Domenica 5 Gennaio 2025 22:01
Tor Marancia ai Musei Vaticani: i monumenti amaranziani nel Braccio Nuovo, nella Galleria dei Candelabri e nella sala delle Nozze Aldobrandine
Tor Marancia ai Musei Vaticani: i monumenti amaranziani nel Braccio Nuovo, nella Galleria dei Candelabri e nella sala delle Nozze Aldobrandine
La storia che vi voglio raccontare ha come protagonista la principessa Maria Anna di Savoia (1757-1824) – figlia del re di Sardegna Vittorio Amedeo III e dell’Infanta di Spagna Maria Antonia Ferdinanda – che divenne anche duchessa grazie al matrimonio con suo zio Benedetto di Savoia, duca di Chablais, area montana franco-svizzera nel nord della […]
Tor Marancia ai Musei Vaticani: i monumenti amaranziani nel Braccio Nuovo, nella Galleria dei Candelabri e nella sala delle Nozze Aldobrandine
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Tor Marancia ai Musei Vaticani: i monumenti amaranziani nel Braccio Nuovo, nella Galleria dei Candelabri e nella sala delle Nozze Aldobrandine
La storia che vi voglio raccontare ha come protagonista la principessa Maria Anna di Savoia (1757-1824) – figlia del re di Sardegna Vittorio Amedeo III e dell’Infanta di Spagna Maria Antonia Ferdinanda – che divenne anche duchessa grazie al matrimonio con suo zio Benedetto di Savoia, duca di Chablais, area montana franco-svizzera nel nord della Savoia.
Benedetto e Maria Anna di Savoia lasciarono il Piemonte all’epoca delle campagne napoleoniche (1801). Con la protezione del pontefice Pio VII Chiaramonti si trasferirono dopo un certo tempo a Roma dove acquistarono Palazzo Guglielmi a piazza Paganica (civico 50), nel rione Sant’Angelo, e investirono parte del loro patrimonio nell’acquisto della tenuta di Tor Marancia, di proprietà del conte Domenico Lavaggi e prima ancora del duca Luigi Braschi, nipote di papa Pio VI.
Francesco Lattari, ne I monumenti dei principi di Savoia in Roma, edito nel 1879, racconta:
La Principessa Maria Anna è stata una di quelle donne di genio e di cuore che hanno arrecato tanta gloria alla Real Casa di Savoia. Nata in Torino nel dì 17 dicembre 1757 dal Re Vittorio Amedeo III e dall’Infanta di Spagna Maria Antonia Ferdinanda, nel 1775 fu sposata al suo zio Benedetto Maurizio, Duca del Ciablese. Segui, per ciò, le vicissitudini del marito, ed insieme con lui, allorché il Re Carlo Emanuele IV nel 1798 fu costretto ad uscir dal Piemonte, si recò in Sardegna, e di là in Roma. […] Dopo la morte di Benedetto Maurizio, Maria Anna continuò a dimorare in Roma, sia per ragione della politica condizione dei tempi, sia per quella dei considerevoli possedimenti acquistati nel territorio romano. E tuttoché nel 1815 la condizione politica fosse radicalmente cangiata e la Dinastia di Savoia fosse ristabilita sul trono degli Avi, non volle lasciare questa città, alla quale ormai fortemente l’avvinçevano, oltre delle ragioni della possidenza, il più sincero sentimento religioso, l’amore delle belle arti, le relazioni di amicizia e le adottate consuetudini di vita. […] Durante questo periodo fece ella eseguire in Tor Maranci quegli scavi, dei quali terrò parola in seguito. Finalmente, desiderata dalla sua augusta famiglia ed invitata con istanza del Re Carlo Felice a ritornare nella terra nativa, nel di 3 maggio del 1823 parti da Roma e fermò la sua stanza in Piemonte. Colà passò il resto della sua vita, ormai avanzata nell’età, e nel dì 11 ottobre del 1824 mori placidamente nel real castello di Stupinigi. Fu seppellita tra gli estinti della sua gloriosa Dinastia nella basilica di Superga.

A sinistra: ritratto di Maria Anna di Savoia, Duchessa di Chiablese, di Domenico Duprà, 1762 circa, Palazzo Reale di Torino; a destra: Ritratto di Maria Anna di Savoia, Duchessa di Chiablese, 1775 circa, Palazzo Reale di Torino
Verso la fine del 1816, Monsignor Tassoni, prelato alla corte di Pio VII Chiaramonti, presentò alla duchessa l’avvocato Luigi Biondi (1776-1839), poeta e appassionato di archeologia. Maria Anna ne fu talmente affascinata da nominarlo maggiordomo e soprintendente generale del suo patrimonio. Da quando conobbe la duchessa, il Biondi abbandonò la professione legale e consacrò interamente i suoi studi all’archeologia. Protetto da casa Savoia, da essa ebbe il titolo di conte, e successivamente da papa Leone XII quello di marchese.

