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Mercoledì 16 Novembre 2022 06:11

L’ecologia a chiacchiere e sulle tasche dei più poveri

I nuovi divieti di circolazione, basati sulle emissioni, non considerano l'impatto degli smaltimenti e penalizzano particolarmente le fasce più deboli della popolazione

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Da ieri, martedì 15 novembre, è scattato il divieto di circolazione per le auto Benzina Euro2 e Diesel Euro3 all’interno della
fascia verde
, tutti i giorni dalle 7.30 alle 20.30 escluso domenica e festivi. Da novembre 2024 blocco esteso anche alle auto Benzina Euro3.

 



 

Successivamente, dal 1° novembre 2023 al 31 marzo di ogni anno, stop anche ai Diesel Euro4, e da novembre 2024 anche ai Diesel Euro5. Il provvedimento interesserà un gran numero di auto nel giro di solo 2 anni.

 



 

Per combattere l’inquinamento ed il traffico, il Comune decide quindi di partire dalla linea dura. Nell’anno in cui ATAC fornisce il peggior servizio di tutta la sua storia, ed in piena crisi economica e sociale post-pandemia. Bastonando le classi meno abbienti. Così, alla cieca, senza nemmeno considerare cosa dicono vari studi europei, ed esperienze di altri Paesi già scritte da almeno 20 anni.

Da una
fonte autorevole come il Parlamento Europeo
, possiamo vedere come, nonostante l’evoluzione dei motori da Euro0 ad Euro6, le emissioni totali delle auto sono andate aumentando.

 



 

Il motivo è semplicissimo: le singole auto inquinano meno, ma è aumentato il numero dei mezzi circolanti e dei relativi spostamenti (+25% nel 2019, rispetto al 1990). Appare abbastanza evidente che il più grosso problema è contenere il numero dei singoli spostamenti: con il trasporto pubblico di massa, ma anche semplicemente viaggiando in 4 in una stessa auto.

 



 

Si trascura spesso un fatto fondamentale: fabbricare (e smaltire) un’auto è un’attività enormemente energivora. Si produce tanta CO2 quanta percorrendo almeno 50.000 km. Oltre al consumo di risorse del suolo. Pertanto, costringere a sostituire continuamente le auto, addirittura con incentivi statali, potrebbe essere visto più come un favore alle ditte automobilistiche che all’ambiente.

 



 

Inoltre le emissioni delle auto dipendono fortemente dal modello (specialmente dalla massa totale), dalla marca (ci sono motori più efficienti e altri meno), dal differente utilizzo (ciclo urbano o extra-urbano, con luci e aria condizionata accese), quindi in realtà la differenza tra le varie classi Euro1→Euro2→…→Euro6 nel mondo reale non è poi così marcata come potrebbe risultare dagli studi statistici fatti in maniera molto approssimativa e spesso solo sulla carta. Con un uso moderato del veicolo, risulta più inquinante sostituire il mezzo. In Italia la percorrenza media è di 11.200 km l’anno. Mentre le auto hanno un ciclo di vita di 400.000 km se Diesel, 300.000 Benzina, 250.000 GPL. Per lo più restano sotto-utilizzate, in termini tecnici. Uno spreco inutile.

 



 

In maniera molto approssimativa e considerando un’utilitaria, per quanto riguarda le emissioni di CO2, conviene sostituire, a parità di modello, un Diesel Euro3 con un Diesel/Benzina Euro6, solo con percorrenze superiori ai 200.000 km come utilizzo totale.

In buona sostanza a Roma giubilerà chi è ricco e si potrà permettere auto nuova ed ecopass. Il resto della plebe in piccola parte si arrenderà ai disservizi di ATAC, in parte si caricherà anni di rate per un’(inutile) auto nuova, in parte correrà il (remoto?) rischio di una multa, continuando a circolare con la “vecchia” auto.

Con molta ipocrisia, ci sarà chi resterà esentato dai divieti, come ATAC che ha tuttora in circolazione circa 200 vecchi bus Diesel Euro3. Anche in questo rappresenta il simbolo culturale dei “poveracci”.

Tutto questo dimostra ancora una volta che chi prende decisioni non ha una visione d’insieme, e spara al bersaglio mirando ai bordi più estremi, ed in questo caso vulnerabili, del problema.

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