Servizi > Feed-O-Matic > 65531 🔗

Domenica 6 Settembre 2020 13:09

Abebe Bikila, l’etiope che conquistò Roma

Altro che notti magiche del 1990, incastonate nel Mondiale di calcio che vide gli italiani beffati da Maradona e i romani da quelle strutture costate tanto e usate mai. Le vere notti magiche furono quelle del settembre 1960, Olimpiade romana, ricordo da tramandare di generazione in generazione. Era una Roma diversa, stadio Olimpico e PalaEur […]

leggi la notizia su VignaClaraBlog.it



Altro che notti magiche del 1990, incastonate nel Mondiale di calcio che vide gli italiani beffati da Maradona e i romani da quelle strutture costate tanto e usate mai.

Le vere notti magiche furono quelle del settembre 1960, Olimpiade romana, ricordo da tramandare di generazione in generazione. Era una Roma diversa, stadio Olimpico e PalaEur ancora scevri da polemiche e degrado, villaggio Olimpico costruito a tempi di record, quella era la vera “grande bellezza” della città eterna, il cui fascino stava moltiplicando coi cinque cerchi a dettare i tempi.

Abebe Bikila, pastore di Debre Berhan, militare e maratoneta etiope, rese quelle notti ancora più magiche, decidendo di percorrere i 42 chilometri e 145 metri della gara più attesa dei Giochi a piedi scalzi.

Quel 1960 fu straordinariamente unico, quell’anno sedici Paesi africani avevano ottenuto l’indipendenza, a Roma per esempio parteciparono per la prima volta Sudan, Tunisia e Marocco; e il Ghana conquistò la prima medaglia della sua storia. Dicevamo? Ah, già, la maratona, Bikila…

Si corse per la prima volta in notturna e per la prima volta l’arrivo non fu nello stadio. Il traguardo venne fissato sotto l’Arco di Costantino. E a quella maratona corrispose la prima telecronaca in mondovisione, con la voce del racconto affidata a Nando Martellini. E poi… Abebe Bikila, e la sua schiettezza: “Se ho deciso di togliermi le scarpe è stato solo perché ero quasi sicuro che avrei corso meglio scalzo. Niente scarpe dunque niente vesciche: il callo sotto i miei piedi conosce già tutte le strade e tutti i sentieri”.

Il giorno precedente la gara aveva ascoltato le parole di papa Giovanni XXIII, che aveva ricordato a tutti gli uomini di sport l’importanza della “mens sana in corpore sano”. Vinse braccia al cielo quell’atleta etiope con la maglia verde e il pettorale numero 11.

Strana la vita, Bikila avrebbe poi vinto la maratona olimpica anche nel 1964, ma nel 1969 un incidente stradale lo costrinse su una sedia a rotelle. E una emorragia cerebrale lo portò via nel 1973. Roma conserva la targa del suo epico passaggio.

Nella mente di chi ha scavalcato da un pezzo gli “anta” resta indelebile quella corsa leggera e vincente. E soprattutto resta fisso nella memoria quel che scrissero i giornali all’indomani della sua straordinaria vittoria:  “Ci sono voluti 500mila italiani per conquistare l’Etiopia, è bastato un etiope per conquistare Roma”.

Massimiliano Morelli

Questo sito utilizza cookie tecnici, anche di terze parti, per migliorare i servizi offerti e ottimizzare l’esperienza dell’utente. Si prega di leggere l'informativa sulla privacy. Chiudendo questo banner si accettano le condizioni sulla privacy e si acconsente all’utilizzo dei cookie.
CHIUDI