentre le altre forze politiche sembrano assuefatte al disastro. In questi giorni non c’è più un’amministrazione in carica, in quanto la Raggi è uscente e non si sa chi tra Michetti e Gualtieri, diventerà sindaco. Ma uno dei primi atti della nuova giunta dovrà essere proprio questo, dare un segnale forte sulle lentezze burocratiche, perché non è pensabile andare avanti così. Altro che Pnrr, Giubileo o Expo. Se non si riesce a cambiare una scala mobile in un anno, meglio azzerare tutto.

 

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