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Sabato 7 Maggio 2022 07:05

Pedane e tavolini rimarranno fuori controllo almeno fino a fine anno

Con il termine al 30 giugno della normativa emergenziale, l'amm.ne capitolina sta predisponendo una nuova proroga delle OSP senza preoccuparsi, di nuovo, di controlli efficaci

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Quando nel maggio 2020 fu introdotta la normativa “COVID emergenziale“, ossia quella che ha consentito anche a Roma ai locali di ampliarsi usando lo spazio pubblico,
fu facile prevedere
che si sarebbe definitivamente perso il controllo del territorio.

Questa la dichiarazione entusiastica della sindaca Raggi al tempo:

“Ieri notte abbiamo approvato questa misura straordinaria: basterà una comunicazione online, con allegata planimetria, e si potranno allestire immediatamente i dehors aumentando lo spazio a disposizione. Il rilascio della concessione sarà successivo, così come i controlli sul rispetto delle nuove regole.

Ci lasciamo alle spalle le lungaggini burocratiche e, nel caso del Centro Storico, le attese interminabili di mesi e mesi per il rilascio dei permessi o addirittura per un rigetto della domanda.”

 

Peccato che a fronte di una tale drastica semplificazione nessuno dell’amministrazione abbia pensato alle migliaia di domande che avrebbero inondato gli uffici commercio dei municipi (soprattutto il I e il II) impedendo praticamente qualsiasi controllo. Lo stesso dicasi dei gruppi locali di Polizia Municipale che in più occasioni hanno dichiarato l’impossibilità di controllare tante nuove OSP, per di più non autorizzate preventivamente.

In realtà è molto probabile che il problema dell’inadeguatezza degli uffici a lavorare improvvisamente migliaia di nuove richieste fu posto nell’ambito dell’amministrazione, ma scientemente non si è voluto fare nulla, lasciando così totale discrezione agli esercenti.

 

Il risultato è stata un’invasione incontrollata di nuove pedane e tavolini posizionate a piacimento, spesso in violazione di norme inderogabili (come
abbiamo mostrato
).

 

La normativa emergenziale che ha consentito l’esplosione delle nuove OSP si basava su specifici provvedimenti governativi che però andranno a scadenza a fine giugno prossimo.

Tra le tante patate bollenti che si è ritrovata la nuova amministrazione capitolina c’è anche questa, ossia la necessità di gestire una situazione esplosiva i cui presupposti normativi stanno per venir meno.

Purtroppo anche in questo campo, come in tanti altri, l’amministrazione Gualtieri si è fatta trovare impreparata, non avendo alcuna soluzione in mente e limitandosi fin dall’inizio a dichiarare l’intenzione di non voler tornare alla legislazione pre-COVID.

 

Passati diversi mesi, sembra che si sia arrivati ad una proposta per consentire alle OSP “emergenziali” di rimanere anche dopo il 30 giugno. Tale proposta è stata costruita dal presidente della commissione commercio dell’Assemblea Capitolina, Andrea Alemanni, il quale l’ha presentata nella seduta dello scorso martedì 3 maggio. Noi abbiamo ascoltato la
registrazione della seduta
e questo è quello che abbiamo capito.

 

L’esigenza è di predisporre una normativa che consenta ai locali di continuare ad estendersi sul suolo pubblico dopo il 30 giugno e fino a fine anno, contando nel frattempo di scrivere un nuovo regolamento che disciplinerà la materia in maniera stabile.

 

I punti salienti della nuova normativa sono:

– chi ha richiesto una OSP emergenziale potrà inviare una comunicazione entro il 31/7, per via telematica, che includa una relazione tecnica (pianta e prospetto) firmata e asseverata da un professionista, potendo allestire gli arredi, o lasciare quelli già in essere, senza attendere la risposta degli uffici,

– torna il parere obbligatorio della Soprintendenza statale (che era stato eliminato durante l’emergenza) e viene previsto il parere del Dipartimento mobilità per le OSP sulla carreggiata di strade di quartiere e interzonali,

– viene meno la possibilità di allestire gli arredi fino a 25 metri dal locale, ma solo in zona UNESCO,

– piani di massima occupabilità (PMO) e catalogo degli arredi rimangono sospesi.