Immagine tratta da: Antonio Stefanucci Ala, ‘Elogio biografico del marchese Luigi Biondi’, Roma, 1839
Il Lattari racconta che:
In virtù di tali uffizii, il Biondi, essendosi nella primavera del 1817 recato per la prima volta nel tenimento di Tor Maranci, vide sul suolo varii pezzetti di musaici, provenienti da pavimenti antichi scoverti a fior di terra dai coltivatori. Vide ancora pezzetti di antiche terre cotte, e, siccome conosceva che in quel podere nei tempi precedenti eransi trovate alcune notevoli sculture, così congetturò che dovessero celarsi sotto la superficie di esso oggetti di grande storico valore. Concepì, perciò, l’idea di farvi eseguire vasti scavi, e, nel suo ritorno in Roma, ne fece la proposta alla Principessa. La geniale ed intraprendente donna l’accettò con trasporto, e subito dispose tutto l’occorrente per mandarla ad effetto.
Gli scavi, diretti dal Biondi nella Tenuta di Tor Marancia, iniziarono il 4 aprile 1817 e terminarono il 12 aprile 1823.
I campi, che oggidi portano il nome di Tor Maranci, anticamente si chiamavano Praedia Amaranthi o Praedia amaranthiana Nei secoli di mezzo il praedia si mutò in turris o turres, allorché vi furono fabbricate più torri, delle quali vedevansi ancora quattro in piedi nel tempo in cui vi si incominciarono gli scavi. Per conseguenza il tenimento venne chiamato Turris Amaranthi, e poscia, per la trasformazione della lingua latina nella volgare, Tor Maranci”. […] Gli scavamenti eseguiti in Tor Maranci durante un sessennio produssero la scoverta di due belle e grandiose case di campagna, d’un edifizio per bagni, d’un tempio di Bacco, d’un ripostiglio di statue e di molti sepolcri.
Dai rinvenimenti effettuati, tra cui delle fistule iscritte, si stabilì che le due lussuose ville erano appartenute a Munazia Procula e a Numisia Procula, ricche donne romane, forse cugine, vissute verso la fine del II secolo d.C. Mentre i resti della prima villa sono ormai scomparsi sotto i palazzi costruiti tra via Meropia e via Sartorio, quelli della seconda sono sepolti sotto uno strato di vegetazione all’interno del parco. Va detto che parte di questo secondo complesso, sul ciglio occidentale della cava, fu scavato dalla Soprintendenza archeologica tra 1989 e 1991 e vincolato.
In tutte le indicate costruzioni si rinvenne una mirabile quantità di pitture, di sculture, di terre cotte, d’iscrizioni, di musaici, di oggetti votivi e di altre pregevolissime cose antiche. Tutti questi vetusti oggetti, trasportati in Roma nel palazzo della duchessa del Ciablese, in parte furono adoperati per adornarlo, ed in parte furono riposti in apposite sale. Il detto palazzo, situato sulla piazza Paganica di faccia al celebre palazzo Mattei, è quello che ora appartiene al marchese Guglielmi, dal quale posteriormente ha assunto il nome. Fondato sulle rovine del Circo Flaminio, fu esso comprato dal Duca del Ciablese, e dalla Duchessa. […] Maria Anna di Savoia fece eseguire nel suo palazzo colla massima fedeltà la copia di una bellissima camera della casa di Numisia Procula, ossia vi fece costruire una camera eguale per dimensioni e perfettamente simile per dipinture a quella scoverta in Tor Maranci, dalla quale vi furono trasferite tredici figure. Sui pianerottoli delle scale del palazzo furono collocate le statue di Venere e dell’Abbondanza, ed alle pareti del cortile furono incastrate le antiche iscrizioni rinvenute. Mediante apposito congegno idraulico fu raccolta l’acqua scorrente tra le rovine del Circo Flaminio ed innalzata fino al cortile, ove fu addetta ad alimentare una vaga fontana, costruita rimpetto al portone. […] II marchese Guglielmi, che acquistò il palazzo della Duchessa del Ciablese, secondo quel che mi si è detto, non ha lasciato nella loro primiera disposizione tutti gli oggetti antichi in esso collocati. Le iscrizioni veggonsi ancora nel loro posto; ma non ho notizie delle statue di Venere e dell’Abbondanza. Il tenimento di Tor Maranci, da cui tali oggetti provenivano, dopo la morte della Duchessa, è stato venduto al principe Cosimo Conti.
