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Domenica 21 Novembre 2021 14:11

“Il caso Ezra Pound” alla Sala Umberto

Il Teatro Sala Umberto (via della Mercede, 50) si prepara a ospitare “Ezra in gabbia o il caso Ezra Pound”, uno spettacolo liberamente tratto dagli scritti e dalle dichiarazioni del poeta, saggista e traduttore americano, che trascorse gran parte della sua esistenza in Italia. Scritta e diretta da Leonardo Petrillo, la rappresentazione sarà in scena […]

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Il Teatro Sala Umberto (
via della Mercede, 50
) si prepara a ospitare “Ezra in gabbia o il caso Ezra Pound”, uno spettacolo liberamente tratto dagli scritti e dalle dichiarazioni del poeta, saggista e traduttore americano, che trascorse gran parte della sua esistenza in Italia.

Scritta e diretta da Leonardo Petrillo, la rappresentazione sarà in scena sabato 27 e domenica 28 novembre e avrà come protagonisti Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini.

Al centro del palcoscenico c’è una gabbia, quella in cui nel 1945 fu rinchiuso Ezra Pound, detenuto nel campo di prigionia dell’esercito americano, a Metato, in provincia di Pisa.

Allora sessantenne, Pound rimase per venticinque giorni consecutivi in quella “gabbia da gorilla” di neanche 4 metri quadri, esposta alle intemperie, priva di servizi igienici e costantemente illuminata durante la notte.

Proprio qui il poeta iniziò a scrivere i Canti Pisani (The Pisan Cantos), pubblicati nel 1948 e facenti parte de I Cantos, il grandioso poema epico al quale si dedicò per tutta la sua vita.

Accusato dalle autorità statunitensi di collaborazionismo e tradimento, accuse per le quali rischiava l’ergastolo o la pena di morte, Pound venne successivamente dichiarato infermo di mente e, senza processo, fu internato in un manicomio criminale, dove trascorse dodici anni. Liberato nel 1958, tornò in Italia, dove trascorse il resto della sua vita e morì, a Venezia, il primo novembre 1972, quando aveva appena compiuto 87 anni.

Enigmatico e controverso, vulcanico e anticonvenzionale, maestro di pensiero e gigante della letteratura, Ezra Pound era anche un ecologista ante litteram e un pacifista che odiava le divise e la guerra. Invecchiando, la sua fisionomia, insieme al suo nome, suggeriva ed evocava l’immagine di un profeta dell’Antico Testamento.

Fatta propria la lezione di Dante e Omero, di Virgilio, Confucio e Cavalcanti, Pound lasciò ai posteri un’opera ambiziosissima e straordinariamente complessa, un poema globale che riscrive la storia del mondo e nel quale confluiscono e si alternano molte lingue, trovano spazio infiniti rimandi e citazioni, oltre a note musicali e geroglifi.

“La sua poesia è enormemente vasta, cioè è come se la sua poesia si stendesse in superficie occupando un territorio poetico immenso”. Fu Pier Paolo Pasolini a usare queste parole per I Cantos di Pound, in onore del quale, quando lo intervistò nel 1967, modificò così una sua composizione (Un Patto): “Stringo un patto con te, Ezra Pound: / ti detesto ormai da troppo tempo, / vengo a te come un fanciullo cresciuto / che ha avuto un padre dalla testa dura. / Sono abbastanza grande ora per fare amicizia. / Fosti tu a intagliare il legno, / ora è tempo di abbattere la nuova foresta. / Abbiamo un solo stelo e una sola radice: / che i rapporti siano ristabiliti fra noi”.

Oltre a Pasolini, a Pound non mancarono gli estimatori fra gli intellettuali. Sono note la sua grande amicizia con Thomas Eliot, la stima illimitata di E.E. Cummings (“Pound è stato per la poesia di questo secolo ciò che Einstein fu per la fisica”) e la posizione senza riserve di Ernest Hemingway (“il meglio della sua scrittura si trova nei Cantos e durerà finché esisterà la letteratura”).

Allen Ginsberg una volta si arrischiò a dire: “la mia sensazione è che non ci sarebbe stato Bob Dylan senza Ezra Pound” (“… Ezra Pound e T.S. Eliot combattono nella torre di comando mentre i cantanti di calypso li deridono…”, canta Dylan nella sua “Desolation Row”).

Molti continuarono, invece, a evidenziare e condannare la sua convinta adesione al fascismo, le sue dichiarazioni contro l’usura che sconfinavano nell’antisemitismo e il suo tradimento verso gli Stati Uniti. Arthur Miller lo definì “peggiore di Hitler” e affermò che la sua propaganda a favore del regime di Mussolini era stata più dannosa di quella di Joseph Goebbels per il führer.

“Ezra in gabbia o il caso Ezra Pound” si basa sulle ossessioni di Pound – per la giustizia, per la libertà, per l’usura che corrode il mondo – e si focalizza sul suo sentirsi “inadeguato per non essere riuscito, se non a sprazzi, a far fluire carità e amore, a rendere le cose coerenti”.

“La parola, ghianda di luce,” – leggiamo nelle note di regia di Leonardo Petrillo – “trova la propria forma e la propria ragione”, ma “solo il silenzio, finale e definitivo, apre la memoria finalmente alla danza della vita, restituendole dignità e libertà”.

“Mariano Rigillo” – scrive sempre l’autore della rappresentazione – “è l’attore ideale per interpretare Ezra Pound, con la sua gestualità, la ricerca del silenzio, la parola che torna e diventa idea. Anna Teresa Rossini evoca il pensiero e i Cantos del poeta, rendendo bello il difficile”. Con l’intento di dare a Pound il processo che non ha mai avuto. A giudicare saranno gli spettatori.

Peraltro, i due attori saranno anche i protagonisti di “E non rimase nessuno” (ossia “Dieci piccoli indiani”), in cartellone al Teatro Ciak dall’11 dicembre al 9 gennaio.

“Ezra in gabbia o il caso Ezra Pound” sarà in scena al Teatro Sala Umberto (via della Mercede, 50) sabato 27 (ore 21) e domenica 28 novembre (ore 17).

Testo e regia: Leonardo Petrillo
con: Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini
scene: Gianluca Amodio
costumi: Lia Francesca Morandini
disegno luci: Enrico Berardi
musiche: Carlo Covelli

I biglietti possono essere acquistati al botteghino del teatro (martedì-sabato 16-20, domenica 15-18) o su
www.ticketone.it
.

Giovanni Berti

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