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Sabato 30 Agosto 2025 08:08

Passeggiata a Drobeta-Turnu Severin: dal Ponte di Traiano alla fontana cinetica

Passeggiata a Drobeta-Turnu Severin: dal Ponte di Traiano alla fontana cinetica


Drobeta-Turnu Severin, sulla sponda sinistra del Danubio, è una città della Romania che vive su più livelli di storia: dall’eredità romana alle vicende medievali, dall’urbanistica ottocentesca fino ai quartieri del periodo comunista. L’abbiamo visitata al termine del nostro cammino lungo la Via Transilvanica in Terra Romana, dedicandole una buona mezza giornata. Qui vi raccontiamo cosa […]

Passeggiata a Drobeta-Turnu Severin: dal Ponte di Traiano alla fontana cinetica


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Passeggiata a Drobeta-Turnu Severin: dal Ponte di Traiano alla fontana cinetica


Drobeta-Turnu Severin, sulla sponda sinistra del Danubio, è una città della Romania che vive su più livelli di storia: dall’eredità romana alle vicende medievali, dall’urbanistica ottocentesca fino ai quartieri del periodo comunista. L’abbiamo visitata al termine del nostro cammino lungo la Via Transilvanica in
Terra Romana
, dedicandole una buona mezza giornata. Qui vi raccontiamo cosa vedere e perché merita una sosta.

Già al tempo delle campagne daciche di Domiziano (86-89 d.C.), i Romani la chiamavano Drobeta; nel Medioevo assunse il nome di Severin ((l’origine è molto dibattuta) e il toponimo attuale, Turnu-Severin (“Torre Severino”), richiama una torre medievale sopravvissuta.

Consigliamo di iniziare la visita dal
Muzeul Regiunii Porților de Fier (
Museo della Regione delle Porte di Ferro), che custodisce reperti archeologici, etnografici e naturalistici, e che permette di accedere all’area archeologica.

Il primo incontro è con i resti del Ponte di Traiano, progettato nel 103 d.C. da Apollodoro di Damasco. Misurava oltre 1.100 metri di lunghezza, aveva una carreggiata larga 15 metri e si innalzava 19 metri sopra il livello dell’acqua. L’imponente struttura poggiava su venti piloni in muratura di mattoni, malta e pozzolana, alti circa 45 metri e distanziati tra loro di 38 metri, sui quali probabilmente erano innestate arcate lignee.

In alto a sinistra: resti del pilone superstite del Ponte di Traiano sulla sponda rumena del Danubio; a destra: resti del pilone superstite sulla sponda serba [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY BC SA]; in basso a sinistra: dettaglio della Colonna Traiana con il ponte sul Danubio [Immagine tratta da un pannello nel Museo della Regione delle Porte di Ferro]
In alto a sinistra: resti del pilone superstite del Ponte di Traiano sulla sponda rumena del Danubio; a destra: resti del pilone superstite sulla sponda serba [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY BC SA]; in basso a sinistra: dettaglio della Colonna Traiana con il ponte sul Danubio [Immagine tratta da un pannello nel Museo della Regione delle Porte di Ferro]
Nella pratica il ponte serviva a collegare la Mesia (attuali Serbia e Bulgaria) con la Dacia (attuale Romania), cancellando di fatto il Danubio come confine naturale.

Fino a epoche recenti è stato il ponte più lungo del mondo, testimone della grandezza dell’ingegneria romana. Oggi rimangono visibili solo due piloni, uno sulla sponda rumena, visibile dal giardino del Museo, l’altro distinguibile in lontananza, sulla sponda serba, ambedue fuori dall’acqua.

Le cause della sua rovina restano incerte. Già Adriano, successore di Traiano, ne smantellò la sovrastruttura lignea, ritenendolo un punto vulnerabile del limes danubiano. Secondo un’ipotesi fu distrutto da Aureliano a seguito della decisione di abbandonare la Dacia, secondo un’altra, riportata da Procopio, furono le correnti e il tempo a disgregarlo progressivamente. Ad ogni buon conto i piloni del ponte erano ancora numerosi nel diciannovesimo secolo: nel 1856, durante una magra eccezionale del Danubio, se ne contarono ancora venti, poi agli inizi del Novecento due vennero smantellati per agevolare la navigazione e, in occasione di prospezioni subacquee nel 2003, ne furono documentati solo sette.

