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Domenica 7 Novembre 2021 06:11

I due pesi e due misure della versione “consigliera” di Linda Meleo

Appena approdata in Assemblea Capitolina la Meleo rimprovera Gualtieri per essersi appropriato del lavoro della passata amm.ne. Peccato che anche lei all'inizio del suo mandato fece esattamente lo stesso

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Linda Meleo può essere considerata una scoperta di Virginia Raggi: da ricercatrice universitaria con qualche studio sulla sostenibilità alla poltrona di assessore alla mobilità di Roma prima, responsabile dei destini e spostamenti quotidiani di qualche milione di cittadini, e assessore ai lavori pubblici dopo.

Una scelta azzardata quella di mettere in una posizione tanto critica qualcuno sostanzialmente digiuno della materia e senza alcuna conoscenza o esperienza amministrativa, scelta che a posteriori può senz’altro essere giudicata del tutto irresponsabile.

Per la Meleo si è trattato di un’esperienza formativa eccezionale, peccato che l’abbia fatta a spese di Roma e dei romani, che negli ultimi anni hanno assistito ad un declino mai visto del trasporto pubblico con ulteriore aggravamento di quello privato.

Per dirla col ragionamento che
recentemente
Mattia Feltri ha fatto su Luigi Di Maio: “Traduzione: ero incompetente, ma sono diventato grande, soltanto che – accidenti – le istituzioni non sono la scuola guida, non è che uno senza patente può pensare di battere Hamilton in F1 e dopo aver distrutto venti machine se la cava dicendo bè, però almeno adesso distinguo il freno dalla frizione.”

E per completare l’opera la Raggi pensò bene di metterci un altro apprendista per sostituire la Meleo alla mobilità, col risultato che ATAC e il TPL sono ormai alla canna del gas.

 

Tornando alla Meleo, la visibilità avuta con i due assessorati le ha giovato tanto da consentirle di risultare tra i pochi eletti in Assemblea Capitolina della lista del M5S. E si direbbe che la neo consigliera si sia predisposta con impegno al nuovo compito (benché quel “Si ricomincia uniti e compatti” finale suoni quasi come una minaccia).

 



 

 

C’è però un
post del 2 novembre
scorso della consigliera che ha attirato la nostra attenzione e su cui vorremmo segnalare qualcosa. Eccolo:

 



 

 

La Meleo si lamenta che il sindaco Gualtieri, appena eletto, si intesti la paternità di iniziative che erano state promosse dalla precedente amministrazione, ma evidentemente la stessa Meleo deve aver già dimenticato il sistematico lavoro di appropriazione dei meriti che l’amministrazione di cui faceva parte ha svolto per tutti gli oltre cinque anni di mandato.

E quello che è più grave è che proprio la stessa Meleo iniziò fin da subito a rivendersi come propri progetti che in realtà erano stati interamente realizzati dall’amministrazione Marino. Primo ed emblematico esempio furono i
150 autobus
, arrivati nell’autunno del 2016, su cui sia Meleo che Raggi misero spudoratamente il cappello.

 



 

Il bello è che fin da subito qualcuno non a lei ostile glielo fece notare alla Meleo che non era corretto cominciare proprio con l’appropriarsi del lavoro altrui, ma lei arrivò a scrivere che la procedura di aggiudicazione era senza via d’uscita e che solo grazie al suo intervento gli autobus finalmente riuscirono ad arrivare.

 



 

Che poi, seppure ci fosse stato questo suo intervento miracoloso, tutta la gestione del bando, l’allocazione delle risorse, ecc., ossia praticamente tutto il lavoro, era stato fatto dall’amministrazione precedente; come puoi pretendere di prenderti tutti i meriti perché magari hai messo la firma finale?!?

 

A spiegare alla consigliera l’anomalia del suo ragionamento ci ha provato anche Enrico Stefàno, consigliere uscente in Assemblea Capitolina, con
un post
in cui ricorda alla Meleo l’esistenza della cosiddetta “continuità amministrativa“, grazie alla quale una nuova amministrazione non deve iniziare tutto da zero ma prende in gestione tutto ciò che è stato iniziato da altri.

 



 

 

Alla consigliera Meleo ci permetteremmo di suggerire un approccio diverso al suo nuovo mandato, lasciando perdere la difesa, peraltro inutile e spesso ridicola, del poco e male fatto dalla sua amministrazione. Quello che occorre, col suo ruolo, è soprattutto un lavoro di controllo e stimolo nei confronti della maggioranza affinché si cominci a lavorare per il bene della città e di tutti i cittadini e non per le solite lobby che riescono ad influenzare meglio la politica.

 

Che ne sia consapevole o meno, Linda Meleo ha un debito nei confronti di Roma, città che a proprie spese, e dei romani, le ha consentito di fare un’esperienza straordinaria. Provi a restituire qualcosa impegnandosi nel compito di consigliera di opposizione, facendo le pulci ai provvedimenti della maggioranza non su aspetti beceri e di nulla importanza, bensì cercando di andare a fondo nelle questioni per individuare possibili “inghippi” (che purtroppo senz’altro non mancheranno).

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