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Mercoledì 21 Settembre 2022 09:09

Spesa sociale: Italia allo 0,7% del Pil, dato inferiore alla media Ue



Il Rapporto Cnel sui servizi sociali. Grandi le differenze territoriali: dai 538 euro per abitante di Bolzano ai 6 di Vibo Valentia. La regione più performante, la Sardegna

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Nel 2019 la spesa per i servizi sociali in Italia è stata pari allo 0,42% del Pil arrivando a 0,7% con le compartecipazioni degli utenti e del Servizio sanitario nazionale (Ssn). Il dato è soltanto un terzo di quanto impegnano i bilanci di altri Paesi europei (2,1-2,2% di media). Sono alcuni dei “numeri” che emergono dal Rapporto 2022 redatto dall’Osservatorio nazionale sui servizi sociali territoriali del Cnel, dal titolo “I servizi sociali territoriali: una analisi per territorio provinciale”, realizzato in collaborazione con Istat sul database informativo 2018 e i trend di spesa 2019 dal gruppo di lavoro composto dai consiglieri Cnel Gianmaria Gazzi, Alessandro Geria (coordinatori), Giordana Pallone, Cecilia Tomassini ed Efisio Espa, dal professore Emanuele Padovani dell’Università di Bologna coadiuvato dal dottor Matteo Bocchino di Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, Dipartimento di Scienze Aziendali, e dalla dottoressa Giulia Milan di Istat.

Grandi sono le differenze territoriali che non sembrano però seguire un pattern Nord-Sud: la spesa sociale provinciale per abitante dei Comuni singoli e associati al netto della compartecipazione degli utenti e del Sistema sanitario nazionale è stata di 583 euro per Bolzano e solo 6 per Vibo Valentia. La regione più performante è la Sardegna con ben 4 province nelle prime 10 posizioni: Oristano (290), Cagliari (258), Sassari (254) e il Sud Sardegna (239). La peggiore è la Calabria con tutte le province nelle ultime 5 posizioni e una spesa pro-capite che non supera i 25 euro.

Le prime analisi relative al 2019 confermano un trend di spesa sociale positivo al netto delle compartecipazioni pari a +0,48%, passando così da 7,472 miliardi di euro a 7,508 miliardi di euro (+35,9 milioni). Si tratta di un valore inferiore al tasso di inflazione. È una spesa peraltro che, pur crescente, resta analoga a quella reale di 10 anni prima, nonostante i fenomeni di incremento della domanda sociale, con persistenti marcate divergenze regionali e anche infra-regionali. Tale trend non è omogeneo sul territorio italiano, anzi, ci sono territori che retrocedono. In termini di valori assoluti per abitante, nell’anno considerato l’aumento più elevato si osserva a Gorizia, con oltre 25 euro pro-capite, seguita da Bolzano, Torino, Pistoia, Sassari, Oristano, con incrementi fra i 15 e i 25 euro pro-capite. I decrementi più consistenti si sono registrati a Verona, Grosseto e Trapani, con riduzioni di oltre 25 euro pro-capite.

Le aree di intervento che assorbono la maggior parte della spesa sociale sono tre: famiglia e minori; disabili; anziani. Nel 2018 per la prima si spendono circa 2,8 miliardi euro, pari al 37,9% della spesa dei Comuni; per la seconda circa 2 miliardi di euro, pari al 26,8%; per la terza circa 1,3 miliardi di euro, pari al 17,2%. Le spese per l’assistenza domiciliare risultano modeste: meno della metà di quella complessiva investita per l’area anziani e meno di 1/6 per l’area disabili. In 42 aree provinciali si è registrato un decremento della spesa sociale (il più alto a Trieste -21,3%) mentre gli incrementi più sostenuti si sono avuti nelle province di Gorizia e Lecco, con oltre il +20%, seguite da Avellino, Foggia, Reggio Calabria, Pistoia e Isernia, tutte con aumenti superiori al +15%.

«Va portato a compimento con urgenza il processo di definizione normativa di tutti i livelli essenziali (Leps ) previsto nelle due ultime leggi di Bilancio, e ne vanno definiti ulteriori per minorenni e ragazzi. Le evidenze relative alla rete dei servizi socio-sanitari per gli anziani e tutti gli altri soggetti fragili e non autosufficienti che emergono dal Rapporto attestano la necessità di approvare la riforma organica di sistema dell’assistenza di lungo periodo, attesa da un ventennio e ora prevista dal Pnrr per la primavera 2023», hanno detto i coordinatori del Rapporto Geria e Gazzi.

21 settembre 2022

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