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Martedì 2 Agosto 2022 14:08

Riunione di famiglia

TEATROVID-19 Il teatro ai tempi del Corona (in vacanza con Omicron) Teatro Tor Bella Monaca “Riunione di famiglia” Di Amanda Sthers e Morgan Spillemaecker, adattamento e regia di Pino Quartullo. Con Katia Ricciarelli, Pino Quartullo, Nadia Rinaldi, Claudio Insegno Tre fratelli si riuniscono per una cena in famiglia. Massimo (Pino Quartullo), il maggiore, è gravato [...]

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Teatro Tor Bella Monaca

“Riunione di famiglia”

Di Amanda Sthers e Morgan Spillemaecker, adattamento e regia di Pino Quartullo.

Con Katia Ricciarelli, Pino Quartullo, Nadia Rinaldi, Claudio Insegno

Tre fratelli si riuniscono per una cena in famiglia. Massimo (Pino Quartullo), il maggiore, è gravato da una forte crisi economica e non può più sostenere finanziariamente i fratelli un po’ sfaticati. Fanny (Nadia Rinaldi) lavora, per modo di dire, nella sua azienda in crisi e Beniamino (Claudio Insegno) è un eterno Peter Pan squattrinato, disegnatore perditempo di fumetti erotici. Ancor meno Massimo è in grado di fronteggiare le spese pazze della madre (Katia Ricciarelli).

Dunque, l’unica soluzione plausibile per risparmiare e “salvare” il sussidio ai fratelli sarebbe sopprimerla, anche alla luce del fatto che è diventata ancora più insopportabile. Dopo lo smarrimento iniziale, anche Fanny e Beniamino si convincono che, con una forte dose di sonnifero e alcol (di cui la madre fa smodato uso), si possa risolvere il problema…

riunione di famiglia
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La commedia, brillante ed ironica, gioca sul cattivo rapporto tra una madre e i suoi figli. Priva di senso materno, la donna non perde occasione per disprezzare i figli sottolineandone difetti fisici e caratteriali e rinfacciando loro il tempo perduto per crescerli, negandosi una giovinezza serena e spensierata. Per questo, in vecchiaia sta cercando di recuperare il tempo “perso” senza farsi mancare nulla, ma sulle spalle del figlio maggiore. La commedia, con sarcasmo, mostra come tutti i figli abbiano vissuto una difficile infanzia ed adolescenza, e quanto questo si sia riflettuto sulla loro vita, rendendoli frustrati, infelici, capaci solo di scelte sbagliate.

La storia, pur ironica e divertente, tra una battuta e l’altra lascia spazio ad una sottile drammaticità che sottolinea le frustrazioni, l’infelicità e l’incapacità di reagire e liberarsi da questo rapporto distorto. Allo stesso tempo, sempre con pungente ironia, ci mostra il carattere libertino e superficiale di questa figura “anti – madre”, ben lontana dagli schemi sociali che vogliono una mamma sempre incline al sacrificio e ad una profonda dedizione alla famiglia.

riunione di famiglia
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Sospetto che dietro allo spettacolo ci sia la volontà, seppur celata dagli sceneggiatori, di affrontare alcuni temi scottanti in maniera ironica e sottilmente provocatoria, oserei dire anche coraggiosa, mascherandola da commedia comica. La situazione in cui sono invischiati i personaggi non è così lontana da alcune situazioni reali. Mi sono infatti chiesto, tra una risata e l’altra, se con tatto e distacco non si sia voluto ridere di alcuni drammi: il difficile rapporto tra madre e figli e tra fratelli; l’importanza del dio denaro ( la madre vorrebbe sposare un riccone antipatico per vivere senza problemi economici); e infine l’eutanasia (Massimo cerca di convincere i fratelli che quello che propone è un gesto d’amore, per evitare alla madre le pene della vecchiaia).

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Certo, questa è una mia personale visione, ma non nascondo di aver avvertito un certo retrogusto amaro nello svolgersi dei fatti, e di aver provato un forte fastidio per questa madre così indifferente ed egoista.

Tutto si svolge nella casa di Massimo ormai liberata dai mobili a causa dei pignoramenti per i suoi debiti. La scenografia mi ha colpito molto, così ricca di colori ottenuti anche con un ottimo posizionamento delle luci. La scenografia è montata con una particolare angolazione geometrica che crea l’illusione che I protagonisti escano dal palco. Suggestiva una delle pareti, che in alcuni momenti viene illuminata da dietro e, grazie ad un particolare tessuto, svela un secondo ambiente, quello di una cucina; qui i nostri, oltre a preparare il cocktail mortale per la madre, si incontrano per sfogarsi e confidarsi. Una scelta registica e scenografica molto suggestiva, che sembra voler proteggere lo spettatore dal dolore e dalla rabbia dei figli. Si crea una sorta di angolo privato ed appartato dove quei cattivi pensieri rimangono intrappolati. La storia, dunque, oscilla sempre sul filo di una tragicommedia ben fatta e dal finale inaspettato e forse anche giusto. Tutti i personaggi hanno spazio per mostrare il loro carattere, i dubbi, le paure, le frustrazioni, i sogni, e per evidenziare come, grazie a questa situazione, riescano a risvegliare il loro amore fraterno, che proprio la madre ha sempre soffocato. Nadia è grandiosa nella sua parte di donna complessata e frustrata, in cui manifesta sempre il suo grande senso ironico. Ricca di espressività, sa come attirare l’attenzione del pubblico per commuoverlo e divertirlo.

Pino, come sempre si rivela un grande artista. Divertente, schietto, riesce a manifestare tutta la sua frustrazione riuscendo al contempo a divertirci e a coinvolgerci nel suo piano maldestro e a fare il tifo per lui! Pur rancoroso, rimane sempre adorabilmente divertente, un trascinatore. È lui che ha curato anche la regia e il riadattamento dello spettacolo.

Claudio è simpatico e divertente, mette allegria solo a guardarlo. È l’ istrionico fratello minore dai marcati atteggiamenti infantili e conflittuali, pieno di ripensamenti e sensi di colpa. Rappresenta il classico figlio dipendente emotivamente dalla figura materna. Si trasforma in un jolly in varie situazioni, e credo si possa definire l’ago della bilancia che impercettibilmente influenza gli altri.

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Katia mi è sembrata all’inizio un po’ troppo statica, ma via via si è sciolta e ha liberato il suo personaggio, raggiungendo l’apice nel secondo atto, quando tutti insieme si sono scatenati in una perfetta sinergia per giungere ad un epilogo esplosivo. A Katia è stato concesso anche un piccolo spazio per cantare l’aria pucciniana “O mio babbino caro”. Come colonna sonora finale per i saluti, Pino ha inserito “Cuban Pete”, un brano cantato da Jim Carrey; si tratta di una rumba guaguanco tratta dal divertente ed esplosivo film “The Mask” che, forse non tutti sanno, che il verde fantastico personaggio fu doppiato proprio dal nostro grande Pino Quartullo.

Il numeroso pubblico dell’arena del Teatro Tor Bella Monaca si è divertito, e visibilmente soddisfatto ha applaudito e riso per tutto lo spettacolo. Immancabile l’incontro degli artisti con il pubblico fuori, a fine serata.

Per Pino Quartullo e il suo cast un altro colpo ben assestato.

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