Davanti ai resti dei piloni, l’emozione nasce spontanea: è come trovarsi di fronte al ponte scolpito sulla Colonna Traiana, un’opera innalzata dalle mani dei legionari, le cui tracce sopravvivono ancora nei bolli impressi sui laterizi rinvenuti tra le antiche strutture.

A ciascuna estremità del ponte si trovava un castrum, così che il passaggio fosse possibile solo attraversando le fortificazioni.

Il castrum romano di Drobeta fu costruito da Traiano per proteggere il lato settentrionale del ponte. La sua posizione era di cruciale importanza strategica, poiché da qui partiva la via imperiale verso nord, ovvero verso il cuore della Dacia. Fu la prima fortezza in pietra costruita dai Romani in Dacia e l’unica a rimanere in uso ininterrottamente dal II secolo fino agli inizi del VII secolo. Conobbe almeno sei fasi costruttive e di consolidamento con Traiano, Adriano, Gallieno, Costantino il Grande, Anastasio I e infine Giustiniano I.

Per chi non è archeologo risulta difficile seguire le varie fasi, che si alternarono tra distruzioni e ricostruzioni. Nato come forte rettangolare con mura, torri e fossati difensivi, fu progressivamente arricchito di edifici in pietra come il pretorio, le baracche, l depositi per le armi, l’ospedale militare.

Il castrum di Drobeta visto dall'alto e una sua ricostruzione [Immagini tratta da pannelli nel Museo della Regione delle Porte di Ferro]
Il castrum di Drobeta visto dall’alto e una sua ricostruzione [Immagini tratta da pannelli nel Museo della Regione delle Porte di Ferro]Dopo invasioni e crolli, alcune porte vennero chiuse, nuove torri erette, i magazzini e i quartieri militari riorganizzati più volte. Nei secoli successivi vi si insediarono anche officine e fornaci, a testimonianza di una vita quotidiana che andava oltre la sola funzione militare. Distrutto dagli Unni nel V secolo, il castrum fu nuovamente ricostruito e conobbe un’ultima stagione di splendore nel VI secolo, quando fu ribattezzato Theodora in onore della moglie di Giustiniano. Nonostante lo stato di rudere si può ben riconoscere l’impianto urbanistico romano impostato su cardo e decumano, attorno al quale sorsero altri servizi: l’anfiteatro, la palestra, le terme con le vasche a diverse temperature.

Resti dell'antica Drobeta [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Resti dell’antica Drobeta [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]Oggi, camminando nell’area archeologica, ci piace immaginare il via vai dei legionari: il rumore delle armi, i comandi degli ufficiali, il lavoro quotidiano di chi qui difendeva il confine dell’Impero. Un esercizio di fantasia che restituisce vita a queste antiche pietre.

Drobeta cadde definitivamente nel VII secolo, distrutta dagli Avari. Ma dalle sue rovine sorsero nuovi insediamenti medievali, come raccontano i resti di una chiesa francescana eretta nel 1321, testimonianza di un tentativo di rinascita del Cattolicesimo in queste terre.

Oltre all’area di scavo raccomandiamo di visitare il museo che raccoglie una collezione di reperti riguardanti la storia della zona, oltre ad ospitare sezioni dedicate all’etnografia, alle arti, un’esposizione dedicata alle scienze naturali e un acquario. Veramente interessante il modello in scala 1:100 (lungo oltre dodici metri) con un video che consente di comprendere meglio l’architettura del ponte di Traiano.

Ricostruzione del Ponte di Traiano [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Ricostruzione del Ponte di Traiano [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]Monumento simbolo della città è la Torre dell’Acqua (Turnul de Apă), costruita tra il 1912 e il 1913 per ordine di re Carlo I di Romania della dinastia Hohenzollern-Sigmaringen (1839-1914) per garantire l’approvvigionamento idrico della città.

Drobeta-Turnu Severin: la Torre dell'acqua [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Drobeta-Turnu Severin: la Torre dell’acqua [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]Trasformata in spazio museale, oggi custodisce anche una mostra dedicata alla memoria dell’isola-fortezza Ada Kaleh. All’interno di piccoli contenitori riempiti d’acqua sono custodite fotografie storiche: volti, vicoli e scene di vita quotidiana di un luogo ormai scomparso.

