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Venerdì 29 Agosto 2025 09:08

Scaramanzia e abitudini domestiche nell’antica Roma: riti, numeri e gesti quotidiani

I Romani non erano soltanto ingegneri, condottieri e legislatori. Erano anche un popolo profondamente legato...

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I Romani non erano soltanto ingegneri, condottieri e legislatori. Erano anche un popolo profondamente legato a riti scaramantici e gesti di buon auspicio, che accompagnavano la vita quotidiana tra la casa e la strada. Dalla scelta di come alzarsi dal letto alla lettura dei segni del destino, ogni azione poteva influire sul corso della giornata.

Nell’immaginario romano, la giornata cominciava sempre con un piccolo ma fondamentale rituale: alzarsi dal letto con il piede destro. Anche il passaggio attraverso le porte seguiva la stessa logica: il piede destro doveva precedere il sinistro. Se per distrazione si inciampava o si sbagliava lato, bisognava ricominciare da capo, quasi a “resettare” la sfortuna.

Questo gesto era tanto radicato da sopravvivere nei secoli fino ai nostri giorni, nell’espressione ancora comune “alzarsi con il piede giusto”.

Uscendo di casa, alcuni incontri venivano interpretati come segnali favorevoli. Vedere un uomo con la gobba, ad esempio, era considerato portatore di fortuna, così come imbattersi in un cavallo bianco.

Meno conosciuta ma diffusa era anche l’abitudine di scacciare la cattiva sorte facendo il numero tre con le dita, invece del più noto gesto delle corna, che arriverà molto più tardi nella tradizione italiana.

La superstizione numerica aveva un peso particolare nella mentalità romana. Il numero 17 era evitato perché, scritto in numeri romani come XVII, poteva essere facilmente anagrammato in VIXI, termine latino che significa “vissi”, e quindi “ho vissuto”, implicando la morte.

Un presagio funesto che ha resistito nei secoli: ancora oggi, in Italia, il 17 è considerato un numero sfortunato, a differenza di altre culture che attribuiscono la stessa fama negativa al 13.

Le abitudini scaramantiche si intrecciavano con la vita di tutti i giorni. Dalla scelta di oggetti da collocare in casa, alle piccole pratiche quotidiane, i Romani credevano che gli dèi e i segni del destino osservassero ogni gesto. L’attenzione al dettaglio era una forma di rispetto verso le divinità protettrici della famiglia e della domus.

Molte di queste credenze, pur nate più di duemila anni fa, sono sopravvissute nel linguaggio e nei gesti moderni. L’idea di iniziare la giornata “con il piede giusto”, la diffidenza verso certi numeri o l’affidarsi a piccoli rituali per scacciare la sfortuna, sono eredità dirette della mentalità romana.

Un segno di come la cultura quotidiana dell’antica Roma, oltre a leggi e monumenti, continui a influenzare ancora oggi il nostro modo di pensare.

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