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Giovedì 25 Novembre 2021 13:11

Giovanni Manna, la Procura apre un fascicolo il Gemelli un’inchiesta interna

Il figlio lo aveva annunciato tre giorni fa, “E’ tutto in mano agli avvocati” aveva scritto in un post su facebook domenica 21 novembre, a ventiquattro ore dalla morte di suo padre, Giovanni Manna, ritrovato senza vita nel Parco dell’Insugherata dopo essersi allontanato dal Pronto Soccorso del Gemelli quattro giorni prima. Indagine per abbandono di […]

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Il figlio lo aveva annunciato tre giorni fa, “E’ tutto in mano agli avvocati” aveva scritto in un post su facebook domenica 21 novembre, a ventiquattro ore dalla morte di suo padre, Giovanni Manna,
ritrovato senza vita nel Parco dell’Insugherata
dopo essersi allontanato dal Pronto Soccorso del Gemelli quattro giorni prima.

Così è stato e ora il Procuratore Stefano Luciani ha aperto un’inchiesta, per il momento contro ignoti, ipotizzando il reato di abbandono di incapace aggravato.

“Quello che è accaduto alla nostra famiglia è un fatto terribile e inaccettabile –  hanno dichiarato i figli davanti alle telecamere di
Chi l’ha Visto
–  e per questo, anche se nessuno potrà restituirci nostro padre, vogliamo andare avanti, anche legalmente, perché nessun uomo malato e nessun’altra famiglia possa subire quello che stiamo subendo noi in questi giorni”.

Un grido accorato che arriva proprio a distanza di una settimana da quella terribile sera, quando un malore accusato in casa dal pensionato si è trasformato in un inferno senza fine.

Martedì 16 novembre, poco prima di cena Giovanni si sente male nel suo appartamento, soccorso dal 118 viene trasportato in ambulanza al Pronto Soccorso dell’ospedale Gemelli. Figli e moglie, a causa delle restrizioni anti Covid, non possono salire sul mezzo con lui né, a quanto pare, entrare nella struttura.

Si raccomandano però con il personale del 118 che lo soccorre di non lasciarlo solo, specificando che il padre soffre di Alzheimer ed è insofferente alle lunghe attese e quindi tende ad allontanarsi. Il 118 registra tutto sul verbale, in particolare il male di cui è affetto, e trasferisce il settantatreenne all’ospedale affidandolo ai sanitari del triage.

Poco dopo, come previsto dalla famiglia, Giovanni si spazientisce e chiama a casa, dicendo di voler andar via. I figli cercano di tranquillizzarlo ma a distanza di pochi minuiti arriva anche la seconda telefonata e a questo punto scatta anche quella della famiglia all’ospedale per assicurarsi di trattenere l’uomo fino al loro arrivo.

“Quando abbiamo telefonato ci hanno detto che nostro padre si trovava ancora dentro – continuano i figli nel racconto al programma di Rai Tre – ci è sembrato molto strano perché nell’ultima telefonata di papà si sentivano rumori esterni, tutto faceva pensare che fosse già fuori; e infatti dopo dieci minuti ci hanno chiamato dall’ospedale per comunicarci che papà era scomparso.”

Quando i figli arrivano al Gemelli di Giovanni non c’è più traccia, iniziano a cercarlo dentro e fuori all’ospedale e alle due della notte scatta la denuncia di scomparsa alle forze dell’ordine. Una telecamera della struttura lo riprenderà poi nelle vicinanze dell’uscita del Policlinico su Via Trionfale diretto verso Monte Mario ma quella sarà l’ultima immagine dell’uomo.

Le ricerche continuano ininterrottamente per quattro giorni, nei quartieri vicini, nelle aree verdi che circondano l’ospedale, all’interno del Parco dell’Insugherata ma anche in altre zone di Roma, nei luoghi che Giovanni frequentava.

Lo cercano tutti, amici, cittadini comuni, forze dell’ordine. Lo cercano a piedi, con il megafono, con i trattori tra le campagne romane limitrofe, con gli elicotteri, organizzati in squadre e con i volontari della protezione civile. Ma di lui nessuna traccia.

Dopo due giorni una flebile speranza arriva dal suo cellulare che, spento da due giorni si riaccende improvvisamente e viene agganciato alla cella telefonica di
Via Achille Mauri
, a Monte Mario. Il telefono squilla ma Giovanni non risponde, poi si spegne di nuovo.

Alla fine, nel pomeriggio di sabato 20 novembre, dopo quattro giorni senza un tetto, senza medicine e senza aiuti, Giovanni viene avvistato senza vita da un elicottero in sorvolo su Roma per possibili disordini allo Stadio Olimpico, proprio in quel parco dove lo avevano cercato notte e giorno.

“Nessuno potrà dirci se tutti hanno fatto il possibile per ritrovarlo ma certo noi non ci siamo mai fermati. Papà è stato ritrovato con gli stessi indumenti che aveva il giorno del ricovero, gli stessi effetti personali e con il braccialetto dell’ospedale ancora al polso” – continua Matteo, il figlio.

Ora, mentre la procura indaga e la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli con una nota stampa si difende ribadendo che “l’impegno nei confronti dei pazienti, in special modo di quelli più fragili e sofferenti, ci contraddistingue da sempre e negli anni sono state intraprese innumerevoli iniziative a sostegno dei bisogni dei pazienti fragili” e che “anche oggi nel pieno della gestione della pandemia la fondazione consente all’accompagnatore di pazienti fragili di restargli accanto sottoponendosi a tampone gratuito”, proprio dalla struttura è stata annunciata anche un’indagine interna.

Secca invece la risposta del 118, certo che nulla sia andato storto da parte loro: “Nella scheda di soccorso è scritto tre volte che il paziente è affetto da Alzheimer. La scheda viene compilata dal sanitario che effettua il soccorso in ambulanza e una copia viene lasciata al pronto soccorso insieme con il paziente al triage” – fanno sapere dall’azienda di emergenza sanitaria -“Non c’è nessuna procedura di indagine interna perché è andato tutto correttamente dal nostro versante”.

Ludovica Panzerotto

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