Mihai [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Mihai [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]Mihai, un addetto del museo, ci ha spiegato che  Ada Kaleh (= Isola Fortezza), si trovava sul Danubio a pochi chilometri dalla cittadina di Orșova e fu sommersa nel 1970 con la costruzione della diga delle Porte di Ferro. L’isola era lunga meno di due chilometri e larga circa mezzo, abitata per secoli da comunità turco-musulmane provenienti dall’Impero Ottomano, che mantennero tradizioni, lingua e religione fino al XX secolo. Per secoli enclave contesa tra Ottomani, Asburgo e Romania, Ada Kaleh era famosa per la moschea, i vicoli tortuosi, il porto franco e il contrabbando, ma anche per la produzione di lokum (deliziosi dolci turchi), baklava, marmellate, oli di rosa, tabacco, pesca. Era conosciuta perfino per la sua squadra di calcio.

Dopo alterne occupazioni, l’isola passò ufficialmente al Regno di Romania con il Trattato di Losanna nel 1923. Da allora iniziò l’esodo: molte famiglie turche emigrarono in Turchia, altre furono deportate nel 1951 nella pianura del Bărăgan nel Basso Danubio. Nel 1967, poco prima dell’inondazione, l’intera popolazione lasciò l’isola: la maggior parte verso la Turchia.  Oggi Ada Kaleh vive soltanto nei ricordi e nelle fotografie sospese nell’acqua della Torre: immagini che restituiscono la memoria di una comunità scomparsa, cancellata dalle acque del Danubio.

Mostra dedicata alla memoria dell’isola-fortezza Ada Kaleh [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Mostra dedicata alla memoria dell’isola-fortezza Ada Kaleh [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]Dall’alto della Torre dell’Acqua si gode di un ampio panorama sulla città: le montagne sullo sfondo, il Danubio che scorre lento e le due anime della città. Da una parte quella più antica, con i tetti a doppio spiovente e le chiese che punteggiano il centro storico; dall’altra i quartieri costruiti in epoca comunista (1947-1989), con i loro grandi blocchi residenziali prefabbricati, funzionali e omogenei, pensati per rispondere alla crescita della popolazione urbana e alla necessità di alloggi a basso costo. Nonostante la presenza di spazi verdi e servizi, l’architettura rimane sobria e poco curata rispetto alla città storica. In lontananza si distinguono anche le alte ciminiere della Centrale termoelettrica di Halânga (Romag Termo), una grande centrale con sette gruppi di generazione, costruita negli anni del regime e ormai inattiva.

La città di Drobeta-Turnu Severin vista dalla Torre dell'acqua [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
La città di Drobeta-Turnu Severin vista dalla Torre dell’acqua [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]Non lontano dalla torre, superato il Parco Radu Negru si incontra la chiesa ortodossa “Risurrezione di Cristo” davanti alla quale può capitare, come è successo a noi, di assistere a un matrimonio zigano.

La chiesa ortodossa
La chiesa ortodossa “Resurrezione di Cristo” a Drobeta-Turnu Severin e matrimonio zigano [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]I Rom di Romania costituiscono uno dei più grandi gruppi etnici del paese, secondo il Consiglio d’Europa il 12% della popolazione. La maggior parte vive in aree rurali e le regioni con maggiore concentrazione sono Transilvania, Crișana, Muntenia e Oltenia. Ancora oggi questa comunità, portatrice di una ricca cultura e tradizione, è spesso vittima di discriminazioni. Eppure Konrad Bercovici (1881-1961), scrittore rumeno poliglotta scrisse che “la Romania senza gli zingari è inconcepibile, come l’arcobaleno senza colori o la foresta senza uccelli”. Per avvicinarsi meglio alle tradizioni di questa comunità, vi consigliamo di leggere il libro Lungo la via incantata di William Blacker (Milano: Adelphi, 2009), in cui interi capitoli sono dedicati al popolo rom, descritto come “capace di inventare storie e poi impersonarle, con la stessa forza con cui sembra incapace di districarsene”.

La fontana cinetica di Drobeta-Turnu Severin [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
La fontana cinetica di Drobeta-Turnu Severin [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]Dirigetevi quindi verso il Parco Tudor Vladimirescu, intitolato al rivoluzionario rumeno che capeggiò la rivolta valacca del 1821 contro la dominazione ottomana al comando di un esercito irregolare di contadini, i panduri.

Non sfuggirà al vostro sguardo la fontana cinetica, conosciuta anche con il nome di Hora de la Balacita,  traducibile con “danza circolare di Balacita”: un’immagine simbolica che la fontana vuole evocare con i suoi giochi d’acqua in movimento, come se gli spruzzi danzassero insieme in un grande cerchio. Fu  realizzata nel 1979 dallo scultore rumeno Constantin Lucaci (1924-2014), uno dei più straordinari artisti specializzati nella lavorazione dell’acciaio inossidabile, noto a livello internazionale.

