Mercoledì 15 Luglio 2020 11:07

Viva Tocci, però

Aldo Garzia ha lanciato la candidatura di Walter Tocci, già vice sindaco con Rutelli tra il 1993 e il 2001, per le elezioni del prossimo sindaco, nella primavera 2021. Tocci è una persona di qualità, passione e intelligenza politica, ma oggi a Roma serve un progetto, soprattutto

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Nel lancio e rilancio di candidati possibili, desiderabili, improbabili o immaginari per le prossime elezioni comunali – nella primavera del 2021 – spetta ad Aldo Garzia, firma storica del Manifesto, il merito di aver nominato qualche giorno fa Walter Tocci, con
un interessante articolo
su
Ytali.com
che ne traccia anche una breve biografia politica.

Tocci è da un po’ fuori dalle cronache recenti, e c’entra poco con le liste di nomi che circolano finora nel centrosinistra e zone collegate, dall’ex premier Enrico Letta (che si è chiamato fuori) al presidente del Parlamento Europeo David Sassoli (idem), dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri al presidente del III municipio (ed ex assessore della giunta Marino) Giovanni Caudo al sottosegretario Roberto Morassut, passando per la presidente del I Municipio Sabrina Alfonsi e il suo collega dell’VIII Amedeo Ciaccheri, l’ex ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti (oggi con i Green Italia) e naturalmente l’ex ministro Carlo Calenda, che da qualche tempo è anche il leader del partito “Azione”.


Il post di Aldo Garzia su ytali.com, il primo luglio
A dire il vero Tocci si era interessato nei mesi scorsi delle elezioni romane, per suggerire che centrosinistra e M5s dessero vita a una lista comune, ben prima che arrivasse a Palazzo Chigi il governo giallorosso, ma la sua proposta era caduta rapidamente nel vuoto.

Ora invece qualcuno ipotizza che il Pd possa addirittura arrivare a sostenere la sindaca Virginia Raggi come prezzo per tenere in piedi la maggioranza guidata dal premier Giuseppe Conte. E comunque l’idea di un “patto” tra democratici e grillini al secondo turno per battere il centrodestra (che è anch’esso in cerca di candidato) sembra sempre più probabile. 

Il 2016, quando il Pd candidò Roberto Giachetti dopo aver dimissionato Ignazio Marino, e perse male contro il M5s (con Raggi votata al ballottaggio anche dagli elettori di centrodestra) sembra davvero lontano.

Quattro anni fa, un altro aveva fatto il nome di Tocci come possibile candidato sindaco: Pippo Civati, brevemente sodale e poi appassionato avversario di Matteo Renzi. Oggi tutti e tre sono fuori dal Pd: Civati è l’ispiratore di “Possibile”, formazione rossoverde che è più uno stato d’animo che un’organizzazione vera e propria; Renzi guida “Italia Viva”, che ha diversi parlamentari ex Pd ma che nei sondaggi non pare andare lontano; Tocci è stato senatore democratico fino alla scorsa legislatura, sempre più in disaccordo con Renzi, ma essendo di “vecchia scuola”, finché è rimasto in Parlamento non ha lasciato il gruppo. Questioni di stile.

Walter Tocci conosce bene Roma. Non solo perché ci vive da decenni (è nato in provincia di Rieti), non solo perché è stato consigliere comunale per diversi anni, non solo perché è stato vicesindaco di Francesco Rutelli dal 1993 al 2001. Ma perché continua a studiare la città, a interessarsi in particolare della sua mobilità, delle sue condizioni sociali, come testimoniano i suoi numerosi scritti di questi anni. E ha anche continuato a interrogarsi sulla trasformazione politica della città, sulle ragioni della sconfitta del centrosinistra dopo la giunta Veltroni, sulla contrapposizione tra centro e periferie.


Walter Tocci in una foto de La Presse, sul suo sito waltertocci.blogspot.com
Tocci parlava di “una città in decadenza da duemila anni” a metà anni Novanta, quando amministrava la città, interrogandosi sulle prospettive economiche della Capitale. Ed è uno che ha sempre cercato di tenere insieme questioni sociali, questioni ambientali, questioni civili. Che è passato attraverso diverse esperienze: lo studio, il lavoro, il sindacato, la politica nel partito, le istituzioni. Una carriera parecchio diversa da quella di certi esponenti politici odierni, che spesso sono battitori liberi con il loro codazzo di ammiratori e sostenitori (quando non clientes), più desiderosi di talk show che di dialogo, partecipazione, analisi.

Ma con tutta la stima che personalmente nutro per Aldo Garzia e ancor prima per Walter Tocci, credo che parlare di una candidatura-Tocci non sia cercare una soluzione, anche se potrebbe risultare rassicurante per una parte della città e certamente per diversi elettori di sinistra.

Da una parte, c’è un’evidente problema di “squadra”: dov’è oggi un possibile gruppo dirigente, un’alleanza politica che si propone una missione? L’operazione Rutelli nel 1993 fu quello, fu la costruzione di un patto politico tra sinistra, cittadini delle periferie, ambientalisti, mondo sociale, professionisti. Parlare solo di candidati, sia pure di un candidato eccellente come sarebbe in ogni caso Tocci, continua a essere un limite se non si spiega cos’è, che si vuole fare.

Poi c’è un fattore-età. Tocci ha 68 anni, che sarebbero anche pochi, nel contesto a cui ci ha abituati l’Italia (e pensiamo agli Usa, con le ultime primarie democratiche anti-Trump che sono state una sfida al centro anziani). Virginia Raggi è stata la prima sindaca donna e anche la persona più giovane a salire sulla poltrona più importante del Campidoglio. Si dirà: l’età non conta, e infatti guardate la performance disastrosa di Raggi. Certo, ma bisogna tenere in conto anche l’aspettativa degli elettori.


Foto di Wvllvam diffusa su Flickr.com con licenza creative commons
Quella di Tocci sarebbe letta come un’operazione-nostalgia, un ritorno al passato, un po’ come è stato quando Rutelli si è presentato di nuovo, contro Gianni Alemanno (col senno di poi, oggi i sondaggi dicono che i romani ritengono che Rutelli fu il miglior sindaco di Roma). Avremmo avuto bisogno di Tocci come sindaco nel 2001, quando Rutelli si lanciò sulla scena nazionale, ma a quel punto il giochino del sindaco interessava troppo a Walter Veltroni, e gli equilibri politici – e di forza – del centrosinistra erano cambiati.

Penso che abbiamo assolutamente bisogno oggi dell’intelligenza politica di Walter Tocci, e di farci indicare da lui la strada. Ma chi non vuole che la destra a trazione Lega-Fratelli d’Italia torni a governare Roma, chi non si accontenta del meno peggio – che sia M5s o a qualche candidato politicamente sbiadito ma fotogenico – debba pensare intanto alle ragioni per stare insieme e a cosa intende cambiare. La proposta politica non può essere la nostalgia per la Roma degli anni Novanta.

 

[La foto del titolo è di Antonio Panzeri ed è stata scattata nel 2012]

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