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Mercoledì 25 Gennaio 2023 09:01

Migranti, il governo vuole riattivare le riammissioni con la Slovenia



Lo ha detto il ministro Piantedosi (Interno) in visita a Trieste. Dure le proteste di giuristi e attivisti che negli ultimi anni hanno denunciato gli abusi sulla rotta balcanica

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«Non mi risulta che siano mai state dichiarate illegali. Ci sono due ricorsi pendenti e una sentenza di primo grado che è stata completamente ribaltata. È uno strumento non solo pienamente legittimo ma che riteniamo doveroso riattivare e rafforzare». Lo ha detto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi in visita a Trieste, commentando lo strumento delle riammissioni informali tra Italia e Slovenia. Dure da subito le proteste di giuristi e attivisti che negli ultimi anni hanno denunciato gli abusi sulla rotta balcanica. Tra questi la rete RiVolti ai Balcani, che esprime forte preoccupazione.

«Riteniamo questa affermazione molto grave – spiega l’avvocato Caterina Bove in occasione di una conferenza stampa organizzata dalla rete -. La sentenza di appello ha contestato la “legittimazione attiva del ricorrente” ma in nessun modo, neanche tra le righe, ha inteso o sottinteso in svilire la ricostruzione giuridica e i profili di illegittimità enucleati dalla prima decisione e non lo ha fatto perché sono profili di illegittimità chiari e incontestabili».

Le riammissioni informali fondano la propria base giuridica su un accordo siglato con il governo sloveno nel 1996, che non è mai stato ratificato dal Parlamento, come previsto dall’articolo 80 della Costituzione, e non può dunque derogare alle leggi vigenti interne. «Il Tribunale ricostruiva come le riammissioni violano così il diritto interno ed europeo sull’accesso alle procedure d’asilo. Ma non solo», spiega una nota di RiVolti ai Balcani. Tali procedure violano anche tutte le garanzie e le procedure previste dal Regolamento Dublino «sull’attribuzione a uno Stato membro della responsabilità sull’esame di una determinata domanda di asilo e quindi sul trasferimento di una determinata persona verso quello Stato», aggiunge Bove. Infine, un terzo profilo di illegittimità riguarda la mancata consegna agli interessati di alcun provvedimento scritto e senza alcuna informazione su ciò che stava accadendo loro. «Le persone di fatto attendevano inermi in una condizione di detenzione de facto, in caserma, per poi venire coattivamente fatte salire su un furgone e consegnate appunto alle autorità slovene», sottolinea l’avvocato.

«È ormai nota la tragicità dei respingimenti collettivi e a catena che hanno coinvolto centinaia di persone che nel giro di qualche ora (dall’Italia in Slovenia, e poi in Croazia), al massimo un giorno, si sono ritrovate nuovamente in Bosnia ed Erzegovina, al di fuori del territorio europeo – conclude la nota -. Anche sotto questo aspetto, secondo il Tribunale di Roma, le riammissioni violano il principio di non respingimento, l’art 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e l’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, norme che impongono agli Stati di non respingere qualcuno verso un contesto dove rischi di essere sottoposto a trattamenti inumani e degradanti. Contesti di cui abbiamo parlato ampiamente nei diversi report pubblicati dalla rete su quanto accade lungo i confini della “rotta balcanica”».

25 gennaio 2024

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