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Sabato 14 Gennaio 2023 10:01

Memoria della deportazione e una mostra itinerante

Continuando a proporvi alcune schegge di Memoria, scrivo oggi di una città, Bolzano, che nel periodo dell’occupazione nazifascista del nostro Paese venne, 
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Continuando a proporvi alcune schegge di Memoria, scrivo oggi di una città, Bolzano, che nel periodo dell’occupazione nazifascista del nostro Paese venne, de facto, annessa al Reich tedesco, anche se formalmente era territorio della RSI. Da Bolzano arrivarono a Roma i militi del Polizei Regiment Bozen, che avevano optato per divenire cittadini del Reich e che – impiegati a Roma con compiti di polizia e repressione della resistenza – saranno oggetto dell’attacco partigiano di Via Rasella (23 Marzo 1944). Inoltre, nel territorio della città venne aperto e funzionò, dall’Estate del 1944 fino al 3 Maggio 1945, il Polizeiliches Durchgangslager Bozen / Campo Concentramento-Bozen. Credo, allora, ci siano ragioni in abbondanza per fare memoria della città e degli avvenimenti che vi si svolsero negli anni 1943-1945, dunque iniziamo il nostro viaggio nella Memoria. (nota)

Capoluogo della Provincia autonoma in Trentino Alto Adige, durante la Prima guerra mondiale Bolzano era stata, con il restante territorio della Provincia, annessa al Regno d’Italia nel 1919. Nel ventennio, la città di Bolzano fu ampliata e il suo ampliamento aveva lo scopo di concorrere all’italianizzazione di tutto quel territorio. Con la successiva annessione da parte tedesca dell’Austria (Anschluss – 1938), l’unità del Tirolo fu spezzata ulteriormente creando nuovi conflitti civili e amministrativi tra italiani e tedeschi. L’anno successivo (1939) il gruppo tedescofono scelse in maggioranza di trasferirsi nel Reich, ma con lo scoppio della Seconda guerra mondiale la situazione rimase immutata.


All’indomani dell’8 Settembre 1943 Bolzano, insieme al resto dell’Alto Adige e alle limitrofe Province di Trento e Belluno, venne inclusa nella  
Zona di Operazioni delle Prealpi
 (Operationzone Alpenvorland) e annessa de facto al 
Terzo Reich
 (seppure territorialmente appartenente – come direbbero  i tecnici del Diritto de jure – alla 
Repubblica Sociale Italiana
). Le truppe dell’esercito italiano vennero disarmate e deportate. Bolzano fu posta sotto il controllo del Gauleiter Franz Hofer, al quale erano stati assegnati pieni poteri. I tedeschi imposero un rigido sistema di occupazione: crearono una fitta rete di controllo sul territorio; costituirono il Sondeirgerich, un Tribunale Speciale che condannò a morte molti partigiani e renitenti alla leva, con cittadinanza italiana; venne istituito il Regiment Bozen, impiegato nella lotta contro i partigiani. Inoltre, a Gries, un sobborgo di Bolzano, fu aperto un 
Campo di Concentramento
 e Transito verso i Lager dello Sterminio.

Il Polizeiliches Durchgangslager Bozen / Campo Concentramento-Bozen – nome bilingue ufficiale che compare sul formulario della corrispondenza in uscita e sul foglio di rilascio / Entlassungsschein – inizia la sua attività nell’estate del 1944, nello stesso periodo in cui il campo di Fossoli, località nei pressi di Carpi in Provincia di Modena, viene chiuso e dunque il Lager l’unico centro di concentramento e di smistamento per deportati ebrei e politici, verso i Lager dello sterminio.

Di forma rettangolare, occupava un’area di 17.500 metri quadrati ed era circondato da un muro di recinzione con filo spinato; il Corpo di Guardia era costituito da 
SS
 di varie nazionalità. Comprendeva anche vari Laboratori: falegnameria, sartoria, tipografia e officina meccanica, in cui “lavoravano” i deportati che in maggioranza, provenivano dalle Carceri di Milano, Torino e Genova, ed erano classificati – come nei Campi di sterminio – con un triangolo di colore diverso, a seconda dei motivi del loro internamento.

