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Giovedì 14 Ottobre 2021 15:10

Teatro Ciak, dal 21 ottobre “Il Processo” di Kafka

Cinquecentonovantanove giorni, ossia quasi venti mesi, col sipario chiuso e le poltrone vuote sono un tempo lunghissimo, ma al civico 692 di via Cassia non hanno mai smesso di sognare, nonostante la pandemia, una falsa ripartenza e la necessità di riorganizzare a più riprese il cartellone contando quasi esclusivamente sulle proprie risorse. Così, dopo un […]

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Teatro Ciak, dal 21 ottobre “Il Processo” di Kafka
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Cinquecentonovantanove giorni, ossia quasi venti mesi, col sipario chiuso e le poltrone vuote sono un tempo lunghissimo, ma
al civico 692 di via Cassia
non hanno mai smesso di sognare, nonostante la pandemia, una falsa ripartenza e la necessità di riorganizzare a più riprese il cartellone contando quasi esclusivamente sulle proprie risorse.

Così, dopo un anno e oltre sette mesi dalla fine dell’ultima rappresentazione, giovedì 21 ottobre il Teatro Ciak riaprirà di nuovo le sue porte al pubblico. “Credendo con passione in qualcosa che non esiste ancora, lo creiamo. L’inesistente è tutto ciò che non abbiamo voluto abbastanza”. La citazione di Franz Kafka, che si legge sui social del teatro, è un misto di sentimento e risolutezza e non è affatto casuale.

Lo spettacolo d’esordio della nuova stagione, che resterà in scena fino al 14 novembre e che è presentato da Ubik Produzioni e Teatro Stabile del Giallo, è infatti l’adattamento teatrale de “Il Processo”, il romanzo incompiuto che lo scrittore boemo di lingua tedesca concepì fra il 1914 e il 1915 e che fu pubblicato postumo nel 1925.

Una mattina come le altre, Joseph K. si sveglia dal suo sonno tranquillo e inizia a precipitare in un incubo tanto vorticoso quanto incomprensibile: è accusato e, poi, processato per qualcosa che non ha commesso e che è ignota persino al “tribunale”, all’autorità misteriosa che lo persegue e lo perseguita. Come scrisse Primo Levi, il libro è un viaggio “per meandri bui, per vie tortuose che non conducono mai dove ti aspetteresti”.

Grazie all’adattamento curato da Massimiliano Giovanetti e Michele Montemagno, il romanzo – con i suoi temi legati all’ineluttabilità e alla passiva accettazione di una giustizia insondabile e autoreferenziale, alla quale si contrappone la razionalità del protagonista – diventerà prestissimo una pièce teatrale, a quasi sessant’anni dall’uscita del film di Orson Welles con Anthony Perkins.

Sul palco ci saranno Vincenzo Failla, Ruben Rigillo e Mario Scaletta. I tre protagonisti saranno affiancati da Linda Manganelli, Fabrizio Bordignon, Barbara Abbondanza, Gigi Palla ed Enrico Ottaviano. La regia è di Anna Masullo, che ci ha rilasciato l’intervista che segue.


Anna, quali sono le tue sensazioni a pochi giorni dal debutto? Emozioni, dubbi, timori. Poi, se mi ricordi che manca poco tempo all’andata in scena, potrei anche chiamare in causa una sottile sensazione di panico!

Al di là di ciò, in questi lunghi mesi di incertezze, il lavoro è stato alacre per arrivare alla possibilità di una riapertura, che non era affatto scontata. Speriamo che il tutto venga ripagato dalla stessa necessità degli spettatori di tornare a riempire le sale. È di loro, ora, che i teatri hanno bisogno.

Per quali ragioni avete scelto “Il Processo” di Kafka? Avevamo voglia di dare un diverso respiro alla realizzazione di un ‘giallo’ classico, che comunque non mancherà di continuare a vivere sul palcoscenico del Ciak, vedi il debutto a dicembre di “Dieci Piccoli Indiani” di Agatha Christie, che andrà in scena con il titolo di “E non rimase nessuno” per una decisione degli eredi della scrittrice, e di “Sleuth” di Anthony Shaffer, previsto per aprile del 2022.