I mosaici pavimentali rinvenuti nelle ville furono subito acquistati da Pio VII e collocati nel Braccio nuovo del Museo Chiaramonti, dove tutt’oggi possono essere ammirati. In realtà, i visitatori sono attratti dalle bellissime statue allestite nell’ampia galleria e non fanno caso ai giganteschi mosaici sui quali camminano: due giganteschi tappeti in bianco e nero raffiguranti un thiasos marino con le rappresentazioni dell’assalto di Scilla all’imbarcazione dei Greci e del mito di Ulisse e le Sirene e una serie di menadi e satiri danzanti al centro di una composizione geometrico-vegetale.
![Musei Vaticani, Braccio Nuovo, Mosaico con scena di thiasos marino [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2025/01/Monumenti_Amaranziani_Braccio_Nuovo_04.jpg)
Musei Vaticani, Braccio Nuovo, Mosaico con scena di thiasos marino [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
![Musei Vaticani, Braccio Nuovo, Mosaico con satiro e menade danzanti [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2024/12/Monumenti_Amaranziani_Braccio_Nuovo_03.jpg)
Musei Vaticani, Braccio Nuovo, Mosaico con satiro e menade danzanti [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]Nello stesso ambiente, inoltre, venne anche allestito un segmento di un pavimento più ampio, decorato con tralci di vite nascenti da un kantharos e ravvivati dalla presenza di uccelli. Da un confronto con i disegni originali pubblicati nel 1853, si è potuto constatare l’importante intervento effettuato dai mosaicisti vaticani per adattare il mosaico allo spazio disponibile nella sala.
![Musei Vaticani, Braccio Nuovo, Mosaico tralcio di vite e kantharos [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2024/12/Monumenti_Amaranziani_Braccio_Nuovo_01.jpg)
Musei Vaticani, Braccio Nuovo, Mosaico tralcio di vite e kantharos [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]Per quanto riguarda gli altri reperti, va detto che prima di lasciare Roma, la duchessa di Chablais aveva fatto testamento. Nel documento vi era scritto tra le altre cose: “Per mostrare l’animo mio grato verſo il Governo Pontificio, che per tanti anni mi ha accolta con somma amorevolezza, lascio al Museo Pio-Clementino tutti gli oggetti antichi trovati in Tor Maranci, eccettuato ciò che si troverà collocato nel cortile del mio palazzo e nelle scale”.
Esecutore testamentario era stato nominato il Biondi, che alla morte della duchessa consegnò a Monsignor Marazzani, allora Maggiordomo dei Palazzi Pontificii, gli oggetti antichi donati al Museo Vaticano.
Parte di essi, che il Biondi definì “monumenti amaranziani”, furono collocati nella terza sezione della Galleria dei Candelabri, costruita per ordine di Pio VI sotto la direzione di Michelangelo Simonetti. Qui sulla parete sottostante la finestra a sinistra di chi entra, per disposizione del Pontefice allora regnante, venne posta un’iscrizione che ricorda la donazione effettuata dalla duchessa.
![Musei Vaticani, Galleria dei Candelabri, iscrizione che ricorda il lascito di Maria Anna di Savoia: MONVMENTA / EX PRAEDIIS AMARANTHIANIS ERVTA / QUAE MARIA ANNA VICTORIS AMADEI REGIS SARDINIAE F. / CHABALLICENSIVM DXX / MUSEO VATICANO SVPREMIS TABVLIS RELIQUIT / VT SVVM ERGA ROMAM / A QUA HONORIFICENTISSIME / IN MAGNO RERUM DISCRIMINE EXCEPTA FVERAT / GRATVM ANIMVM TESTARETUR / HEIC CONLOCATA A M DCCC XXVII / CURANTE / FRANCISCO MARAZZANI VICECECOMITE / SACRI PALATII APOSTOLICI PRAEFECTO. [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2024/12/Monumenti_Amaranziani_Galleria_Candelabri_03.jpg)
Musei Vaticani, Galleria dei Candelabri, iscrizione che ricorda il lascito di Maria Anna di Savoia: MONVMENTA / EX PRAEDIIS AMARANTHIANIS ERVTA / QUAE MARIA ANNA VICTORIS AMADEI REGIS SARDINIAE F. / CHABALLICENSIVM DXX / MUSEO VATICANO SVPREMIS TABVLIS RELIQUIT / VT SVVM ERGA ROMAM / A QUA HONORIFICENTISSIME / IN MAGNO RERUM DISCRIMINE EXCEPTA FVERAT / GRATVM ANIMVM TESTARETUR / HEIC CONLOCATA A M DCCC XXVII / CURANTE / FRANCISCO MARAZZANI VICECECOMITE / SACRI PALATII APOSTOLICI PRAEFECTO. [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]In questo settore della sala potrete ammirare una serie di figurine maschili e femminili dipinte e uno splendido mosaico raffigurante una natura morta a colori con un mazzo di asparagi, due pesci, un pollo e altre verdure, in altre parole le varietà di cibi che sarebbero stati offerti agli ospiti.
