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Giovedì 4 Novembre 2021 12:11

Cosa fare davvero per l’emergenza rifiuti

Nella Capitale servono nuovi impianti di trattamento dei rifiuti e compostaggio, serve diffondere la cultura della differenziata tra i cittadini, bisogna cambiare radicalmente il management di Ama

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Durante il lockdown, la città di New York è stata rimessa a nuovo. Mentre tutti restavano chiusi nelle loro case, la città è letteralmente fiorita: il sindaco ha piantumato migliaia di alberi in grado di assorbire singolarmente fino a 3,8 tonnellate di CO2 in 20 anni, ha ridotto l’ampiezza delle principali arterie stradali per inserire piste ciclabili a doppia corsia protette dalle auto grazie a grandi fioriere, ha consentito la costruzione di isole artificiali verdi lungo l’Hudson con una funzione estetica, anti-smog e anti erosione.

Finito il lockdown, per far vivere la città, il sindaco ha autorizzato, per la prima volta, la collocazione di tavoli e sedie in strada da parte di ristoranti, bar, club: dalla mitica Quinta Avenue fino alle Street di Chelsea, sono sorti bellissimi dehors esterni. Solo una cosa è rimasta invariata: i rifiuti che, dalle 23 alle 4 del mattino, invadono le strade, ammassati tutti insieme, facendo la felicità dei topi.

Se c’è quindi qualcosa per cui Roma può sembrare New York è la pessima gestione dei rifiuti. Dopo la chiusura di Malagrotta, il grande buco nero della Capitale dove tutto confluiva un po’ a casaccio, la capitale d’Italia è invasa dai rifiuti. Il neoeletto sindaco Roberto Gualtieri sa che deve partire da questo problema se vuole governare bene.



L’Unione europea, a partire dalla direttiva 2008/98/CE, ha stabilito che solo il 10 per cento dei rifiuti prodotti possa confluire in discarica, dovendo riciclare, entro il 2025, almeno il 55 per cento dei rifiuti urbani (60 per cento entro il 2030 e 65 per cento entro il 2035) e assicurate la raccolta differenziata dei rifiuti organici al 100 per cento entro il 2030.

Rispetto a queste percentuali Roma è ancora lontana: secondo l’ultimo rapporto Ispra, la Capitale differenzia il 51,2 per cento dei rifiuti urbani e ne manda in discarica oltre il 35 per cento, mentre Milano differenzia il 67,4 per cento e ne manda in discarica meno del 4 per cento.

Sta messa meglio solo rispetto a Napoli, dove la differenziata è al 47 per cento (contro il 64 per cento di Salerno e di Avellino o il 72 per cento di Benevento). Nel Lazio ogni abitante paga ogni anno 222 euro per la gestione dei rifiuti, contro i 139 euro in Lombardia o i 200 in Campania.

Questi dati suggeriscono i 3 punti principali su cui intervenire.

In primo luogo servono nuovi impianti: a Roma mancano del tutto piattaforme integrate di trattamento dei rifiuti, uno dei due centri Ama di trattamento meccanico-biologico è stato chiuso, i siti di compostaggio sono pochi e poco diffusi e da anni si discute, senza esito, sul nuovo deposito degli scarti.

Tra le misure previste dal Pnrr ci sono investimenti per 1,5 miliardi per la realizzazione di nuovi impianti e l’ammodernamento degli impianti esistenti: il sindaco Gualtieri dovrà intercettare questi fondi, se vuole risolvere il problema.

In secondo luogo serve diffondere la cultura della differenziata tra i cittadini: a Salerno, l’allora sindaco Vincenzo De Luca, decise di riprendere con delle telecamere i cittadini “sporcaccioni” e dileggiarli pubblicamente. Pur senza arrivare a tanto, occorre intensificare i controlli e ridurre i costi: a Roma la differenziata costa al cittadino oltre il 30 per cento in più che a Milano. Anche per questo il Pnrr potrà aiutare con progetti “faro” di economia circolare cui sono destinati 600 milioni.

In terzo luogo occorre agire sull’Ama, cambiando radicalmente il management, impostando piani aziendali con obiettivi puntuali, togliendo ai sindacati la gestione di interi comparti. Negli ultimi anni la raccolta da parte di Ama è stata a singhiozzi: in intere zone della città i passaggi sono monosettimanali mentre la raccolta delle utenze non domestiche (oltre il 15 per cento del totale) è stata, di fatto, interrotta.

L’ultima assurdità di Ama è di qualche giorno fa: ha fornito nuovi cassonetti, in plastica leggera come i precedenti, tutti uguali salvo il coperchio di colore diverso a seconda della tipologia di rifiuto da conferire. Evidentemente il dirigente Ama che ha pensato a questo acquisto non sa che in città, dopo pochi giorni, i coperchi sono distrutti e cestinati sicché non si capisce più dove conferire.

Gualtieri, oltre al piano straordinario annunciato, dovrà ora presentare alla città il suo piano ordinario coinvolgendo quanto più possibile le comunità: per attuarlo potrà, ad esempio, costituire task force di cittadini, divisi per municipi, cui affidare il compito di monitorare lo stato della situazione per riportare, in tempo reale, al Campidoglio. Roma non è New York, ma speriamo che presto possa insegnare alla Grande Mela come si smaltiscono i rifiuti.

[Pier Luigi Petrillo insegna Teorie e tecniche del Lobbying alla LUISS Guido carli di Roma. Tra i suoi vari incarichi, è stato anche capo di gabinetto del ministro dell’Ambiente.
Questo intervento è stato pubblicato originariamente sul quotidiano “Domani”
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