Martedì 15 Settembre 2020 09:09

La prima campanella al “Leonardo da Vinci”



Voci che si sovrastano, pacche sulle spalle, risate, abbracci con i genitori e tanta voglia di raccontare. Il copione all’uscita del primo giorno di scuola è sempre lo stesso e ieri, 14 settembre, è andato in scena anche davanti al grande portone d’ingresso dell’Istituto d’istruzione superiore “Leonardo da Vinci”. L’allegro vociare dei ragazzi a mezzogiorno […]

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Voci che si sovrastano, pacche sulle spalle, risate, abbracci con i genitori e tanta voglia di raccontare. Il copione all’uscita del primo giorno di scuola è sempre lo stesso e ieri, 14 settembre, è andato in scena anche davanti al grande portone d’ingresso dell’Istituto d’istruzione superiore “Leonardo da Vinci”. L’allegro vociare dei ragazzi a mezzogiorno ha coperto il rumore del traffico di via Cavour, a due passi dal Colosseo. Rispetto agli anni scorsi forse c’è da un lato più entusiasmo per essere tornati sui banchi dopo oltre sei mesi a causa della pandemia, dall’altro tante domande che si accavallano nella mente. Anna, terzo liceo, si chiede se «sarà possibile frequentare tutto l’anno in presenza e se si può archiviare l’esperienza della didattica a distanza». Giulia spera «che tutto vada per il meglio» mentre la sua compagna Francesca vorrebbe sapere «per quanto tempo si dovrà stare in classe con le mascherine».

A tal proposito i ragazzi affermano all’unisono che è stato «traumatico» e davvero «pesante» indossare per quattro ore consecutive il dispositivo di protezione ma «in fin dei conti la giornata è filate via tranquillamente». Il dirigente scolastico, Irene de Angelis Curtis, ha rivolto il suo augurio di buon anno scolastico attraverso una lettera indirizzata ai docenti, al personale Ata, agli studenti e alle famiglie. Ai ragazzi chiede «una prova di coraggio e di maturità» come quella «dimostrata nei mesi scorsi. Sappiamo quanto vi siete impegnati insieme ai vostri docenti, quanto siete stati bravi a reggere la pressione dell’isolamento a casa – scrive la preside -. I risultati degli scrutini di fine anno hanno messo in evidenza buoni livelli di profitto e di impegno personale, la capacità di studiare autonomamente e di sviluppare apprendimento critico».

La didattica a distanza è, almeno per il momento, un lontano ricordo ed Enrico si dice felice per aver potuto ritrovare compagni e professori dal “vivo” e non nello schermo del computer. È stato un primo giorno di scuola «diverso dal solito, con qualche emozione in più» e si dice convinto che «quest’anno docenti e studenti vivranno un’esperienza nuova». Edoardo, quinta superiore, plaude agli insegnanti «molto prudenti e attenti all’osservanza delle regole». Ad ogni cambio dell’ora hanno ricordato agli studenti di mantenere la distanza e di disinfettarsi le mani. Nonostante tutto, aggiunge, «ci sono casi in cui gli assembramenti sono inevitabili», come all’ingresso e all’uscita da scuola. «Anche se gli orari sono scaglionati per tutte le classi – spiega – per le scale si crea un po’ di confusione». I banchi monoposto non sono ancora stati consegnati e secondo Beatrice «l’attuale predisposizione delle aule non lascia sufficiente distanza tra i compagni». La ragazza si aspetta «grandi cose da quest’anno», per lei l’ultimo delle scuole superiori, e l’auspicio è che «vada tutto bene e non si chiuda più». Si intromette Giammarco il quale ha solo un appunto da fare: «Per evitare assembramenti non ci è stato permesso di fare ricreazione – dice -. Non è stato giusto».



Gli iscritti al primo anno sono quelli più eccitati e con tanta voglia di raccontare. Come Cecilia, che per l’agitazione dice di aver trascorso la notte insonne. «Non sapevo cosa aspettarmi – rimarca -. I compagni sono tutti nuovi e poi con il lockdown non mi sono quasi resa conto di aver terminato le scuole medie. Sarà sicuramente un anno impegnativo». Martina è contenta di aver fatto nuove amicizie ma non nega che sarebbe rimasta «volentieri a letto». Anche Sara rimpiange «le vacanze» e ammette che «svegliarsi presto e preparare lo zaino è stato scioccante» ma poi ci pensa e riconosce che «non è stato molto faticoso tornare in classe».

L’istituto “Leonardo da Vinci” comprende un liceo delle Scienze umane, un istituto professionale per servizi commerciali e un istituto tecnico con indirizzo amministrazione, finanza e marketing. Quest’anno le aule sono state dislocate al secondo e al terzo piano, spiega la preside, perché «sono state utilizzate le aule più grandi». Al secondo piano, inoltre, sono state ospitate alcune classi dell’istituto comprensivo “Visconti”. «Nel principio di una proficua collaborazione, abbiamo accolto sei classi di ragazzi che non avevano spazi idonei nella loro sede – conclude la preside -. La scuola è anche questa, dunque la nostra comunità si accresce e si arricchisce».

Davanti all’Istituto ci sono anche alcuni genitori. Laura attende la figlia iscritta al primo anno ed è contenta che le scuole abbiano riaperto. «Non ce la facevo più a vederla sul divano o a letto tutto il giorno», osserva mentre per Angela «era ora che anche le famiglie riacquistassero la loro quotidianità».

15 settembre 2020

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