Sabato 18 Luglio 2020 17:07

Riappropriamoci della città

L'appello di Tutti per Roma/Roma per tutti: "È indispensabile far partire in questi 12 mesi una seria riflessione sul futuro della città, coinvolgendo tutti gli elettori progressisti e democratici, che sentiranno l’orgoglio di questa prospettiva se consultati nella scelta del loro candidato sindaco, della sua squadra e del programma che questi dovranno realizzare".

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A fine giugno, il coordinamento “Tutti per Roma, Roma per tutti”, insieme a Cittadinanzattiva Lazio, ha lanciato questo appello rivolto, alle forze politiche democratiche, alle associazioni, ai comitati e ai sindacati in vista delle prossime elezioni comunali del 2021.
Il documento parte da un giudizio negativo sull’attuale giunta di Virginia Raggi e parla della Capitale come di “una città più povera, più confusa, più incerta, più sola”.
Non si tratta di un programma elettorale, ma di un invito invece a costruirlo insieme con i cittadini. Pubblichiamo il testo per contribuire al dibattito sul futuro, non solo politico, di Roma.



Siamo arrivati quasi alla fine del ciclo di mandato di una pessima amministrazione, di anni consumati dal governo cittadino passando di emergenza in emergenza, senza nessuna capacità di concepire e praticare scelte finalmente risolutive per la città. Anche chi aveva sperato che la nuova maggioranza capitolina avrebbe rispettato ambizioni e programma elettorale si è dovuto ricredere, tale è stata la pochezza mostrata, su tutti i fronti.

Intanto anche Roma torna lentamente alla normalità, dopo il lockdown causato dall’epocale emergenza dovuta alla pandemia da coronavirus, e tutti noi ci confrontiamo con una città quasi surreale, ferma ai problemi, alle difficoltà e alle contraddizioni del pre-covid, che la diffusione del virus ha solo accentuato e ulteriormente disvelato.

Una città più povera, più confusa, più incerta, più sola. Nemmeno le migliori iniziative messe in atto dai romani durante gli ultimi mesi – con modalità spesso spontanee – per offrire solidarietà e sostegno ai più bisognosi, pur avendo messo in luce bisogni ed esigenze molto diffuse, sembrano lasciare una traccia incisiva nella riorganizzazione dei servizi pubblici, nella scelta delle priorità, nella capacità di ascolto della città reale da parte dell’amministrazione.

Tutto scivola, nulla si accomoda. Nei cosiddetti piani alti, alcuni si agitano, pochi si parlano, pochissimi ascoltano. Eppure la prossima scadenza elettorale di giugno 2021, sempre più vicina, rappresenta una vera opportunità, dal cui esito potrebbe dipendere un effettivo cambiamento di passo per la città tutta.

Esistono diversi modi di preparare e condurre una campagna elettorale. Ecco, noi vorremmo soffermarci su questo processo, che potrebbe rivelarsi una formidabile occasione per fare cose “inaudite” che, come fossero un sogno realizzabile, elenchiamo di seguito.

Mettendoci nei nostri panni, quelli cioè di cittadini impegnati nell’ambiente civico, indipendenti ed autonomi da partiti ed organizzazioni tradizionali, profondamente innamorati della città, e molto preoccupati per il futuro, ecco quello che vediamo, ecco quello che vorremmo, ecco quello che chiediamo a tutti coloro che in un modo o nell’altro si stanno domandando come rompere la paralisi di idee, di prospettive, di fatti, che ormai da troppi anni schiaccia Roma sempre più verso la mediocrità.

Sia nella rappresentanza politica che nella più vasta leadership cittadina e della sua classe dirigente. Anche la rete trasversale fatta di singoli e di organizzazioni di vario genere di cui la città è ricca, deve uscire dai circoli chiusi e autoreferenziali e dalle forme striscianti di ambiguo collateralismo ai partiti, che spesso la caratterizzano, e finalmente mettersi a disposizione della città. Più che il richiamo all’appartenenza dovrebbe unirci una esigenza di rinnovamento e di  cambiamento che investe tutta la comunità politica in senso lato, dal sindaco in giù.

Il ceto politico, insieme a pezzi importanti dell’amministrazione e di interessi vari, spesso rivolti a mantenere situazioni di fatto e a scoraggiare azioni di effettivo rinnovamento e sviluppo della città, deve smettere di perseguire e assecondare quel modello “chiuso”, che abbiamo subito negli ultimi decenni.

