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Giovedì 30 Dicembre 2021 06:12

La biblioteca Rispoli non c’è più e il palazzo che la ospitava va in rovina

In piazza Grazioli, la proprietà della famiglia Doria Pamphilj, cade a pezzi. La collezione di libri del Comune è conservata in un magazzino in attesa di collocazione

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In piazza Grazioli 4, nel cuore di Roma, uno splendido edificio versa in condizioni fatiscenti. Non si tratta di un palazzo qualsiasi ma di una porzione dell’isolato Doria Pamphilj che è più noto nella sua parte che affaccia in via del Corso e via del Plebiscito, ma non ha certo meno valore nelle facciate posteriori. Fu opera di Andrea Busiri Vici che intorno al 1850 rinnovò quest’ala dello stabile.

La storia che vi raccontiamo oggi capita purtroppo di frequente a Roma ed ha come risvolto una strana saga familiare fatta di liti e vertenze giudiziarie.
L’edificio storico ospitava fino al 2017 una bella biblioteca, la Andrea Rispoli, molto frequentata dai residenti del centro e dagli studenti del liceo Visconti.



 

La struttura faceva parte del Sistema Biblioteche e Centri Culturali del Comune e pagava un affitto che la famiglia Doria Pamphilj non riteneva più congruo. Alla scadenza del contratto non si era riusciti a trovare un accordo economico e per diversi anni la Rispoli ha proseguito la sua attività ma la proprietà aveva cessato di svolgere ogni manutenzione. Alla fine del 2016 il riscaldamento smise di funzionare lasciando al gelo dipendenti e utenti. Poche settimane dopo le porte furono sbarrate per sempre.

I libri vennero trasferiti in un deposito in via Aldrovandi, negli ex locali dell’Istituto italiano per l’Africa, e qui non sono consultabili.



 

Nello stesso tempo i grandi saloni di piazza Grazioli sono disabitati, coperti da polvere e ricordi. La collezione di libri, alcuni di pregio, non ha più trovato una casa e la proposta iniziale di trasferirla al Burcardo non si è concretizzata. Si tratta di 38mila volumi e una pregevole raccolta di poesie in inglese, francese, tedesco, russo e persino persiano. C’è, poi, una videoteca con 1.400 Dvd e 1.500 cd musicali e di lingue straniere. In via del Sudario, in quella che tutti chiamano la Casa del Burcardo, viene ospitato il Museo Teatrale e una piccola biblioteca specializzata in teatro.

Sembrava che il Campidoglio avesse studiato concretamente la possibilità di ampliare il Burcardo per trasferirvi il materiale dell’ex Rispoli. Tanto più che la vicinanza con piazza Grazioli avrebbe favorito gli utenti. Se ne parlò più volte nel 2017 ma, da allora, non una pagina è stata spostata.

Nello stesso tempo la famiglia Doria Pamphilj non ha trovato un destino per il magnifico edificio che richiede un profondo intervento di risanamento. Qui la biblioteca era stata inaugurata nel 1930 ma prima ancora l’immobile era stato sede dell’editore belga Desclée Lefebvre, tipografo del Papa e di molte congregazioni religiose. Nella foto che segue, tratta dal sito del ricercatore Ludovico Mosca, si vede l’ingresso e le insegne d’epoca con una curiosità: in piazza Grazioli passava il tram. Si deduce dai binari che si vedono bene tra i sampietrini.



 

L’altro lato del Palazzo non ha bisogno di presentazioni ospitando la collezione d’arte privata più importante d’Italia. Forse le liti tra gli eredi della dinastia sono all’origine dell’abbandono di questa porzione. Una storia travagliata che sembra uscita dalla fantasia di un romanziere divide Jonathan Doria Pamphilj dalla sorella Gesine. Entrambi non sono figli naturali della principessa Orietta che li adottò con il marito Frank Pogson. Alla morte della principessa, nel 2000, entrarono in possesso di un patrimonio inestimabile con proprietà in tutta Italia. Solo il palazzo romano consta in 120 appartamenti, 45 negozi e una collezione che comprende 700 opere tra cui Tiziano, Rubens, Caravaggio, Velazquez.
I due fratelli avviarono una lunga vertenza giudiziaria sulla titolarità dell’eredità. E’ Gesine a contestare a Jonathan di aver avuto due figli con il metodo dell’utero in affitto. Il principe è unito legalmente al suo compagno ma evidentemente la sorella teme per la futura successione e si rivolge al Tribunale chiedendo il disconoscimento di paternità. I giudici le daranno torto, ma da allora i rapporti si sono guastati al punto da non riuscire più a trovare la concordia necessaria per una sana gestione del patrimonio.

La frattura in famiglia potrebbe essere la causa dell’abbandono di questo lato dell’edificio? Non possiamo affermarlo con certezza ma vi sono numerosi indizi che lo lasciano immaginare. E in un’area pregiata come piazza Grazioli e il Collegio Romano, uno stabile che cade a pezzi non è un bel vedere, soprattutto se carico di storia e racconti.

 

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