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Venerdì 23 Settembre 2022 14:09

Saman Abbas, una telefonata incastra il padre: ‘Ho ucciso mia figlia’

Reggio Emilia. A poco più di un mese dalla scomparsa di Saman, il padre aveva confessato il delitto durante una telefonata a un parente in Italia, come riportato anche da Repubblica: “Ho ucciso mia figlia”, così diceva a Shabbar Abbas l’8 giugno 2021, quando ormai era fuggito in Pakistan. Le intercettazioni telefoniche che incastrano il padre […]

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Reggio Emilia. A poco più di un mese dalla scomparsa di
Saman,
il padre aveva confessato il delitto durante una telefonata a un parente in Italia, come riportato anche da Repubblica: “Ho ucciso mia figlia”, così diceva a Shabbar Abbas l’8 giugno 2021, quando ormai era fuggito in Pakistan.

Per la Procura di Reggio Emilia, la
ragazzina pachistana
, 18 anni, era stata assassinata la notte tra il 30 aprile e il primo maggio di un anno fa a Novellara. Il motivo dell’assassinio sarebbe atroce solamente a pensarlo: il rifiuto di un matrimonio combinato. 

“Per me la dignità degli altri non è più importante della mia (…) – diceva Shabbar al parente nella telefonata intercettata – Io ho lasciato mio figlio in Italia (il fratello minorenne di Saman ora affidato a una comunità protetta, ndr). Ho ucciso mia figlia e sono venuto, non me ne frega nulla di nessuno”.

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La conversazione, ad ogni modo, è agli atti del processo che avrà inizio nel prossimo febbraio 2023 a carico dei familiari. Nell’udienza preliminare sono state ammesse le seguenti parti civili: l’Associazione Penelope, la sindaca di Novellara Elena Carletti e l’Unione delle comunità islamiche italiane (Ucoii).

Stando alle indagini e alle
prove
perentorie raccolte, gli inquirenti, e i carabinieri di Reggio Emilia, sono sicuri cha Saman Abbas sia stata assassinata, per il suddetto motivo: e cioè, si rifiutava di sposare un cugino in patria e voleva andarsene di casa. Il suo corpo fino ad oggi non è mai stato ritrovato, nonostante mesi di ricerche 

Il complesso processo è iniziato ufficialmente a maggio scorso. Sono cinque, al momento, i parenti rinviati a giudizio: lo zio della ragazza, Danish Hasnain, insieme ai due cugini, Ikram Ijaz e Nomanhulaq Nomanhulaq, arrestati nei mesi scorsi all’estero – Francia e Spagna – dove erano fuggiti. Poi, ovviamente, i genitori, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, padre e madre ancora latitanti nelle terre del Pakistan.

 

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