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Giovedì 8 Settembre 2022 17:09

Manichini impiccati in vetrina. Commercianti contro il caro energia

Manichini impiccati in vetrina, accanto alla bolletta della luce, che riporta l’aumento esorbitante dei costi. È la protesta dei commercianti romani contro il caro energia. L’immagine è di un bar di San Giovanni, tra via La Spezia e via Terni. Il titolare ha spiegato di avere debiti per decine di migliaia di euro per i…
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Manichini impiccati in vetrina, accanto alla bolletta della luce, che riporta l’aumento esorbitante dei costi. È la protesta dei commercianti romani contro il caro energia. L’immagine è di un bar di San Giovanni, tra via La Spezia e via Terni. Il titolare ha spiegato di avere debiti per decine di migliaia di euro per i prossimi due anni. E l’impennata dei prezzi per le bollette sembra attirare sempre di più la criminalità, pronta a proporre prestiti a tassi da usura.

La protesta dei commercianti contro il caro energia è un’iniziativa della Fipe-Confcomercio. L’associazione che riunisce gli operatori del commercio l’aveva annunciata lo scorso 24 agosto. Una sorta di “operazione trasparenza”, come l’aveva definita Aldo Cursano, vicepresidente di Fipe-Confcommercio. «Bollette in vetrina è un’operazione di trasparenza a livello nazionale per mostrare ai cittadini e agli avventori di bar e ristoranti in quale situazione drammatica le imprese sono costrette ad operare», aveva spiegato.

La fotografia sullo stato di salute di bar, ristoranti e negozi, è impietosa, come spiega Claudio Pica, presidente della Fiepet Confesercenti di Roma e Lazio: «Su circa 12 mila bar e ristoranti della Capitale, sono 1.800 quelli in vendita a prezzi stracciati. In molti rischiano di chiudere». Un numero che il caro energia, collegato al conflitto russo ucraino, potrebbe salire ancora nelle prossime settimane. Le zone più colpite sono quelle periferiche, come Prenestino, Casilino e San Giovanni. Resistono ancora i negozi del centro storico e di Prati, dove l’afflusso turistico è ripreso e dove vive la maggior parte del ceto medio alto.

Sul tema è intervenuta l’assessora capitolina alle Attività Produttive Monica Lucarelli: «Stiamo ragionando sulla tariffa per l’Osp (l’occupazione di suolo pubblico) e la Tari, su sconti e possibili esenzioni. Nel frattempo chiederemo un incontro ad Acea per capire se, come ha fatto la milanese A2A, si possano bloccare le tariffe dei contratti energetici nei prossimi mesi per non far ricadere le conseguenze dei rincari sui settori più esposti».

Un’apertura, quella del Campidoglio, che Pica giudica positivamente: «Come Fiepet Confesercenti siamo stati i primi a intervenire sul tema all’indomani dei rincari straordinari di luce e gas, chiedendo proprio un tavolo di confronto con le istituzioni capitoline e regionali. Tra le filiere più colpite, infatti, c’è il comparto ristorazione e bar a cui si aggiunge anche l’aumento dei costi delle materie prime. Un salasso che ad ottobre rischia di portare alla chiusura migliaia di aziende, con gravi ripercussioni sulla tenuta occupazionale. Sospendere quindi, fino a cessata emergenza, il pagamento della Tari per gli esercenti sarebbe un provvedimento virtuoso e di sostegno, almeno in parte, per le Pmi capitoline. Congiuntamente, come già segnalato dal presidente Confesercenti Roma e Lazio Valter Giammaria, occorre rivedere la delibera relativa al canone unico sull’occupazione di suolo pubblico nonché uno sconto ulteriore sui canoni degli ultimi mesi del 2022».

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