Suggeriamo di concludere la passeggiata lungo il Danubio. Vi potete recare innanzitutto nel Parco delle Rose, di fronte al Monumento degli Eroi di Drobeta. Il memoriale fu costruito tra il 1928 e il 1933 come omaggio ai soldati romeni caduti nella Grande Guerra con il contributo dell’architetto State Balosin, dello scultore Teodor Burcă e dello scalpellino Carol Umberto.

Il monumento degli eroi di Drobeta [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Il monumento degli eroi di Drobeta [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]Al Museo potreste aver visto le effigi di una coppia reale rumena, re Ferdinando I di Hohenzollern-Sigmaringen e la regina Maria di Romania, noti per il loro ruolo durante la Prima Guerra Mondiale e nel processo di formazione della Grande Romania. Maria fu una figura di spicco, agendo come infermiera della Croce Rossa e sostenendo attivamente lo sforzo bellico, mentre entrambi contestarono il Trattato di Bucarest del 1918 e negoziarono con successo la riacquisizione dei territori rumeni nella Conferenza di Pace di Parigi del 1919, raddoppiando le dimensioni della nazione.

Museo della Regione delle Porte di Ferro: effigi dei reali rumeni Ferdinando I e Maria [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Museo della Regione delle Porte di Ferro: effigi dei reali rumeni Ferdinando I e Maria [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]A pochi passi,  il monumentale Palazzo della cultura fu costruito nel 1912 su iniziativa dell’educatore e politico Theodor Costescu (1864-1939), a cui l’edificio è intitolato.  Si distingue per monumentalità ed eleganza, con dettagli architettonici che ne decorano la struttura in stile neoclassico. Nel 1924, il Palazzo della Cultura entrò nel circuito pubblico ospitando una biblioteca, un cinema, un ristorante, una sala spettacoli (con un palcoscenico rotante, unico in Romania all’epoca), un salone per cerimonie, un museo e un giardino estivo. Oggi continua a svolgere la propria attività culturale proponendo eventi e attività destinati a pubblici di tutte le età.

Drobeta Turnu_Severin: Palazzo della cultura [Foto: Wikimedia Commons, CC BY SA, by Cana Roxana]
Drobeta Turnu_Severin: Palazzo della cultura [Foto: Wikimedia Commons, CC BY SA, by Cana Roxana]Potreste concludere la vostra passeggiata con un drink all’Hotel Continental, una volta “Hotel Parc”, la cui storia si intreccia con la realizzazione di uno straordinario obiettivo industriale della Romania: la centrale idroelettrica delle Porte di Ferro I, la più grande del Danubio, situata circa 15 chilometri a monte. Un’opera di tale portata richiedeva una notevole forza lavoro: così, lavoratori provenienti da tutto il paese giunsero nell’area. Fu in questo contesto che, nell’estate del 1967, ebbe inizio la costruzione di quello che allora era considerato per l’epoca un gioiello architettonico. L’hotel fu completato intorno al 1969. Sviluppato su più livelli, si distingueva per la sua architettura imponente e piena di personalità. L’albergo mantenne il nome Parc fino al 1997, anno in cui fu acquisito da una catena alberghiera.

Mi fa piacere concludere questo contributo con la foto scattata con i miei compagni di viaggio nel giardino del Museo dietro al primo (o al millequattrocentesimo!) segnacolo della Via Transilvanica a seconda che si inizi il cammino da Putna in Bucovina o da Drobeta-Turnu Severin in Oltenia. Se vi piace camminare e siete incrsiositi potete leggere qui i
resoconti dei nostri percorsi lungo questo cammino
e magari essere invogliati a seguire le nostre tracce.

Foto di gruppo di fronte all'ultimo segnacolo della Via Transilvanica a Drobeta-Turnu Severin: Gianluca, Franco, Maria Teresa, Lucrezia
Foto di gruppo di fronte all’ultimo segnacolo della Via Transilvanica a Drobeta-Turnu Severin: Gianluca, Franco, Maria Teresa, Lucrezia
[Maria Teresa Natale, visita effettuata il 13 luglio 2025]


Passeggiata a Drobeta-Turnu Severin: dal Ponte di Traiano alla fontana cinetica


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