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Venerdì 14 Gennaio 2022 13:01

Genitori e adolescenti: il conflitto è inevitabile

genitori e adolescenti
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Paura e ansia i sentimenti più diffusi tra i giovani, che chiedono di essere "visti". Ai genitori il compito di "stare dalla loro parte". Senza essere troppo legati ai propri ricordi

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L’adolescenza è quella fase della vita che è allo stesso tempo meravigliosa e confusiva o, per usare le parole di Umberto Galimberti, «quella fase precaria dell’esistenza dove l’identità appena abbozzata non si gioca come nell’adulto tra ciò che si è e la paura di perdere ciò che si è, ma nel divario ben più drammatico tra il non sapere chi si è e la paura di non riuscire a essere ciò che si sogna». L’adolescenza non è assolutamente un periodo di “pazzia”, non è immaturità e non è la fase degli ormoni impazziti. È senz’altro l’epoca fondamentale della vita dove a livello emotivo le emozioni vengono vissute con forte passionalità e a livello cerebrale avvengono i più grandi cambiamenti. Il passaggio dall’infanzia all’età adulta ha a che fare infatti con cambiamenti fisici, emotivi, cerebrali: il corpo si trasforma, vengono gettate le basi per esprimere al meglio le proprie potenzialità e per lo sviluppo del carattere. Potremmo affermare che l’adolescente è: ricerca di novità; esplorazione creativa; sentimenti ambivalenti e forte passionalità; ricerca di un’identità; separazione dalla famiglia e ricerca di socialità; trasgressione e superamento dei limiti. Tutto quanto detto diventa più complicato dall’irrompere della passionalità nella tenerezza infantile.

I genitori di figli adolescenti sanno bene quanti compiti faticosi sono chiamati ad affrontare. Primo fra tutti è quello di “esserci” nonostante tutto. Esserci si traduce in tanti piccoli grandi gesti: accogliere, ascoltare, tollerare, aiutare a comprendere, mettere limiti e confini, accompagnare, educare, rimproverare, lasciar fare e molto altro. Questo porta continuamente i genitori a chiedersi se stanno facendo bene e contemporaneamente a fare i conti con le emozioni che spesso sentono: dolore, sofferenza, tristezza, paura, rabbia oppure gioia, felicità, ecc. Vivere provando tutto questo a volte può essere paragonato a un terremoto: gli adulti vorrebbero che restasse tutto uguale, fino al giorno prima d’altronde sapevano come avvicinarsi al proprio figlio. L’adolescente invece vorrebbe che tutto cambiasse.

Come ridurre questa differenza? Non esiste un modo indolore per crescere e non esiste crescita senza conflitto. Le differenze più grandi spesso risiedono in modi di pensare alla propria adolescenza e aspettandoci che sarà lo stesso per le nuove generazioni. Un’antica reciproca incomprensione tra generazioni – “…quando sarai grande, capirai” – non avvicina ma allontana, così come il ripensare al passato con nostalgia “ai miei tempi…”, anche quando quei tempi non erano tanto sereni. Spesso sentiamo genitori affermare che non vedono l’ora che l’adolescenza dei figli finisca. “Io non ero così” oppure “io non rispondevo male” sono alcune delle frasi che vengono dette perché sono esausti, perché vengono sfidati continuamente nella loro autorità e perché la passionalità delle emozioni li manda in crisi. E purtroppo a volte mollano.

Il conflitto è inevitabile durante la crescita in quanto permette all’adolescente di assumere un ruolo attivo e un modo con cui imparare a gestire l’aggressività. La paura e l’ansia sono i due sentimenti più diffusi tra i giovani: attaccano prima di essere attaccati e il tutto non fa altro che far sentire agli adulti le stesse emozioni. Il pericolo più grande è la confusione, confusione di ruoli e confusione tra un conflitto e un problema. Gli adolescenti chiedono di essere visti, di essere fermati, chiedono che qualcuno più grande stia dalla loro parte, chiedono modelli in cui rispecchiarsi, di sbagliare, di non essere giudicati, chiedono regole e limiti e il più delle volte lo chiedono senza parlare.

Il bisogno delle regole e dei limiti nella pratica lo possiamo rilevare a scuola, dove alcuni ragazzi mettono in atto comportamenti trasgressivi come per esempio bullismo e aggressività nei confronti dei docenti; a casa e fuori casa con comportamenti pericolosi come la guida in stato di ebbrezza, l’uso di sostanze o gli atti vandalici.  È importante non sottovalutare tali comportamenti perché potrebbero far riferimento ad una richiesta d’aiuto ed è importante che qualcuno la raccolga. I modi per comunicare con un figlio adolescente passano attraverso l’adulto che deve prendersi cura di lui. Tanto più l’adulto sarà in grado di non confondere i propri vissuti, ricordi e bisogni con i bisogni dell’altro tanto più sarà in grado di permettere la vicinanza e il distacco, il dialogo e l’ascolto. Inoltre, quando necessario, il genitore può e deve essere bersaglio delle famose “crisi adolescenziali” e sopportarle bene così che il figlio possa sentire che non c’è paura né colpa. (Claudia Bartalucci)

14 gennaio 2022

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