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Venerdì 13 Gennaio 2023 17:01

Il viaggiatore immobile. Opera prima di Leonardo Marigliani

Appena pubblicato un libro, la sensazione per l’autore è pari a quella dell’arrivo nel mondo di una nuova vita. Ma 
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Appena pubblicato un libro, la sensazione per l’autore è pari a quella dell’arrivo nel mondo di una nuova vita. Ma quando si tratta di un’opera prima non ci sono parole che possano spiegare le emozioni provate.

Questo, ne siamo certi, è quanto assaporato da Leonardo Marigliani con la sua prima opera “Il viaggiatore immobile” (edizioni Amazon).

Il neo scrittore, che di mestiere è ingegnere spaziale, è rimasto con i piedi per terra per consegnare alla sua vocazione letteraria una storia in parte vera.

Il cavaliere solitario, difatti, non è un personaggio nato dalla fantasia e trasposto tra le pagine di un racconto, ma è un uomo qualunque, in carne ed ossa, che il destino o le negatività umane hanno portato in Italia, a Roma.

Il nome del protagonista (questo sì, è inventato) è Uhuru. Per tanti mesi ha scelto come sua residenza le strade del secondo Municipio, assistito dall’ospitalità dei residenti, cambiando, insieme ai tanti bagagli, il suo precario domicilio (viale o piazza), sfidando il caldo, il freddo, la pioggia o la grandine, rimanendo immobile, quasi snobbando i capricci metereologici che da qualche anno imperversano su questo nostro pazzo mondo.

Il suo portamento, i suoi silenzi, la sua statura, il suo modo di essere, anche nei confronti dei passanti, sempre circondato da una caterva di oggetti accatastati, per nulla insignificanti, hanno dato vita ad una serie di ipotesi sulla sua origine, certamente africana.

E qui si dipana la storia di Marigliani che, probabilmente, qualche parola con il viaggiatore solitario l’ha scambiata.

Una serie di circostanze familiari, legate alla tribù nella quale viveva e in cui forse ricopriva un ruolo altolocato, lo ha visto soccombere catapultandolo in una dimensione che non avrebbe desiderato.

Da una disavventura all’altra, sino alla meta romana, nonostante tutte le avversità, Uhuru, accompagnato da un emblematico cavallo a dondolo, mantiene la propria superba dignità.

Non ci avventuriamo nei meandri reconditi del racconto, sicuri di lasciare al lettore la scoperta, pagina dopo pagina, di una realtà immaginata ascoltando e guardando le notizie che arrivano sugli schermi televisivi, ma che non offrono, tuttavia, nel 2023, la chiara visione di un mondo inconcepibile.

Buona lettura.

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