Il Lager di Bolzano-Gries dipendeva dall’SS-Gruppenführer Wilhelm Harster, di stanza a Verona, che nominò come Comandante il Tenente SS Karl Friedrich Titho Responsabile della disciplina era il sergente SS Hans Haage, entrambi provenienti dal Campo di Transito di Fossoli di Carpi (Modena)

Il personale e i comandanti in servizio insieme ai prigionieri, non ancora deportati nei campi oltre le Alpi, venivano trasferiti a Bolzano. Durante il periodo in cui il Lager rimase attivo, vi transitarono oltre 11.000 persone, soprattutto civili, arrestate per motivi politici (partigiani, scioperanti, rastrellati) e per motivi razziali (non solo ebrei). Non si dispone di numeri ufficiali, ma le ricerche stimano che gli internati trasferiti nei Campi di concentramento d’Oltralpe siano stati 3.500 con tredici trasporti verso i Campi di Mauthausen, Flossenbürg, Dachau, Ravensbrück e Auschwitz, Il 1° Febbraio 1945 partì da Gries l’ultimo convoglio diretto al Campo di Mauthausen. Il Lager di Transito viene chiuso il 3 Naggio del 1945.

Va ricordato che, sul Lager di Bolzano-Gries è stata, tempo addietro, preparata e presentata, a cura dell’ANED, la Mostra intitolata “Oltre Quel Muro, la Resistenza nel Campo di Bolzano 1944-‘45”. Di seguito ripiorto alcune righe sulla Mostra, tratte dal Sito web dell’ANED.

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“Oltre quel muro – La Resistenza nel campo di Bolzano 1944-45“. Questo il titolo della mostra documentaria realizzata da Dario Venegoni e Leonardo Visco Gilardi per conto della Fondazione Memoria della Deportazione, di Milano. La Mostra è stata presentata giovedì 5 dicembre presso il Teatro Cristallo di Bolzano, sotto l’Alto Patronato del Capo dello Stato.

https://deportati.it/attivita/museo/resbz_it/
 

Il progetto ha beneficiato di un contributo della Commissione Europea. Il progetto grafico è di Franco e Silvia Malaguti.

In 26 pannelli vengono presentati per la prima volta decine e decine di documenti inediti che testimoniano di un’incessante attività clandestina che coinvolse centinaia di persone dentro e fuori il Lager di via Resia, in aperta sfida alle SS. Si tratta di fotografie, lettere e documenti reperiti in diversi archivi italiani e tra le carte personali dei familiari di molti ex deportati nel Lager.

La mostra è disponibile per altre esposizioni. Le organizzazioni e gli enti che desiderassero presentarla 
possono scaricare l’apposito modulo
 da presentare alla Fondazione Memoria della Deportazione. Il modulo contiene tutte le informazioni necessarie per predisporre l’allestimento della mostra.

E’ online il 
filmato 
in cui i due autori presentano la mostra.

E’ possibile vedere i pannelli della mostra in fomato A4 (PDF).

Scarica la mostra in italiano:

Pannelli1-14
 (PDF,4,14Mb)
Pannelli 15-26
 (PDF, 5,64 M

                                                   *****

Per concludere degnamente il nostro breve viaggio nella Memoria della città di Bolzano, ricordo che, nonostante un tessuto sociale poco favorevole e la forte repressione, nei primi mesi del 1944 iniziò anche l’attività del 
CLN
 altoatesino, composto da rappresentanti del Partito d’Azione, della Democrazia Cristiana, del Partito Comunista e da diversi altri antinazisti tirolesi. Il CNL territoriale ebbe un’incidenza limitata, soprattutto dopo che il gruppo dirigente fu individuato e catturato: durante i duri interrogatori ad opera del maggiore August Schiffer del Servizio di Sicurezza nazista (SD), morì per sevizie l’azionista Manlio Longdon. Nell’Aprile del 1945 Bruno De Angelis, inviato del 
CLNAI
, Il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, reclutò e inquadrò ogni forza antinazifascista disponibile nella zona di Bolzano per organizzare il passaggio di poteri in vista della resa tedesca: nonostante un particolare accordo che prevedeva il pattugliamento misto di partigiani e militari tedeschi su Caserme, strade e magazzini, la mattina del 3 Maggio ‘45 vi furono sanguinosi scontri a fuoco in cui persero la vita 25 partigiani e 20 civili. Lo stesso De Angelis in seguito fu nominato prefetto dell’Alto Adige sotto il controllo alleato e da Maggio fino alla fine di Dicembre del 1945, affrontò problemi di ordine pubblico, stemperando le tensioni fra i differenti gruppi linguistici presenti sul territorio.


(*) Sempre per la nostra Memoria va ricordato che fu un militare del Polizei Regiment Bozen ad uccidere, il 3 Marzo 1944 davanti alla Caserma dell’8° Regimento di Fanteria, sita in Viale Giulio Cesare, Teresa Talotta Gullace che, dalla sua casa  situata in Vicolo del Vicario 14, aveva raggiunto la Caserma per portare del pane al marito rastrellato a Porta Cavalleggeri qualche giorno prima, insieme ad altri civili.

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