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Sabato 7 Maggio 2022 10:05

Vecchio e altamente inquinante. Grillo fa a pezzi l’inceneritore di Roma. Il garante M5S prende posizione sul progetto di Gualtieri

Si parla spesso di potenziare la raccolta differenziata, ambire alle tecnologie più innovative possibili e puntare con decisione sulle transizione ecologica. Peccato che tutti questi temi che sono sulla bocca di tutti, a Roma sembrano un lontano ricordo visto che ormai si parla solo della loro – vetusta – nemesi: l’inceneritore. Così non c’è da […]

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#roma #beppe grillo #rifiuti
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Si parla spesso di potenziare la raccolta differenziata, ambire alle tecnologie più innovative possibili e puntare con decisione sulle transizione ecologica. Peccato che tutti questi temi che sono sulla bocca di tutti, a Roma sembrano un lontano ricordo visto che ormai si parla solo della loro – vetusta – nemesi: l’inceneritore. Così non c’è da stupirsi se Beppe Grillo, da sempre attento alla tutela dell’Ambiente, ieri ha letteralmente demolito il progetto del sindaco Roberto Gualtieri in materia di rifiuti (
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).

“Bruciare i rifiuti è la negazione dell’economia circolare, a maggior ragione se si pensa che quest’impianto avrà bisogno comunque di una discarica al suo servizio per smaltire le ceneri prodotte dalla combustione, equivalenti a un terzo dei rifiuti che entrano nel forno” ha tuonato il garante M5S mettendo a nudo, con poche parole, alcune delle contraddizioni più evidenti.

Ma Grillo è un fiume in piena e definisce “insensata” la scelta di affidare al primo cittadino “poteri commissariali indistinti” in tema di smaltimento dei rifiuti. Questo perché, vista l’idea del sindaco, non verranno di certo usati “per applicare le migliori pratiche disponibili e realizzare impianti utili alla raccolta differenziata ma per installare, tra chissà quanti anni, almeno 6 o 7, un impianto costoso e pericoloso che brucia rifiuti e opportunità di crescita economica”.

Tra l’altro, fa notare il fondatore di M5S, questo impianto va nella direzione opposta a quella che ci chiede l’Unione europea che “considera l’incenerimento una tecnologia che fa danni significativi all’ambiente e proprio in applicazione del cosiddetto principio Dnsh, Do not significant harm, impedisce di finanziare con fondi europei questa opzione tecnologica, che è in fondo alla gerarchia europea dei rifiuti insieme alle discariche, fortemente disincentivata e considerata al più residuale”.

Insomma per Grillo si tratta di un progetto vetusto e inquinante che, come se non bastasse, porta la Capitale fuori perfino dagli standard del nostro Paese. Già perché “con i bandi emanati dal Ministero della Transizione ecologica con i fondi del Pnrr, saranno a breve assegnati 2 miliardi di euro per realizzare impianti legati all’economia circolare” in tutta Italia. L’esatto opposto di “quanto accade nella Capitale con l’avallo di parte del Governo”. Insomma un impianto che rischia di trasformarsi in una debacle totale per l’amministrazione Pd.

Parole a cui ha risposto Carlo Calenda che, ormai da tempo, sembra accendersi solo quando c’è di mezzo il Movimento 5 Stelle. Con un tweet al vetriolo l’ex ministro di Matteo Renzi ha detto “le capitali pulite hanno tutte un termovalorizzatore, visto che l’alternativa è una discarica”. Poi ha aggiunto che “a Roma abbiamo visto il metodo di M5S: promettere 70% differenziata, lasciarla Ferma al 44%” che si traduce in una “città invasa dai rifiuti”. Per questo Calenda taglia corto: “Basta idiozie, almeno su Roma”.

Peccato che l’inceneritore che sta tanto a cuore a Gualtieri e Calenda, non piace a tanti. Come fa notare su radio New Sound Level il sindaco di Pomezia, Adriano Zuccalà, perfino a Copenhagen – il cui impianto viene preso a modello per la realizzazione di quello che dovrebbe sorgere a Roma – le cose non sono rosee: “‘Il sindaco di Roma dipinge questo impianto come se fosse la Dubai del trattamento dei rifiuti, quando queste informazioni sono state smentite ovunque, anche a Copenaghen dove ormai diversi articoli parlano di danni alla salute” tanto che “si va verso la chiusura di questo impianto perché è una tecnologia non più sostenibile”.

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