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Martedì 3 Settembre 2024 23:09

Nanoparticelle d’oro per cura e diagnosi di tumori alla vescica

Secondo gli scienziati, la loro ricerca promette di ridurre al minimo la “malattia residua” e di eliminare il serio problema della resistenza alle terapie -

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Testate l’efficacia e la sicurezza di nanoparticelle d’oro (gold nanorods) per individuare ed eliminare tumori alla vescica, inferiori ad 1 millimetro, fino ad ora invisibili e responsabili delle recidive. E’ quanto ha dimostrato un gruppo internazionale di ricercatori coordinati da Massimo Alfano, Unità di microambiente extracellulare dell’Istituto di Ricerca Urologica (URI), Irccs Ospedale San Raffaele di Milano, in uno studio condotto su cavie di laboratorio.

Sono oltre mezzo milione ogni anno le nuove diagnosi di tumore alla vescica, che non solo è  la decima neoplasia più diffusa al mondo, ma anche una delle più difficili da curare, da un lato a causa della resistenza alla terapia, dall’altro a causa della presenza della cosiddetta “malattia residua”.

Le attuali tecniche di diagnostica per immagini, infatti, non sono in grado di rilevare i tumori inferiori a 1 millimetro, soprattutto quando sono piatti, e, quindi, estremamente difficili da individuare e rimuovere. Per queste limitazioni diagnostiche, ogni anno circa 200mila pazienti presentano una recidiva tumorale  e sono costretti a intraprendere molteplici percorsi terapeutici lunghi e dolorosi o, nel peggiore dei casi, alla rimozione della vescica. Procedure che alla sanità mondiale costano all’anno circa 10 miliardi di dollari.

Lo studio, al quale hanno partecipato anche l’Università di Bologna, il Cnr di Pisa ed altre istituzioni scientifiche internazionali, è pubblicato su Proceedings of the National Academy of Science (Pnas) ed  è  il frutto del progetto “EDIT” avviato nel 2018 dall’ Irccs  Ospedale San Raffaele e sostenuto dal programma di ricerca e innovazione HORIZON 2020 dell’Unione Europea.

Secondo gli scienziati, la loro ricerca “dimostra l’efficacia e la sicurezza, in modelli preclinici, dell’utilizzo di nanoparticelle d’oro per la diagnosi e la cura dei tumori alla vescica fino ad ora invisibili, promettendo di ridurre al minimo la “malattia residua” e di eliminare il serio problema della resistenza alle terapie”.

Per identificare e curare questi tumori “invisibili”, utilizzando le “gold nanorods” (veri e propri lingotti d’oro lunghi pochi nanometri), queste vengono infuse nella vescica di modelli murini attraverso l’uretra, e grazie ad uno specifico marcatore espresso dalle cellule tumorali, le particelle d’oro riconoscono e si legano solo alle cellule del tumore. A questo punto, utilizzando una luce pulsata le particelle d’oro emettono ultrasuoni, rendendo visibile il piccolo tumore tramite ecografia.

I ricercatori hanno anche  dimostrato che, se invece di usare luce pulsata, viene usata, in alternativa, luce continua della stessa lunghezza d’onda per “colpire” le particelle d’oro, queste si riscaldano riuscendo a bruciare ed eliminare definitivamente i piccoli tumori, anche quelli piatti, che fino ad ora erano rimasti invisibili ed ineliminabili.

“Siamo riusciti a sviluppare una soluzione unica per i problemi che questa forma di neoplasia comporta. In clinica si definisce approccio teragnostico: grazie alle “gold nanorods” siamo in grado di combinare la diagnosi e la terapia in un unico processo – afferma  Alfano – inoltre, essendo le particelle instillate direttamente in vescica e poiché l’oro è un materiale biocompatibile, non si rischiano effetti collaterali nei tessuti o negli organi circostanti non neoplastici, effetti che una terapia farmacologica o immunoterapica non potrebbe garantire”.

Secondo Alfano, l’applicazione in clinica di questa soluzione, la cui fattibilità è stata dimostrata nel modello preclinico, ”potrebbe ridurre la frequenza delle recidive del tumore della vescica e il numero di pazienti con tumori ricorrenti. Prevediamo un grande impatto positivo sulla qualità della vita dei pazienti insieme a una riduzione dei costi sociali sanitari”.

Per questo nel settembre 2023 è nato il Progetto PHIRE  sempre coordinato da Massimo Alfano e finanziato dal programma Horizon Europe dell’Unione Europea, con l’ obiettivo di portare sul mercato le “gold nanorods”, di cui l’IRCCS Ospedale San Raffaele condivide il brevetto con l’Università di Bologna.

“Il potenziale rivoluzionario di questa tecnologia innovativa – sottolinea e conclude  Andrea Salonia direttore  Istituto Ricerca Urologica – potrebbe cambiare le linee guida del trattamento del tumore vescicale. Siamo fiduciosi che la soluzione identificata per la malattia residua del tumore vescicale possa applicarsi anche ad altre forme di neoplasia. Il marcatore tumorale riconosciuto dalle nostre gold nanorods è espresso anche dai tumori dell’ovaio e della cervice uterina”.

Rita Lena

 

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