Martedì 15 Settembre 2020 11:09

Il cardinale ai presbiteri: ritrovare la «veste feriale della fraternità»

angelo de donatis, incontro clero, 17 settembre 2018
angelo de donatis, incontro clero, 17 settembre 2018
In apertura dell'anno pastorale, la lettera di De Donatis a sacerdoti e diaconi. «Fare proprio questo stile rappresenta una delle riforme più feconde della vita della Chiesa in questo tempo». Il doppio appuntamento a San Giovanni in Laterano, il 26 e 28 settembre

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angelo de donatis, incontro clero, 17 settembre 2018
angelo de donatis, incontro clero, 17 settembre 2018
Parte dall’esperienza, e dalla «fatiche» affrontate nel tempo del lockdown la
lettera
indirizzata dal cardinale vicario Angelo De Donatis a sacerdoti e diaconi della diocesi di Roma, in apertura dell’anno pastorale. All’orizzonte, le fatiche che «ancora ci aspettano, soprattutto la fatica dell’incertezza, di fronte alle tante incognite della ripresa delle attività pastorali». Nel rispetto di quelle stesse misure che osservano anche le scuole, «anche se questo richiede molta pazienza. Non ci lasciamo scoraggiare dai comportamenti irresponsabili che ogni tanto vediamo intorno a noi – è l’esortazione del porporato – ma collaboriamo per il bene comune, facendo leva su quello spirito di solidarietà e di fraternità che è emerso con forza nel periodo più duro di questa crisi pandemica».

Nell’analisi di De Donatis, la sensazione di un desiderio condiviso che «questa crisi segni l’inizio di una fase nuova. Questo – osserva – non avverrà automaticamente ma dipenderà dall’accogliere o meno quello che il Signore ha seminato in questo tempo, dal seguire o non seguire quei segnali che Egli ha posto nel nostro cammino e di cui abbiamo parlato in tanti colloqui avuti con voi in questo periodo o che trovo leggendo il materiale che mi avete inviato». Il riferimento è a «come voi sacerdoti avete vissuto insieme il tempo della pandemia», sperimentando «una fraternità più profonda. Più tempo per stare insieme e parlare; più cura reciproca nel fare i gesti semplici del cucinare, fare le pulizie, e in qualche caso anche il lavoro nell’orto; più profondità spirituale fatta di preghiera comune, di concelebrazione quotidiana, di ascolto comune della Parola». E ancora, «più confronto pastorale tra di voi su come affrontare la situazione, alla ricerca del modo di stare vicini alle persone».

Come è avvenuto anche per le famiglie, «siete usciti dal lockdown più uniti e più arricchiti – prosegue il cardinale -. Quella solitudine “strutturale” di cui noi celibi siamo impastati si è aperta quasi naturalmente ad un’accoglienza reciproca in cui ognuno è stato se stesso, senza finzioni. È venuto meno quel filtro che spontaneamente mettiamo anche davanti ai nostri fratelli presbiteri e che viene meno solo quando cresce la fiducia reciproca e ci convinciamo (finalmente!) che non è un caso se ci ritroviamo insieme nella stessa casa». Una «grazia» da custodire, la definisce il porporato, anzitutto «decidendo che non è “tempo sprecato” quello che trascorrete insieme».

L’invito, in concreto, è quello a riscoprire «la veste feriale della fraternità», vivendo insieme «una giornata intorno alla Parola di Dio» o scegliendo, «almeno una volta a settimana», di cucinare insieme, «mangiando e sorridendo di gusto di se stessi e degli altri», o fissando una serata da dedicare all’approfondimento dei vari punti di vista sui problemi, «senza pregiudizi». Nelle parole di De Donatis, «custodire un ritmo di vita saggio, fatto anche di preghiera comune, di ascolto della Parola, di lavoro pastorale progettato e realizzato insieme, di cura generosa gli uni degli altri, alimenterà una fraternità presbiterale formata da solitudini che si custodiscono e si sostengono, attingendo nutrimento dall’unico Cibo comune». Si tratta, insomma, di «un’esperienza già vissuta, da rendere permanente e da far crescere. Non vi meravigliate se vi dico che far proprio questo stile di fraternità nei presbiteri, rappresenta in realtà una delle riforme più feconde della vita della Chiesa in questo tempo».

Nella lettera di De Donatis anche alcune indicazioni sulle imminenti elezioni per il Consiglio dei prefetti e per il Consiglio presbiterale. «Individuate persone con il dono del discernimento – esorta -, cioè preti con il dono di saper interpretare la realtà alla luce dello Spirito, con lo sguardo di Dio e il coraggio di intuire le vie nuove a cui il Signore ci vuole portare». Nello stesso tempo, «evitate autocandidature, campagne elettorali, cordate, disinteresse o fughe di comodo. È importante servire con generosità questo tempo della vita della Chiesa di Roma e il ruolo dei prefetti sarà decisivo nei prossimi anni».

Da ultimo, l’appuntamento per iniziare insieme il nuovo anno pastorale, nelle due date di sabato 26 e lunedì 28 settembre, alle 10 nella basilica di San Giovanni in Laterano. Il primo appuntamento è dedicato agli operatori pastorali delegati dalle parrocchie; il secondo ai presbiteri e ai diaconi. «Sono davvero felice di cominciare questo nuovo anno pastorale – conclude De Donatis -. Le difficoltà che dovremo affrontare non ci tolgano dal cuore la gioia di camminare insieme».

15 settembre 2020

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