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Venerdì 2 Gennaio 2026 08:01

Il Papa: il mondo non si salva affilando le spade



La Messa presieduta il 1° gennaio, Giornata mondiale della pace. L'invito a sforzarsi di «comprendere, perdonare, liberare e accogliere tutti»

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La pace ha gli occhi di una mamma: perché «il mondo non si salva affilando le spade», ma facendo nostro il “sì” dell’amore senza riserve di Maria. Nella sua prima omelia per la Giornata mondiale della pace, alla Messa presieduta nella basilica di San Pietro all’inizio del nuovo anno, Leone XIV, sulla scorta dell’esperienza di liberazione e rinascita del popolo di Israele, ha assicurato che «ogni giorno può essere, per ciascuno di noi, l’inizio di una vita nuova, grazie all’amore generoso di Dio, alla sua misericordia e alla risposta della nostra libertà. È bello pensare in questo modo all’anno che inizia, come a un cammino aperto, da scoprire, in cui avventurarci, per grazia, liberi e portatori di libertà, perdonati e dispensatori di perdono, fiduciosi nella vicinanza e nella bontà del Signore che sempre ci accompagna».

«Noi – ha detto il Papa – ricordiamo tutto questo mentre celebriamo il mistero della Divina Maternità di Maria, che con il suo “sì” ha contribuito a dare alla fonte di ogni misericordia e benevolenza un volto umano», ha proseguito: «il volto di Gesù, attraverso i cui occhi di bambino, poi di giovane e di uomo, l’amore del Padre ci raggiunge e ci trasforma». Per il Pontefice «all’inizio dell’anno, mentre ci mettiamo in cammino verso i giorni nuovi e unici che ci attendono, chiediamo al Signore di sentire in ogni momento, attorno a noi e su di noi, il calore del suo abbraccio paterno e la luce del suo sguardo benedicente, per comprendere sempre meglio e avere costantemente presente chi siamo e verso quale destino meraviglioso procediamo. Al tempo stesso, però, anche noi diamogli gloria, con la preghiera, con la santità della vita e facendoci gli uni per gli altri specchio della sua bontà». «Il mondo – ha sottolineato Leone XIV – non si salva affilando le spade, giudicando, opprimendo, o eliminando i fratelli, ma piuttosto sforzandosi instancabilmente di comprendere, perdonare, liberare e accogliere tutti, senza calcoli e senza paura».

«In questa Festa solenne, all’inizio del nuovo anno, in prossimità della conclusione del Giubileo della speranza – l’appello finale del Papa – accostiamoci al presepe, nella fede, come al luogo della pace “disarmata e disarmante” per eccellenza, luogo della benedizione, in cui fare memoria dei prodigi che il Signore ha compiuto nella storia della salvezza e nella nostra esistenza, per poi ripartire, come gli umili testimoni della grotta, “glorificando e lodando Dio” per tutto ciò che abbiamo visto e udito. Sia questo il nostro impegno, il nostro proposito per i mesi a venire, e sempre per la nostra vita cristiana».

2 gennaio 2025

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