Si tratta di un sistema perfettamente antitetico alle politiche perseguite dalle altre città metropolitane europee e italiane. Nel “recinto spartitorio” in cui si è arroccata la città è diventato quasi impossibile entrare secondo modalità legittime. Sentiamo l’urgenza di aprirci al paese e al mondo, perché la crisi che stiamo vivendo non riguarda solo il versante economico ma anche un modello di funzionamento e di governo, che non regge più. Vanno ricreate le condizioni per la permeabilità, il ricambio, l’innesto di nuove energie e competenze.

La città ed i suoi cittadini premono per essere visti, riconosciuti e compresi. In essa esistono mille rivoli, esperienze, sperimentazioni, proposte, energie e talenti che rischiano di essere soffocati e dispersi. Le comunità locali, le realtà civiche formali e informali, le organizzazioni che si occupano già dell’animazione e della tenuta sociale e culturale di quartieri e rioni, spesso in condizioni di oggettiva difficoltà, devono essere coinvolte a pieno titolo non solo in un processo di scambio di informazioni, dati, esperienze da mettere a disposizione per ridisegnare il futuro della città ma anche nelle scelte sulle priorità e sui temi sui quali la prossima amministrazione dovrà lavorare.

 



Gli elettori vogliono essere chiamati ad esprimere il proprio voto su un programma che non deve essere un elenco di impegni belli e impossibili. È necessario selezionare insieme le scelte e le priorità, senza eludere il passaggio sulle condizioni necessarie (tempi, risorse, processi) per la sua messa in pratica. Poche cose magari, ma coraggiose ed esplicite.

Se l’area progressista e riformista, di ispirazione laica e cattolica, che come riferimento storico-culturale si dichiara antifascista, è quella che meglio può raccogliere e rappresentare le istanze sopra elencate, questa deve lavorare fin da subito unita, rinunciando da ora e per sempre a logiche di equilibrio e di compromesso con il sistema vigente. Troviamo suicida qualunque scelta di una candidatura calata dall’alto, decisa nelle segrete stanze o dalle reti dei portatori di voti, o sottomessa all’esito delle consultazioni elettorali del prossimo autunno. La decisione sulla candidatura, urgente, deve essere invece il risultato di un ragionamento che abbia solo ed esclusivamente al suo centro il bene della città, la capitale d’Italia, deve essere condivisa con i cittadini e da essi sostenuta e compresa. Pensiamo che per vincere le prossime elezioni serva uno/a e non più di uno/a candidato/a forte, competente, dirompente e di area.

Perché tutto questo?

Perché ci conviene lavorare tutti insieme, per dare forza e slancio agli interessi diffusi e generali e isolare quelli particolaristici, perché vogliamo arginare le sacche di illegalità, di abusivismo e di ignoranza che frenano Roma, e far ripartire le attività economiche sane e innovative. E questo obiettivo può essere raggiunto solo da uno schieramento grande, unito, coeso, convinto e generoso, che tenga dentro tutte le forze politiche progressiste, insieme a quelle civiche della città.

Perché amiamo e rispettiamo la storia e la bellezza di Roma, siamo trascinati dal desiderio di vivere bene, vogliamo poter essere orgogliosi della meraviglia infinita che ci circonda, crediamo nella forza e nella capacità delle persone di costruire relazioni sociali e cambiamento. Perché amiamo la politica e vogliamo respirare, siamo stanchi di perdere tempo, e vogliamo lavorare bene. Non vogliamo perdere i giovani e, con loro, vogliamo guardare al futuro.

Vogliamo una città moderna, efficiente, accogliente, solidale. Una capitale all’altezza del suo compito verso il paese in linea con le altre capitali europee.

Vogliamo sottrarre Roma al pericolo che incombe su di lei e su tutti noi, al rischio, ancora una volta, di essere governata dalle forze della reazione e del malaffare che l’hanno fatta da padrone per troppi anni.

In sintesi, bisogna uscire dalle liti, dai tatticismi politici e parlare di cosa sarà Roma domani. È indispensabile far partire in questi 12 mesi una seria riflessione sul futuro della città, coinvolgendo tutti gli elettori progressisti e democratici, che sentiranno l’orgoglio di questa prospettiva se consultati nella scelta del loro candidato sindaco, della sua squadra e del programma che questi dovranno realizzare. Insieme a tutta la città che si metterà a disposizione. L’esercizio della partecipazione politica e civica comincia ben prima del momento del voto e non si riduce solo a quello.

Il Coordinamento di Tutti per Roma. Roma per tutti

Cittadinanzattiva Lazio

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