Con “Il Processo” di Franz Kafka, oserei dire, siamo di fronte a un thriller: Joseph K. è accusato, non solo di un crimine che non ha commesso, ma anche di qualcosa che non viene mai rivelato. Si dà solo per scontata la sua colpa. Per provare la propria innocenza, il protagonista scivolerà in un incubo grottesco, nel quale incontrerà strani personaggi che rappresenteranno per lui sia la sottomissione perenne a uno stato di inerzia e di condanna, sia la possibilità di sottrarsi a tale condizione.

“Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire”, scriveva Calvino: cosa comunicherà di nuovo lo spettacolo a noi, a quasi cent’anni dalla pubblicazione del romanzo? In primo luogo, lo spettacolo tenderà ad evidenziare l’ironia e la poesia, di cui il romanzo è pregno, come del resto il suo autore.

Poi, Kafka ha lasciato diverse opere incompiute, compreso “Il Processo”. Questo mi fa pensare a una strada indicata che ogni volta ti porta a un bivio, ti lascia la possibilità di scegliere verso quale direzione andare.

Ma, poi, ti viene il dubbio che la strada non scelta possa essere quella più giusta, e allora dopo aver esplorato quella su cui ti sei incamminata, ti viene voglia di tornare indietro e andare verso la direzione opposta, perché sai che troverai risposte anche lì. Ogni strada ha la capacità di metterti a nudo e di fronte a una sensazione di inafferrabilità, seppur così netta nella sua chiarezza. È come aprire ogni volta con certezza le porte di un labirinto e, poi, richiuderle con dubbi…


Ciò che lo spettacolo comunicherà agli spettatori, quindi, non mi è dato saperlo: ognuno sceglierà la direzione verso cui farsi trasportare. Quello che so – ed è quello che ho provato io nel momento in cui ho cominciato ad immergermi nel fantastico mondo di Kafka -, è che sarà come trovarsi di fronte ad un caleidoscopio. Se accetti questo gioco, se accetti la possibilità di un continuo cambiamento, allora il viaggio può avere inizio.

Di attuale, poi, in queste pagine vi è la condizione umana: la denuncia della burocrazia, il senso di ingiustizia che ognuno di noi ha provato almeno una volta nella vita, la lotta contro i mulini a vento, l’alienazione e l’indifferenza che stringono sempre di più in una morsa gelida ciò che di umano si sta gradualmente perdendo.

Joseph K. si troverà di fronte alla scelta, consapevole o meno, di uscire da questo processo di disumanizzazione: a seconda della strada che imboccherà, il suo processo evolutivo, sia terreno che spirituale, potrà attuarsi a costo di una grande rinuncia…

Cosa vuoi dire ai fedelissimi del Giallo e a chi non conosce ancora la compagnia per invogliarli ad assistere allo spettacolo? Intanto, tornare a teatro mi sembra un motivo validissimo per uscire dall’isolamento e dalla distanza forzata, che ci hanno proiettati in una condizione pericolosissima. Il mistero, poi, che avvolge questo testo è un buon incentivo sia per i fedeli del giallo che per tutti gli altri. Vi aspettiamo!

“Il Processo” di Franz Kafka sarà in scena al Teatro Ciak (via Cassia, 692) dal 21 ottobre al 14 novembre, dal giovedì al sabato (con inizio alle ore 21) e la domenica (ore 17.30). I biglietti possono essere acquistati al botteghino del teatro (lunedì-venerdì 10-13 e 16-19, sabato 10-13) o su
https://www.vivaticket.com/it/home
. Per ogni informazione si può inviare una mail a
info@teatrociakroma.it
o telefonare al numero 0633249268.

Per leggere il nostro articolo di presentazione della nuova stagione del Ciak si può cliccare
qui
, tenendo conto che lo spettacolo “Amore mio aiutami”, inizialmente previsto per il 9 e 10 ottobre, è stato posticipato al 20 e 21 novembre e che, nel frattempo, si sono aggiunti nuovi eventi musicali, culturali e cinematografici di cui vi parleremo più avanti.

Giovanni Berti

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