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Giovedì 24 Novembre 2022 12:11

In Russia «giornalisti e osservatori ridotti al silenzio»



L'obiettivo: «Impedire di riferire sulle proteste». La denuncia nel nuovo rapporto di Amnesty International: restrizioni inasprite dall'invasione in Ucraina, il 24 febbraio

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«Le autorità russe hanno sviluppato un sofisticato sistema di restrizioni e dure rappresaglie per stroncare le proteste, fino a impedire ogni possibilità di seguirle e riferirne da parte di giornalisti e osservatori indipendenti». Secondo quanto dichiarato in un rapporto pubblicato oggi, 24 novembre, da Amnesty International, le restrizioni sono state inasprite a partire dall’invasione dell’Ucraina. Per Amnesty, «la repressione senza freni nei confronti del movimento contro la guerra ha di fatto impedito ogni protesta pubblica e condivisione delle informazioni».

Il rapporto descrive decine di casi di restrizioni illegali al lavoro dei giornalisti e degli osservatori indipendenti durante le proteste, tra cui arresti arbitrari, imprigionamenti, uso della forza e multe elevate. «Le autorità russe sono determinate non solo a prevenire e sanzionare severamente ogni forma di protesta, per quanto pacifica, ma anche ad azzerare la possibilità che il pubblico ne sia informato – dichiarato Natalia Prilutskaya, ricercatrice sulla Russia di Amnesty International -. Sin dall’inizio della presidenza Putin, nel 2000, le autorità russe hanno via via limitato il diritto di protesta pacifica e sempre più sanzionato coloro che cercavano di esercitarlo, fino a fare della Russia una zona a protesta-zero. Nel febbraio 2022 decine di migliaia di persone hanno sfidato la prospettiva di subire multe esorbitanti e periodi di carcere e sono scese in strada nelle città russe per protestare contro l’invasione dell’Ucraina. Le autorità hanno risposto applicando le sanzioni più elevate possibili contro molti manifestanti. La polizia ha fatto ricorso alla forza bruta contro gli operatori dell’informazione e gli osservatori indipendenti che riferivano sulle proteste in corso».  Le autorità, prosegue Prilutskaya, «avevano usato lo stesso approccio un anno fa, nei confronti delle proteste a sostegno del leader dell’opposizione Aleksei Navalny, ingiustamente imprigionato. Impedendo al pubblico di ricevere informazioni sulle proteste e ostacolandone il monitoraggio, il Cremlino cerca di sradicare ogni espressione pubblica di dissenso».

Amnesty International sottolinea che negli ultimi anni le autorità russe hanno introdotto un sistema normativo che restringe la libertà d’espressione e aumenta i pericoli a cui vanno incontro osservatori, giornalisti e altri operatori dell’informazione che riferiscono sulle proteste. La legge richiede ai giornalisti che seguono le proteste di indossare «segni che li identifichino chiaramente come rappresentanti della stampa». La polizia avanza sempre maggiori pretese, come la presentazione di «lettere d’incarico editoriale» o l’esibizione dei passaporti. Giornalisti vengono ammoniti a «non partecipare» alle proteste in programma e subiscono sistematici arresti prima, durante e dopo le proteste. In molti casi, gli arresti vengono eseguiti impiegando forza eccessiva e illegale che a volte può costituire maltrattamento o tortura. «Oltre alle gravi restrizioni di legge sulla libertà di stampa già imposte dallo stato, la polizia agisce in modo sempre più arbitrario per impedire ai giornalisti e agli altri operatori della stampa di informare il pubblico sulle proteste», ancora le parole della ricercatrice.

Secondo il sindacato dei giornalisti e degli operatori dell’informazione, un organismo indipendente chiuso da un tribunale nel settembre 2022, almeno 16 giornalisti sono stati arrestati nel giro di una settimana dalla protesta del 23 gennaio 2021 contro l’arresto di Navalny. Sette impiegati del Comitato contro la tortura, un’importante organizzazione non governativa russa, sono stati arrestati, in alcuni casi col ricorso alla forza, mentre monitoravano le proteste. In molti casi giornalisti e osservatori sono stati processati per «partecipazione a un raduno pubblico non autorizzato» e multati o condannati a 10 o più giorni di detenzione amministrativa.

