Domenica 31 Dicembre 2023 05:12
Per ridurre le bottiglie lasciate in strada, il cliente dovrebbe pagare un deposito al bar. Ecco come funziona
Il meccanismo (chiamato DRS), diverso dal vuoto a rendere, ha permesso di eliminare l'abbandono di plastica e vetro in molti paesi del nord Europa
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Più volte sulle pagine di diarioromano abbiamo parlato del “vuoto a rendere” come sistema utile a ridurre il vetro lasciato in strada. E certamente si tratta di un metodo efficace che viene adottato in molti paesi. Ma nel nord Europa da qualche anno sono stati applicati altri sistemi che hanno dato buona prova e che abbiamo sperimentato personalmente in Belgio.
Mentre eravamo in gita nella bella Bruges, ci siamo imbattuti in un classico mercatino natalizio nel quale venivano somministrate birre di ogni tipo. D’altronde il Belgio è paese leader nella produzione di birra di qualità. Un bel boccale costava dai 4 ai 5 euro pertanto quando ci siamo trovati a pagare, siamo rimasti sorpresi della richiesta della cassiera che ha presentato un conto da 7,50 euro a bicchiere. La signora ha gentilmente spiegato che su ogni calice erano stati caricati 2,50 euro di deposito e che tale somma sarebbe stata restituita non appena riconsegnato il bicchiere. In pochi minuti abbiamo osservato decine di clienti che, dopo aver degustato la loro birra, riportavano il vetro al chiosco e incassavano il loro deposito.

Il meccanismo, diffuso ovunque in Belgio e molto praticato anche in Olanda e nei paesi scandinavi, è definito DRS (Deposit Return System). Si tratta, in sostanza, di far pagare al consumatore una piccola cauzione completamente rimborsabile che viene aggiunta al prezzo di vendita. La cauzione verrà restituita non appena il contenitore (bottiglia, bicchiere, caraffa, etc) viene riconsegnato. Niente a che vedere, dunque, col vuoto a rendere che prevede invece il riuso dei contenitori da parte del fabbricante. L’esempio più classico di vuoto a rendere era quello diffuso in Italia fino agli anni ’70 per le bottiglie di acqua minerale che venivano riprese dal venditore (alimentari o supermercato) pagando una piccola somma al cliente o fornendogli buoni sconto.
Il DRS invece prevede una sorta di prestito del bicchiere: è come se il bar dicesse al proprio cliente che gli sta consegnando un contenitore per il tempo strettamente necessario al suo utilizzo. Se poi non lo riporterà indietro, si dovrà far carico di un costo.
L’idea ha portato le cittadine di Bruges o di Ghent, invase dal turismo, a eliminare quasi totalmente il vetro e la plastica abbandonati in strada. Perché molti bar hanno iniziato ad adottare il sistema DRS anche per la plastica in modo da portare avanti la “circolarità” richiesta dalle direttive europee. La cosiddetta SUP (Single Use Plastic) è una direttiva che si pone come obiettivo la riduzione della plastica monouso non compostabile (da qui deriva il divieto di vendere cannucce, posate e piatti non biodegradabili). Entro il 2029 gli Stati membri dell’Ue dovranno raggiungere il 90% della raccolta selettiva di vetro e plastica per uso alimentare. Ma l’Italia è estremamente indietro su questo fronte tanto che secondo il rapporto
What We Waste
di Reloop Platform, nel nostro Paese ben 7 miliardi di contenitori per bevande sfuggono al riciclo.
Roma non fa eccezione e anzi si pone al vertice dello spreco di bottiglie e plastica. L’esperienza quotidiana di ciascuno di noi permette di verificare l’enorme quantità di vetro lasciata in strada ogni sera. Basta passeggiare nei quartieri della movida come piazza Bologna, San Lorenzo, Pigneto per notare centinaia di bottiglie di birra e spesso anche bicchieri, abbandonati. Se solo si introducesse il DRS per i bar, in poche settimane si registrerebbe un abbattimento significativo della dispersione.
Purtroppo il Campidoglio e anche il governo nazionale sembrano concentrati solo su un unico aspetto della questione ambientale che è quello del trasporto (spingendo verso una discutibile transizione elettrica) e dimenticano quanto grave sia per la natura lo spreco di contenitori in plastica e vetro. Basti pensare che lo stesso rapporto What We Waste ha calcolato che riempire una bottiglia di vetro una seconda volta riduce l’impatto sul clima del 40% e produrre lattine con alluminio riciclato porta ad un risparmio di energia del 95%. Ma noi siamo fissati con l’auto elettrica. Sembra che senza l’auto elettrica il pianeta andrà verso l’estinzione quando vi sono decine di altre azioni che dovremmo avviare da subito e che sarebbero a costo zero per il consumatore. Ah ecco, forse il problema è proprio che sarebbero a costo zero!
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