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Venerdì 23 Settembre 2022 12:09

Repressione in Iran, Amnesty: «Fermare l’impunità»



L'appello dell'organizzazione ai leader del mondo, dopo la repressione delle proteste per la morte nelle mani della "polizia morale" della 22enne Mahsa Amini

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Almeno 8 morti e centinaia di feriti. È il bilancio della repressione delle proteste che si sono accese in Iran dopo la morte nelle mani della “polizia morale” delle 22enne Mahsa Amini. La sua colpa: non essere ben “velata”. A riportare l’attenzione dei potenti del mondo – riuniti a New York per l’Assemblea generale Onu – sul clima di impunità dominante nel Paese è Amensty International, che chiede di di appoggiare le richieste per la costituzione di un meccanismo internazionale e indipendente d’inchiesta.

L’organizzazione ha raccolto prove sull’uso illegale della forza da parte delle forze di sicurezza iraniane, «che hanno impiegato pallini da caccia e di metallo, gas lacrimogeni, cannoni ad acqua e manganelli» per disperderei manifestanti. Nel corso delle proteste del 19 e 20 settembre nelle province del Kurdistan, di Kermanshah e dell’Azerbaigian occidentale, Amnesty ha verificato «l’uccisione di sei uomini, di una donna e di un minorenne. Almeno quattro delle vittime sono state uccise da pallini di metallo esplosi da distanza ravvicinata e diretti alla testa o al petto. Almeno altre due persone hanno perso la vista da uno o da entrambi gli occhi. Centinaia di manifestanti, minorenni compresi, hanno subito dolorose ferite equivalenti a maltrattamenti o tortura a causa dell’uso illegale dei pallini da caccia o di altre munizioni».

Le autorità, riferiscono dall’organizzazione internazionale, hanno confermato le morti di tre persone nella provincia del Kurdistan e quelle di altre due persone in quella di Kermanshah ma le hanno attribuite ai «nemici della Repubblica islamica». I filmati disponibili e le testimonianze oculari riscontrate da Amnesty International parlano invece di proteste prevalentemente pacifiche. «Talvolta alcuni manifestanti hanno lanciato pietre contro le forze di sicurezza e danneggiato loro veicoli – osservano da Amnesty -. Ma questo non giustifica in alcun modo l’uso di pallini di metallo, che sono vietati in ogni circostanza. Le forze di sicurezza hanno eseguito violenti arresti, anche di minorenni, durante le proteste del 19 settembre e nelle successive irruzioni notturne nelle abitazioni – aggiungono -. Un testimone oculare ha riferito di aver visto decine di manifestanti arrestati nella città di Kamiyan, pieni di sangue e con fratture al capo, al naso o alle braccia».

23 settembre 2022

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