Le rappresaglie contro giornalisti e osservatori sono aumentate dopo l’invasione dell’Ucraina. «Il 4 marzo 2022 è entrata in vigore una legge che limita ulteriormente il diritto alla libertà d’espressione – afferma Amnesty -. Alla data odierna le autorità hanno avviato procedimenti penali nei confronti di almeno nove giornalisti e blogger per il nuovo reato di “diffusione di notizie false sulle forze armate russe” (articolo 207.3 del codice penale). Alcuni organi d’informazione e giornalisti sono stati incriminati per un altro nuovo reato, “discredito nei confronti delle forze armate russe impiegate all’estero” (articolo 20.3.3 del codice dei reati amministrativi), dopo aver condiviso informazioni sulla guerra in Ucraina». In base alla nuova legislazione infatti un articolo che contenga qualsiasi genere di messaggio contro la guerra può dar luogo a un procedimento giudiziario. «Nel giugno e nel luglio 2022 l’organo di stampa indipendente Vechernie Vedomosti e la sua editrice, Guzel Aitukova, hanno ricevuto multe di 450mila rubli (oltre 7000 euro) per aver pubblicato una foto, parzialmente coperta, di un adesivo contro la guerra e di altro materiale contro l’invasione dell’Ucraina. In altri due casi, diversi giornalisti di Dodov, un portale online di Vladimir, e di Pskovskaya Gubernya, un quotidiano di Pskov, sono stati presi di mira per aver parlato delle proteste contro la guerra».

Continua Amnesty International: «Il 5 marzo la polizia ha perquisito l’abitazione del direttore di Dodov, Kirill Ishutin, e quelle di altri tre giornalisti, tra i quali il diciassettenne Evgeny Sautin, in quanto asseriti testimoni di un’indagine su un atto di “vandalismo”: un graffito contro la guerra comparso su un ponte, di cui per primo aveva dato la notizia proprio Dodov. Lo stesso giorno, agenti della polizia antisommossa hanno fatto irruzione nella redazione di Pskovskaya Gubernia, perquisendo gli ambienti e sequestrando computer, telefoni e altre attrezzature, nell’ambito di un’indagine amministrativa sul reato di “discredito delle forze armate russe impiegate all’estero”, introdotto il giorno prima. Secondo una denuncia anonima, attraverso la sua newsletter il quotidiano avrebbe incitato a organizzare proteste di massa. Ventiquattr’ore dopo, Pskovskaya Gubernia ha annunciato la sospensione delle sue attività fino a nuovo avviso».

Gli incessanti attacchi alla stampa libera che segue l’invasione russa dell’Ucraina e le attività del movimento contro la guerra hanno causato l’esodo dalla Russia di centinaia di giornalisti. Il canale televisivo indipendente TV Rain e il quotidiano Novaya Gazeta, tra gli altri, sono stati costretti a chiudere. Stesso destino per l’emittente radiofonica Ekho Moskvy, che aveva dato spazio ad alcune delle voci più critiche. «Occorrono cambiamenti e più forti controlli da parte della comunità internazionale». Le tremende pratiche che prendono di mira manifestanti pacifici, giornalisti e osservatori indipendenti devono terminare immediatamente. Le leggi repressive che restringono la libertà d’espressione devono essere abolite. «Fino a quando la Russia potrà strangolare i diritti e le libertà al suo interno e rimanere sul sentiero dell’autoisolamento, le violazioni dei diritti umani continueranno a tutto tondo, compreso il crimine di aggressione contro l’Ucraina. Sono necessari controlli stringenti ed efficaci da parte della comunità internazionale. In periodi cupi come questi è fondamentale tendere una mano alla sventurata società civile russa e agli organi di stampa indipendenti, aiutare gli osservatori a monitorare e a denunciare le violazioni dei diritti umani e raccontare al mondo cosa sta accadendo in Russia», ha concluso Prilutskaya.

24 novembre 2022

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