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Martedì 9 Novembre 2021 07:11

La toilette di Paolina Borghese al Museo Napoleonico

La toilette di Paolina Borghese al Museo Napoleonico


Il Museo Napoleonico di Roma conserva alcuni graziosi cimeli appartenuti a Paolina Bonaparte, la celebre sorella di Napoleone, nota per fascino e bellezza, l’unica dei sette fratelli che volle e poté seguire l’Imperatore sull’Isola d’Elba durante la fase del primo esilio, l’unica che tentò, invano, di raggiungerlo a Sant’Elena. Per complesse ragioni storiche Napoleone Bonaparte non […]

La toilette di Paolina Borghese al Museo Napoleonico


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La toilette di Paolina Borghese al Museo Napoleonico


Il Museo Napoleonico di Roma conserva alcuni graziosi cimeli appartenuti a Paolina Bonaparte, la celebre sorella di Napoleone, nota per fascino e bellezza, l’unica dei sette fratelli che volle e poté seguire l’Imperatore sull’Isola d’Elba durante la fase del primo esilio, l’unica che tentò, invano, di raggiungerlo a Sant’Elena.

Per complesse ragioni storiche Napoleone Bonaparte non poté mai raggiungere Roma, sebbene abbia sempre guardato alla città e alla sua mitica grandezza con l’idea di farne la seconda capitale del suo impero, dopo Parigi; significativa, invece, fu la presenza in città dei suoi più stretti familiari, tanto da poter parlare di un vero e proprio “ramo romano” dei Bonaparte. Giunti infatti a Roma in virtù degli incarichi diplomatici e politici assegnati loro da Napoleone stesso, i Bonaparte intrecciarono rapporti con importanti famiglie romane, lasciando, generazione dopo generazione, significative testimonianze sia delle loro vicende strettamente familiari sia della figura, umana e storica, di Napoleone.

Ma torniamo a Paolina. Nel 1803, già rimasta vedova a soli 23 anni, su insistenza del futuro (di lì a breve) “Imperatore dei francesi”, la bella Paolina si risposò, stavolta con il nobile romano Camillo Borghese. Seguì immediatamente il trasferimento a Roma, dove però la donna rimase solo per un anno: la vita mondana romana, infatti, aveva ben poco dello scintillio e del dinamismo di quella parigina, e Paolina si annoiava. Una delle poche fonti di distrazione a cui la donna ricorse per attenuare la nostalgia e il tedio era la cura meticolosa della propria persona. Ella, pertanto, si faceva inviare dalla Francia lussuosi completi da toilette, veri e propri corredi per l’igiene e la bellezza personali, oggetti ampiamente in uso presso tutte le nobildonne della sua epoca. Naturalmente i completi di Paolina erano di manifattura francese, e realizzati tutti all’inizio del XIX secolo.

Museo Napoleonico, Teca con la toilette di Paolina Bonaparte [Foto: Associazione culturale GoTellGo / Chiara Morabito, CC BY NC SA]
Museo Napoleonico, Teca con la toilette di Paolina Bonaparte [Foto: Associazione culturale GoTellGo / Chiara Morabito, CC BY NC SA]Uno di questi è conservato proprio nel suddetto Museo, nella Sala VI, la Paolina: all’interno di una teca di vetro (poggiata su un tavolino di gusto neoclassico, il cui bordo è decorato da delicate pitture raffiguranti ghirlande dipinte sorrette al centro da un’aquila, evidente simbolo imperiale), sono esposti uno specchio, lenzuola e fazzoletti, un paio di pantofole, e un ultimo cimelio quasi “osé”, la cui natura sveleremo fra poco.

Osserviamo da vicino i raffinati oggetti: lo specchio in cui Paolina osservava il proprio bel volto è inserito in una scatola in mogano a doppia anta, a mo’ di armadietto. La piccola struttura è finemente intarsiata in argento, con elementi geometrici e vagamente vegetali; l’anta sinistra esternamente reca la lettera “C”, la destra internamente propone un tema decorativo simile a una lira attorno alla quale volteggiano intrecci vegetali.

Museo Napoleonico, Specchio di Paolina Bonaparte [Foto: Associazione culturale GoTellGo / Chiara Morabito, CC BY NC SA]
Museo Napoleonico, Specchio di Paolina Bonaparte [Foto: Associazione culturale GoTellGo / Chiara Morabito, CC BY NC SA]Accanto allo specchio sono adagiati un paio di candidi mouchoirs (fazzoletti) in tessuto batista (cioè in fili di lino molto sottile) ricamato, e pochi centimetri più in là è posto un lenzuolo bianco su cui è ricamato il monogramma “PB”, Paolina Bonaparte.

Spiccano poi le pantofole in cuoio, preziosissime perché foderate in seta e ricamate in oro, dalla punta corta e aguzza, rese ancora più leziose da aerei ciuffetti di piume. Da notare che i ricami foderano tutta la calzatura, sia internamente che esternamente.

Museo Napoleonico, Pantofole di Paolina Bonaparte [Foto: Associazione culturale GoTellGo / Chiara Morabito, CC BY NC SA]
Museo Napoleonico, Pantofole di Paolina Bonaparte [Foto: Associazione culturale GoTellGo / Chiara Morabito, CC BY NC SA]In tanto femminile vetrina non suscita stupore, infine, la presenza di un cimelio decisamente muliebre, cioè il calco del seno destro della nobildonna. Si tratta di un piccolo gesso realizzato da Antonio Canova quale bozzetto preparatorio per il celeberrimo ritratto scultoreo in marmo di Paolina Borghese come Venere vincitrice, conservato come noto presso la Galleria Borghese.

Museo Napoleonico, Calco del seno destro di Paolina Bonaparte [Foto: Associazione culturale GoTellGo / Chiara Morabito, CC BY NC SA]
Museo Napoleonico, Calco del seno destro di Paolina Bonaparte [Foto: Associazione culturale GoTellGo / Chiara Morabito, CC BY NC SA]Naturalmente semplici specchetti e sia pur comode pantofole non furono sufficienti a lenire la malinconia, il tedio e la solitudine di Paolina, e così nel 1804 la donna ruppe il già compromesso legame con il marito Camillo e tornò a Parigi; rientrò a Roma dopo la definitiva caduta di Napoleone, nel 1815, e visse presso il Palazzo Borghese; ricompose il rapporto con il coniuge solo nel 1817 quando, anche grazie alle intercessioni di Camillo, poté acquistare la splendida Villa Paolina (oggi Villa Bonaparte, nei pressi di Porta Pia), dove avrebbe trascorso gli ultimi anni della sua breve vita; Paolina morì infatti a soli 45 anni, nel 1825, ma a Firenze, presso l’attuale Villa Fabbricotti, ancora una volta ospite di Camillo. A Roma invece riposano le sue spoglie, nella Cappella Borghese in Santa Maria Maggiore.

[Chiara Morabito]

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