![Musei Vaticani, Galleria dei Candelabri, Figurine dipinte [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2024/12/Monumenti_Amaranziani_Galleria_Candelabri_01.jpg)
Musei Vaticani, Galleria dei Candelabri, Figurine dipinte [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
![Musei Vaticani, Galleria dei Candelabri, Mosaico con natura morta [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2024/12/Monumenti_Amaranziani_Galleria_Candelabri_02.jpg)
Musei Vaticani, Galleria dei Candelabri, Mosaico con natura morta [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]Nella Sala delle Nozze Aldobrandine, invece, potrete osservare le raffigurazioni di alcuni personaggi femminili della mitologia greca ritrovati nella villa di Munazia Procula, prima collocati nelle sale dell’appartamento Borgia. I loro nomi sono riportati sulle pitture: Canace, figlia di Eolo, costretta dal padre a togliersi la vita per essere innamorata del fratello Macareo; Pasifae, che, stufa dei tradimenti del marito Minosse, gli fece ingerire una pozione magica in virtù della quale ad ogni accoppiamento con le amanti eiaculava scorpioni velenosi, serpenti e millepiedi; Fedra, figlia di Pasifae e Minosse e moglie di Teseo, la quale si innamorò follemente del figliastro Ippolito, che la respinse in quanto devoto ad Artemide e per vendetta fu ingiustamente accusato di stupro dalla matrigna e maledetto dal padre; Scilla, la bella naiade trasformata in mostro marino da Anfitrite, sposa di Poseidone, colpevole di essersi invaghito di lei; Mirra, figlia del re di Cipro, che si unì al padre con l’aiuto della nutrice e che fu punita con la trasformazione nell’albero della mirra, dal cui tronco nacque Adone. [n.d.r.: qui sono riportate alcune versioni dei miti, dei quali sono note innumerevoli varianti].
![Musei Vaticani, Sala delle Nozze aldobrandine, figure mitologiche femminili [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2024/12/Monumenti_Amaranziani_Sala_Nozze_Aldobrandine_02.jpg)
Musei Vaticani, Sala delle Nozze aldobrandine, figure mitologiche femminili [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
![Musei Vaticani, Sala delle Nozze aldobrandine, figure mitologiche femminili [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2024/12/Monumenti_Amaranziani_Sala_Nozze_Aldobrandine_01.jpg)
Musei Vaticani, Sala delle Nozze aldobrandine, figure mitologiche femminili [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]Nella stessa sala, potrete anche ammirare due pannelli pavimentali afferenti ad uno stesso mosaico, decorati con un motivo geometrico “a croci di anfore”, piuttosto raro.
![Musei Vaticani, Sala delle Nozze aldobrandine, mosaico geometrico con motivo a croci di anfore [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2025/01/Monumenti_Amaranziani_Sala_Nozze_Aldobrandine_03.jpg)
Musei Vaticani, Sala delle Nozze aldobrandine, mosaico geometrico con motivo a croci di anfore [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]Gli oggetti rinvenuti negli scavi di Tor Marancia furono documentati e illustrati dal marchese Luigi Biondi nei Monumenti Amaranziani, scritti in omaggio alla Duchessa del Ciablese, ma pubblicati nel 1843, dopo la morte di lei e dello stesso autore. Questo prezioso testo è corredato di cinquanta bellissime tavole, incise in rame, la prima delle quali contiene la pianta topografica del podere di Tor Marancia, mentre altre raffigurano gli svariati oggetti rinvenuti, dei quali in diversi casi si è persa traccia.
[Maria Teresa Natale]
Per approfondire:
- Francesco Lattari, I monumenti dei principi di Savoia in Roma, 1879
- Luigi Biondi, I Monumenti Amaranziani illustrati, in appendice al Museo Chiaramonti, III, Roma, 1843,
-
Claudia Angelelli, Disiecta membra della villa cd. di Munatia Procula a Tor Marancia (Roma): il pavimento della Sala delle Nozze Aldobrandine nei Musei Vaticani,[s.d.]
-
Mariacristina Masci,Storia degli scavi nella tenuta di Tor Marancia, [s.d.]
Tor Marancia ai Musei Vaticani: i monumenti amaranziani nel Braccio Nuovo, nella Galleria dei Candelabri e nella sala delle Nozze Aldobrandine