Le domande verranno lavorate dall’ufficio commercio di ogni municipio e in caso di diniego, la relativa comunicazione varrà anche come richiesta di rimozione degli arredi (procedura semplificata di rimozione).

 

D’accordo con l’assessorato al commercio, la proposta illustrata dal presidente Alemanni potrà essere limata dagli uffici e poi presentata o come delibera di giunta, da poi approvare in ogni caso in Assemblea Capitolina, o come delibera d’iniziativa consiliare.

 

 

In buona sostanza si può dire che una tale proposta non fa che prorogare le OSP emergenziali con la sola aggiunta della necessità del parere della Soprintendenza.

A noi sfugge come si possa pensare di ri-autorizzare delle nuove OSP “straordinarie” in mancanza di una normativa nazionale che lo consenta. Su che base, ad esempio, si continua a mantenere sospeso il catalogo degli arredi?

 

Ma quello che più preoccupa di questa proposta è la replica di uno schema simile a quello che fu adottato nel maggio 2020 dall’amministrazione Raggi. Al di là infatti del merito della proposta, è il meccanismo di presentazione e contestuale allestimento degli arredi, salvo verifiche a posteriori, che non potrà che replicare gli stessi problemi già visti in questi due anni.

Anche questa volta nessuno si sta preoccupando delle migliaia di nuove richieste che sommergeranno gli uffici commercio dei municipi, soprattutto quelli più centrali, e che non potranno essere fisicamente lavorate. Anche la Polizia Locale si troverà di nuovo impossibilitata a fare i controlli, col risultato che il far west introdotto dalla Raggi non potrà che estendersi ulteriormente.

 

Per parlare della realtà del Municipio I, ad esempio, il relativo ufficio commercio è drammaticamente sotto organico da diversi anni e al momento manca addirittura del dirigente!?! Con l’introduzione della normativa COVID quell’ufficio commercio ricevette circa 3000 richieste di nuove OSP, con la pratica impossibilità di lavorarle tutte.

Con la proposta della commissione commercio l’ufficio prevedibilmente riceverà un numero simile di richieste che di nuovo non potranno essere lavorate se non in minima parte.

Allo stesso modo la Polizia Locale si troverà di nuovo impossibilitata a fare i controlli, limitandosi a rispondere ad eventuali esposti.

 

Tutto questo non potrà che moltiplicare ulteriormente gli abusi con la pratica impossibilità di perseguirli e farli rimuovere, visto che i relativi provvedimenti saranno in carico agli stessi uffici commercio.

 

Cosa si può fare per evitare di assistere all’ennesima deregolamentazione generalizzata?

Se l’amministrazione capitolina ci tenesse davvero a garantire un livello accettabile di legalità, come sempre proclama, comincerebbe con l’immediato potenziamento degli uffici commercio dei municipi più impattati dalle nuove OSP (tipicamente il I e il II) affiancato magari da una o più task force che supportino gli uffici stessi affinché in tempi rapidi si riprenda il controllo del territorio.

Anche dal lato della Polizia Locale andrebbe organizzato il lavoro in modo da rendere possibili ed efficaci i controlli, prevedendo l’impiego del personale necessario ed individuando procedure snelle che rendano efficiente il lavoro degli agenti.

Una cosa che si potrebbe fare fin da subito è perseguire le tantissime nuove OSP che sono spuntate in luoghi del tutto non consentiti, a partire da quelle installate sulle strade della viabilità principale (lì il codice della strada non lo consente e non c’è modo di ovviarvi) e quelle che hanno sequestrato interi marciapiedi.

 

Purtroppo temiamo che tutte queste cose non verranno fatte e quindi la nuova normativa temporanea, comunque essa verrà scritta, non sarà che l’ennesima foglia di fico di un’amministrazione capitolina che a parole si dichiara per la legalità ma nei fatti contribuirà all’ennesimo livello di far west.

 

Quanto ci piacerebbe essere smentiti questa volta, ma non crediamo proprio che ciò accadrà.

 

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