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Sabato 17 Settembre 2022 16:09

Luciana e Gianmarco, madre e figlio con il basket nel sangue: “25 anni di passione. Ripartiamo per portare lo sport ai bambini”

Il successo mondiale della nostra nazionale di pallavolo ci ha ricordato che, per fortuna, in Italia non esiste solo il calcio. Lo sanno bene a Morlupo, dove da anni c’è chi cerca di proporre  la pallacanestro a tutti i bambini ed a tutti i ragazzi. Merito della passione, della competenza e della volontà di Luciana […]

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#sport #basket #morlupo
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Il successo mondiale della nostra nazionale di pallavolo ci ha ricordato che, per fortuna, in Italia non esiste solo il calcio. Lo sanno bene a Morlupo, dove da anni c’è chi cerca di proporre  la pallacanestro a tutti i bambini ed a tutti i ragazzi. Merito della passione, della competenza e della volontà di Luciana Capecci e Gianmarco Renzi, madre e figlio con il basket nel sangue.

“Quest’anno compirò  25 anni di  attività ” ci racconta la coach, emozionata e carica come sempre all’inizio di una nuova stagione al palazzetto dell’Universal Club di Morlupo. Una storia tra passato e presente, che passa per le scuole, per il territorio, per la tragedia della pandemia,.  Ce la siamo fatta raccontare.

Quando inizia il vostro progetto?

Gianmarco: “Sono tanti anni che lavoriamo come istruttori. Mia madre, mi ha trasmesso questa passione anni fa, quando un giorno, andavo ancora al liceo, mi disse che aveva bisogno di una mano. Da quel momento non ho mai smesso e anche ora, alle prime lezioni della nuova stagione, sento quel brivido, quelle emozioni che non cambieranno mai”.


Gianmarco e Luciana, con i bambini del corso di basket
A chi sono rivolti i vostri allenamenti?

Gianmarco: “Lavoriamo con bambini dai 5 fino ai  14 anni , cercando di trasmettere le conoscenze che abbiamo del basket. L’obiettivo  principale è farli divertire in un sano ambito sportivo facendoli socializzare ed impegnare, oltre naturalmente correre  ”.

Luciana: “Quello che ci caratterizza è accogliere, capire l’esigenza del bambino, che vuole innanzitutto distrarsi e svagarsi , come la loro età impone. Per questo  il Minibasket  non  parla di agonismo fino al compimento dei  12 anni. Prima c’è tutta la propedeutica ( compresa la psicomotricità per i più piccoli ) , che porterà ai fondamentali di questo  splendido sport. Una cosa da evidenziare  è il bellissimo impianto in cui lavoriamo,  il palazzetto dell’Universal Club a Morlupo. Una  struttura grande, in parquet, abilitato anche per le serie superiori, che ci permette di accogliere tanti bambini lavorando con serenità ed ampi spazi”.

Che valore ha lo sport per voi?

Luciana: “Nonostante siano passati tanti anni, ad ogni inizio stagione ho sempre la stessa adrenalina che avevo da bambina. A me lo sport ha dato tanto, mi ha salvato dal bullismo giovanile : quando andavo a scuola ero già molto alta,  mi chiamavano “giraffa”. Il basket ha significato tanto per me mi ha aiutato nella crescita personale e psicologica facendomi superare episodi come sopra descritti. E mi sono tolta anche qualche soddisfazione : ho giocato in Serie A, Serie B, nella Nazionale Juniores e  poi, smessa l’attività agonistica,  sono diventata allenatrice mettendo a frutto tutte le esperienze precedenti. Ho lavorato anche in tanti “progetti scuola” e nelle palestre di molti paesi della zona : Rignano, Labaro e Fiano, le più significative prima di Morlupo.



C’è un ricordo, in questi 25 anni di carriera, a cui è più affezionata?

Luciana: “Mi capita spesso di incontrare dopo anni persone che avevo allenato da bambini e ora magari sono padri di famiglia e tutti conservano un bel ricordo. Ho ricevuto un messaggio da un ragazzo, che oggi gioca nella nazionale italiana di
basket
in carrozzina. Si ricorda ancora di me, dei suoi inizi , dei miei allenamenti. E mi ringrazia insieme alla sua mamma. Solo a raccontarlo mi vengono i brividi. Inoltre ricordo la collaborazione con Alessandro Iacozza ai tempi della Lazio Pallacanestro, un ragazzo che è attualmente ai vertici di una squadra di serie A”.



Oggi si ricomincia quindi, dopo anni difficili. Quando è stato difficile affrontare la pandemia?

Luciana: “Abbiamo subito un tracollo, prima della pandemia avevamo 60 bambini iscritti, e partecipavamo ad un campionato del C.S.I.  Abbiamo giocato  la prima partita, poi è stato chiuso tutto. Abbiamo  dovuto ricominciare da capo, nel pieno rispetto delle  rigide norme anti Covid, le iscrizioni ad inizio anno erano  minime  e solo a fine stagione abbiamo raggiunto un buon numero che ci ha consentito di svolgere appieno l’attività .

Gianmarco: “È stata una situazione durissima ma abbiamo lavorato moltissimo per rendere sicure le lezioni: rilevavamo la temperatura corporea, igienizzavamo tutti gli strumenti, i palloni, avevamo creato percorsi obbligati in posti separati. Però ora siamo di nuovo qui e ripartiamo con la stessa voglia di prima sperando di non dover mai più affrontare un contesto simile”.

Madre e figlio con la passione per il basket
Madre e figlio con la passione per il basket
Com’è strutturato il vostro anno sportivo?

Gianmarco: “Si parte a settembre, con una lezione di prova, e si finisce a maggio, seguendo il periodo scolastico. Siamo molto attenti e concentrati  sull’aspetto emozionale; non è importante che il bambino faccia subito canestro. E’ fondamentale che entri col sorriso ed esca col sorriso, dopo essersi impegnato sul campo di gioco . Durante l’anno poi organizziamo feste ed iniziative durante le principali ricorrenze ed iniziative, come la tombolata di beneficienza, il cui ricavato viene  interamente destinato alla Ong ”Save the Children”. E’ un’occasione per far partecipare i bambini  ai problemi della società abituandoli alla solidarietà.

Un’ultima domanda. Com’è cambiato lo sport, il basket, nel corso del tempo?

Luciana: “A cambiare è stato il rapporto con i genitori. Purtroppo a volte ci sono situazioni che mi creano un po’ di imbarazzo come le  pretese di alcuni genitori che si trasformano in allenatori.  In aggiunta, sono molto cambiati anche i bambini: si è persa la sana pratica di fare tanta attività motoria come nel passato. Hanno perso l’abitudine a saltare, a correre, a giocare. D’altronde i tempi sono cambiati e 25 anni fa internet e cellulari non esistevano ancora. Chiuderei con lo slogan che ripetiamo con i bambini alla fine di ogni allenamento e di ogni partita: “1,2,3, a Morlupo il basket c’è!!!!”

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