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Domenica 7 Novembre 2021 12:11

La Sapienza per i detenuti

In attuazione del Protocollo d’intesa sottoscritto dalla Conferenza Nazionale dei Poli Universitari Penitenziari (Cnupp), il Senato accademico dell’Ateneo ha istituito, nella 
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In attuazione del Protocollo d’intesa sottoscritto dalla Conferenza Nazionale dei Poli Universitari Penitenziari (Cnupp), il Senato accademico dell’Ateneo ha istituito, nella seduta del 4 novembre 2021, il Polo Universitario Penitenziario Sapienza.

Si tratta di un’infrastruttura di servizi dedicati alle attività funzionali a garantire il diritto allo studio e il conseguimento dei titoli universitari ai detenuti e a coloro che sono soggetti a limitazione della libertà personale. In particolare, sono stati fissati alcuni punti-chiave: la platea dei destinatari, il supporto per la gestione delle pratiche amministrative, ma anche l’orientamento allo studio, la didattica dedicata, l’utilizzo di materiale delle biblioteche e le attività di collegamento con il mondo del lavoro.

Secondo Antonella Polimeni, rettrice della Sapienza: “Il Polo Universitario Penitenziario vuole fare in modo che la detenzione non sia

un tempo sospeso ma un periodo di autentica preparazione al rientro in società durante il quale possano intraprendere percorsi formativi anche di alto livello per acquisire o integrare il proprio capitale culturale.
La presenza delle Università nei luoghi di detenzione, attività svolta anche in un’ ottica di terza missione, ha una forte valenza culturale per tutto il Paese, e vuole innescare una discussione sul significato che possono avere la pena e

l’esecuzione penale.
Questa nuova realtà formativa di Sapienza si inserisce nel solco di un impegno che da tempo abbiamo già assunto con le realtà penitenziarie attraverso diverse attività, come per esempio le ricerche sull’architettura carceraria e le attività di collaborazione legate al Modulo per I’ “Affettività e la Maternità”, progetto completato da poco presso la Casa Circondariale femminile di Rebibbia a Roma.”

“La scommessa è fare in modo che la detenzione non sia un tempo sospeso ma un periodo di autentica preparazione al rientro in società durante il quale si possano intraprendere percorsi formativi anche di alto livello per acquisire o integrare il proprio capitale culturale” spiega Pasquale Bronzo, delegato della Rettrice per il Polo universitario penitenziario dell’Ateneo. “La presenza delle Università nei luoghi di detenzione ha, in questo senso, una profonda valenza culturale per il Paese e favorisce più ampia discussione sul significato che possono avere la pena e l’esecuzione penale”.

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