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Sabato 31 Dicembre 2022 06:12

Le opere per il Giubileo che non saranno pronte entro il Giubileo

Oltre al tram TVA che non vedremo marciare in tempo, assai improbabili il Ponte dei Congressi, quello della Scafa, i sottovia di piazza Pia e piazza Risorgimento

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La politica non perde l’abitudine di darsi delle scadenze che non saranno rispettate. Adesso la nuova moda è annunciare che questa o quell’opera sarà pronta entro il Giubileo del 2025. L’ultima in ordine di tempo è la copertura dell’arena interna del Colosseo che il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, ha annunciato durante la sua visita al monumento. Così facendo si vuole dare la sensazione di essere bravi amministratori che fanno le cose in fretta e con un obiettivo definito ma alla lunga tutte queste promesse non mantenute ingenerano solo delusione e sfiducia.

Su questo giornale, a costo di essere visti come disfattisti, da tempi non sospetti spieghiamo che per l’apertura della Porta Santa (8 dicembre 2024) non sarà pronto un bel niente di tutto quello che è stato annunciato. In ballo ci sono 135 opere, alcune grandi e altre piccole, che hanno ottenuto un finanziamento speciale in vista dell’evento religioso ma si tratta per lo più di infrastrutture che servirebbero ad agevolare il flusso dei pellegrini e poi resterebbero in dote alla città.

Ma i pellegrini non riusciranno, ad esempio, a salire sul tram TVA, Termini-Vaticano-Aurelio che in un primo tempo era dato per certo, poi si disse che sarebbe arrivato solo a San Pietro e infine, grazie al carteggio rivelato dal consigliere di Azione Francesco Carpano, si è capito che se ne parlerà a maggio del 2025, quindi sei mesi dopo l’apertura della Porta Santa. In realtà a noi non convince neanche questa data e siamo certi che i tempi saranno infinitamente più lunghi.

Questa la tempistica annunciata dal commissario straordinario Maria Lucia Conti: la gara per l’affidamento del progetto finale (attenzione il progetto non i lavori!) sarà conclusa ad aprile del 2023. Il bando per l’avvio dei cantieri dovrebbe essere pubblicato a settembre 2023 e assegnato a gennaio 2024 e poi tra lavori e pre-esercizio, il primo passeggero salirà sul tram il 19 maggio del 2025.
Ebbene è una utopia bella e buona e sarebbe molto più serio dire fin da subito che questo troncone sarà operativo a fine 2026!!

Tra le altre opere, ve ne sono 14 considerate prioritarie per uno stanziamento totale che supera 1.4 miliardi. Eccone un elenco non esaustivo con un breve commento:

Sottovia di piazza Pia. E’ quasi certo che i pellegrini non lo vedranno completato sebbene sia molto utile per alleggerire i flussi diretti a San Pietro.
Ponte dei Congressi. Se ne discute da così tanto tempo che nessuno crede più al suo completamento entro scadenze ragionevoli.
Pavimentazione aree basiliche giubilari. Questa forse è una delle pochissime cose che sarà completata per fine 2024.
Illuminazione quartiere Vaticano. Sarà un intervento di poco conto del quale nessuno si accorgerà.
Ponte della Scafa. Nessuna speranza di vederlo terminato.
Pedonalizzazione Fori Imperiali. La caparbietà di Walter Tocci potrebbe portare ad un risultato.
Riqualificazione piazza dei Cinquecento. Il progetto era in fase avanzata ma le recenti inchieste giudiziarie hanno rallentato molto l’affidamento dei lavori per cui neanche questo vedrà la luce nei tempi previsti.
Riqualificazione via Ottaviano. E’ assolutamente indispensabile perché oggi i turisti si trovano a passare in una strada inadatta. Ci sono discrete speranze che si faccia.
Parcheggio interrato e sottopasso piazza Risorgimento. E’ in realtà l’occasione per risistemare la parte superiore della piazza ma i tempi non sono assolutamente sufficienti. Non sarà pronto.
Pedonalizzazione via della Conciliazione. Molto dipende dalle altre opere, tra le quali il sottovia di piazza Pia per cui è improbabile una totale pedonalizzazione e si finirà con il realizzarne una parziale, solo limitata alle giornate di grandi eventi.

La verità è che si è partiti tardissimo e non solo. Si sono persi mesi per mettere in piedi gli enti che avrebbero dovuto accelerare i lavori. Invece di velocizzare, si è litigato sulle nomine dei vertici. La Giubileo 2025, la società interamente posseduta dal Ministero del Tesoro che deve fungere da stazione appaltante, non è ancora totalmente operativa. Una lentezza per la quale nessuno può dirsi innocente: dalla giunta Raggi che non ha mosso un dito, al governo Draghi che ha impiegato troppo tempo per la scelta dei manager, fino all’amministrazione Gualtieri che sembra come imballata nonostante l’approssimarsi delle scadenze.

Peccato, perché Roma perde l’ennesima occasione di presentarsi al mondo come una città avanzata.

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